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Coronavirus, nel grattacielo fantasma anche le interviste fanno paura “Possono infettare i microfoni”

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Molti dipendenti a casa con il telelavoro, ambienti sanificati, mascherine per tutti. E la giunta incontra i giornalisti in video ma nel salone non si presenta quasi nessuno
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Milano — Piove e tira un gran vento, in piazza Città della Lombardia non c’è nessuno e sembra di stare in barca, ma avanzano due figure, una è un assessore, in golf blu e mascherina, «finalmente un po’ d’aria fresca, dopo ore che siamo rinchiusi lassù». Davide Caparini, delega al Bilancio, si prende un quarto d’ora di libertà nel piazzale coperto, con il portavoce del presidente Fontana, Paolo Sensale (giubbotto e mascherina «da chirurgo, l’Oms ha detto che questa va bene»). È un giorno di burrasca, non solo meteo.

La mattina, la notizia che l’assessore allo Sviluppo economico, il bresciano Mattinzoli, è risultato positivo al virus. Il secondo caso, dopo quello di una dipendente dello staff di Fontana, che giusto ieri è guarita e se ne è andata a casa. Ma forse non è finita qui, si pensa a metà pomeriggio, perché anche il resto della gi…
Milano — Piove e tira un gran vento, in piazza Città della Lombardia non c’è nessuno e sembra di stare in barca, ma avanzano due figure, una è un assessore, in golf blu e mascherina, «finalmente un po’ d’aria fresca, dopo ore che siamo rinchiusi lassù». Davide Caparini, delega al Bilancio, si prende un quarto d’ora di libertà nel piazzale coperto, con il portavoce del presidente Fontana, Paolo Sensale (giubbotto e mascherina «da chirurgo, l’Oms ha detto che questa va bene»). È un giorno di burrasca, non solo meteo.

La mattina, la notizia che l’assessore allo Sviluppo economico, il bresciano Mattinzoli, è risultato positivo al virus. Il secondo caso, dopo quello di una dipendente dello staff di Fontana, che giusto ieri è guarita e se ne è andata a casa. Ma forse non è finita qui, si pensa a metà pomeriggio, perché anche il resto della giunta ha dovuto sottoporsi al test, una decina in tutto, gli altri l’avevano già fatto la settimana scorsa. Allora, tutti negativi, compreso il presidente.

Le cose però sono cambiate in fretta. Ieri conferenza stampa virtuale, ciascuno in collegamento video dalla sua stanza, i vari Gallera Fontana Caparini Sala (il vicepresidente della Regione, non il sindaco di Milano). Sala stampa allestita nell’auditorium intitolato a Giovanni Testori, bello grande, così si sta tutti a distanza di sicurezza. Sempre meno giornalisti, molti meno rispetto a giovedì scorso, quando lo stesso Mattinzoli era seduto tra i colleghi di giunta e diceva «come cittadino, il monitoraggio della situazione mi rassicura». Stava benissimo, domenica gli è venuta la febbre, ricoverato a Brescia, ieri mattina sembrava grave, poi ha mandato a dire che stava meglio e tutti hanno respirato. E i vari incontri con i giornalisti, spostati prima dalla sede abituale alla sala Enzo Biagi, quindi alla Testori, e la preoccupazione di molte testate che hanno deciso di lasciare a casa i propri cronisti, e i televisivi poi, che per fare interviste devono andare parecchio vicini alla persona, li si può ben capire. Uno dice: «Il problema sono i microfoni, quelli stanno molto vicini alla bocca dell’intervistato. Hai voglia a cambiare le spugnette ogni volta…».

Insomma, quattro gatti, per lo più in silenzio, il clima è questo. Poi, c’è il resto del grattacielo della Regione, ieri particolarmente funereo causa tempesta, 2 mila i dipendenti che ci lavorano di solito, ora molti meno grazie al telelavoro, tutti i sindacati hanno chiesto più smart working, e in più i vetri divisori per chi lavora a contatto con il pubblico. Nel weekend molti ambienti sono stati sanificati, ma non tutti. L’ottavo piano pare di no. Il quarto sì, racconta uno che sta rientrando dalla pausa pranzo. Il suo è il piano dello Sviluppo economico, cioè quello dell’assessore Mattinzoli. Ma lei ha paura? «Eh, siamo tutti preoccupati, mica solo al nostro piano». Hanno sanificato, da voi? «Sì, ce l’ha scritto via mail il vicesegretario generale. In più, questa mattina c’erano le signore delle pulizie che disinfettavano i divisori». Comunque, tanti auguri all’assessore, «che è pure uno simpatico», ma se anche fosse il più antipatico del palazzo, impossibile augurargli la terapia intensiva o due settimane con il nuovissimo casco respiratorio Cpap in testa.

Intanto sul piazzale battuto dal vento bagnato l’assessore Caparini sorride, si vede che è stanco morto. A distanza toglie persino la mascherina e dice «stiamo tutti bene, dobbiamo solo prendere qualche precauzione», come tutta Milano del resto, e pure la Lombardia e il Veneto e anche l’Emilia Romagna. «Nei comportamenti individuali, bisogna fare quello che ci raccomandavano le nonne», aggiunge Sensale, lavarsi le mani eccetera. «Uno dei principali medici che lavorano all’Unità di crisi ci ha spiegato che per il contagio serve una vicinanza stretta, e prolungata. Come su un aereo».

E all’Unità di crisi, sesto piano del blocco N1, dove arrivano tutti i dati, dove si prendono le decisioni ora per ora, dove si è stati per giorni tutti gomito a gomito, lì si lavora con la mascherina fissa. L’assessore al Welfare Gallera, che ieri aveva in programma una visita nella zona rossa e poi l’ha dovuta sospendere. Il direttore generale della Sanità Cajazzo. La responsabile per le malattie infettive, Gramegna, il vice Cereda. Una quarantina di persone, tra cui infettivologi, statistici, epidemiologi, e i vertici dell’Ats di Milano, e l’assessore alla Protezione civile, Foroni. Ciascuno con il suo staff, tutti a sottoporsi al test, una prima e una seconda volta se serve. E come dice l’impiegato del quarto piano, «adesso c’è l’emergenza sanitaria. Poi arriverà quella economica. E allora sì che sono cavoli». Tanto per cominciare, all’Ottolina Café sotto, nella piazza deserta, sono al 50 per cento degli incassi, molti croissant e piadine invendute, ma si tiene duro e si serve ancora il cappuccino con il sorriso dipinto sulla schiuma, almeno quello.