Cronaca

Simoni: “Serve equilibrio tra Pil e prudenza”

Intervista al presidente di Human Technopole

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ROMA - Equilibrio. Per Marco Simoni, presidente di Human Technopole, la Fondazione per la ricerca scientifica nata a Milano all’interno delle strutture dove si è tenuto l’Expo 2015 , la questione è proprio questa: trovare l’equilbrio tra «la giusta cautela per un virus nuovo che può avere conseguenze imprevedibili» e «l’esigenza di non bloccare tutto, facendo sprofondare il Paese nella crisi economica». Riconosce che però «non è semplice: in entrambi i casi ci sono conseguenze negative per l’economia, ma anche per la salute».

Se si chiudono scuole e uffici non è proprio per tutelare la salute?
«È noto che anche in casi di crisi economica si aggravano i problemi di salute, e le persone muoiono più facilmente. Ogni messaggio troppo netto, troppo bianco o troppo nero, non aiuta l’equilibrio. Bloccare tutto fa male, l’eccessiva prudenza può portare alla paralisi, ma può far male anche essere imprudenti. Bisogna avere grande rispetto per chi deve prendere decisioni in casi come questi, in cui è in ballo la vita umana».

Le decisioni del governo invece sono state molto contestate, e in qualche caso disattese, anche dai singoli cittadini che hanno ignorato i blocchi delle “zone rosse”.
«Sono casi piccoli, minimi. Il 99% delle persone è rimasto dov’era, e fa quello che si deve fare. Per il resto è vero, c’è un Partito del Pil che spinge per non fermare il Paese. Ma io credo che le misure prudenziali che sono state prese siano molto efficaci, lo dimostra il fatto che la curva dei nuovi casi stia scendendo. Il coordinamento nazionale è in mano a una persona come Walter Ricciardi, che tra l’altro è anche presidente del nostro comitato scientifico, ed è sicuramente in grado di dare una risposta proporzionata anche a un fenomeno come questo».

Il problema è che neanche gli esperti scientifici a volte concordano nelle risposte da dare.
«Io sono stato a Milano lunedì: la mia impressione da cittadino è che ci sia una giusta preoccupazione. Ho fiducia in quello che stanno decidendo le autorità nazionali e locali: le polemiche politiche interessano solo una piccola porzione del pubblico».

Però lei condivide anche le preoccupazioni di chi chiede che non si fermi l’economia.
«Noi di Human Technopole abbiamo consigliato ai nostri dipendenti di lavorare da casa, scoprendo che con lo smart working si possono fare moltissime cose: in questi casi difficili spesso emergono opportunità di miglioramento. Sono molte le aziende che non si sono fermate».

Ma non tutti possono lavorare da casa. E comunque negozi e ristoranti si sono svuotati soprattutto per la paura del contagio, non solo per le misure di contenimento del virus.
«Mi dicono che persino a Palermo le prenotazioni nei ristoranti siano calate del 60%. La paura ha onde sismiche molto lunghe: in Giappone sono state chiuse tutte le scuole».

La paura è così tanta anche perché l’emergenza è stata gestita male? Ai tempi della Sars le reazioni sono state più contenute.
«La Sars appariva meno contagiosa, e poi nel 2003 non c’erano i social network, i cellulari che fanno fotografie perfette. Anche un fatto di dimensioni limitate può essere ingigantito da un telefonino».

Questa crisi ha fatto anche emergere conflitti nei ruoli istituzionali. È stato persino sollevato un conflitto di competenza tra lo Stato e la Regione Marche.
«Il vero buco nella gestione della crisi è dell’Unione Europea. Quello che non ha aiutato e non aiuta la psicologia delle persone è che manchino centri di comando unitari a livello nazionale, ma soprattutto a livello europeo. Ho amici in Germania che si chiedono perché lì da loro ci siano così pochi casi, con tutti i contatti che hanno con la Cina. Un’area comune richiede anche regole comuni».