Coronavirus, Luciano Maiani: "Fiducia nella conoscenza. Il presidente Mattarella come Greta"
di ELENA DUSIL'ex direttore del Cern: "Istituire zone rosse e imporre controlli molto rigidi, alla Wuhan, può aiutare a contenere l'epidemia"
"Il presidente Mattarella dice la stessa cosa di Greta: ascoltate la scienza, fidatevi di lei" nota Luciano Maiani, uno dei più importanti fisici italiani, ex direttore del Cnr e del Cern di Ginevra. Oggi Maiani, 78 anni, trascorre 5 mesi all'anno all'università di Shanghai. "Ma sono tornato a Roma a metà dicembre" tranquillizza.
È d'accordo con entrambi?
"Come si fa a non essere d'accordo. A volte la scienza non può dare risposte perché non sa tutto. Ma sul cambiamento climatico e sulla sicurezza dei vaccini ha dato un responso univoco".
E sul coronavirus?
"Ci dice che dobbiamo fare una scelta. Istituire zone rosse e imporre controlli molto rigidi, alla Wuhan, può aiutare a contenere l'epidemia. È quel che è avvenuto in Cina. Se invece temiamo di strangolare l'economia e decidiamo di allentare i controlli, dobbiamo essere pronti a sopportarne le conseguenze"…
È d'accordo con entrambi?
"Come si fa a non essere d'accordo. A volte la scienza non può dare risposte perché non sa tutto. Ma sul cambiamento climatico e sulla sicurezza dei vaccini ha dato un responso univoco".
E sul coronavirus?
"Ci dice che dobbiamo fare una scelta. Istituire zone rosse e imporre controlli molto rigidi, alla Wuhan, può aiutare a contenere l'epidemia. È quel che è avvenuto in Cina. Se invece temiamo di strangolare l'economia e decidiamo di allentare i controlli, dobbiamo essere pronti a sopportarne le conseguenze"…
"Il presidente Mattarella dice la stessa cosa di Greta: ascoltate la scienza, fidatevi di lei" nota Luciano Maiani, uno dei più importanti fisici italiani, ex direttore del Cnr e del Cern di Ginevra. Oggi Maiani, 78 anni, trascorre 5 mesi all'anno all'università di Shanghai. "Ma sono tornato a Roma a metà dicembre" tranquillizza.
È d'accordo con entrambi?
"Come si fa a non essere d'accordo. A volte la scienza non può dare risposte perché non sa tutto. Ma sul cambiamento climatico e sulla sicurezza dei vaccini ha dato un responso univoco".
E sul coronavirus?
"Ci dice che dobbiamo fare una scelta. Istituire zone rosse e imporre controlli molto rigidi, alla Wuhan, può aiutare a contenere l'epidemia. È quel che è avvenuto in Cina. Se invece temiamo di strangolare l'economia e decidiamo di allentare i controlli, dobbiamo essere pronti a sopportarne le conseguenze".
Quali?
"Un'eventuale espansione dell'epidemia e la carenza di posti letto in rianimazione. La scienza spiega le opzioni. A decidere però deve essere la politica".
Lei è contrario alla riapertura delle città?
"Non spetta a me scegliere. Dobbiamo però renderci conto che il virus c'è, è tra noi. E che le rianimazioni già faticano a sostenere i pazienti di oggi. Possiamo decidere di riaprire Milano e far ripartire le attività economiche. Ma allora dobbiamo aspettarci più malati, e investire di più negli ospedali. Il rischio è cadere in una crisi sanitaria. L'Italia non è un paese giovane".
Allo Spallanzani di Roma, e poi al Sacco di Milano, ci siamo accorti che molta ricerca è fatta da precari.
"È normale che i giovani affrontino un periodo di prova. L'anomalia in Italia è che il precariato sia spesso senza speranza e costringa a emigrare. Ne ho incontrati tanti di ragazzi in gamba in Cina".
Cosa dicono i colleghi in Cina?
"Sono stati tanto tappati in casa. Ma ora si preparano a ripartire".
È d'accordo con entrambi?
"Come si fa a non essere d'accordo. A volte la scienza non può dare risposte perché non sa tutto. Ma sul cambiamento climatico e sulla sicurezza dei vaccini ha dato un responso univoco".
E sul coronavirus?
"Ci dice che dobbiamo fare una scelta. Istituire zone rosse e imporre controlli molto rigidi, alla Wuhan, può aiutare a contenere l'epidemia. È quel che è avvenuto in Cina. Se invece temiamo di strangolare l'economia e decidiamo di allentare i controlli, dobbiamo essere pronti a sopportarne le conseguenze".
Quali?
"Un'eventuale espansione dell'epidemia e la carenza di posti letto in rianimazione. La scienza spiega le opzioni. A decidere però deve essere la politica".
Lei è contrario alla riapertura delle città?
"Non spetta a me scegliere. Dobbiamo però renderci conto che il virus c'è, è tra noi. E che le rianimazioni già faticano a sostenere i pazienti di oggi. Possiamo decidere di riaprire Milano e far ripartire le attività economiche. Ma allora dobbiamo aspettarci più malati, e investire di più negli ospedali. Il rischio è cadere in una crisi sanitaria. L'Italia non è un paese giovane".
Allo Spallanzani di Roma, e poi al Sacco di Milano, ci siamo accorti che molta ricerca è fatta da precari.
"È normale che i giovani affrontino un periodo di prova. L'anomalia in Italia è che il precariato sia spesso senza speranza e costringa a emigrare. Ne ho incontrati tanti di ragazzi in gamba in Cina".
Cosa dicono i colleghi in Cina?
"Sono stati tanto tappati in casa. Ma ora si preparano a ripartire".