I miliardi non bastano: finisce subito la corsa di Bloomberg
dal nostro inviato CLAUDIO TITOL'ex sindaco di New York si ritira dalla corsa alla nomination democratica per la Casa Bianca dopo i deludenti risultati: vince soltanto nelle Samoa. "Ora votate Biden". Anche Warren pensa allo stop: ipotesi vice
WEST PALM BEACH (FLORIDA) - "Dopo questo risultato, cambia tutto. Domani vedrò e deciderò, ma...". Lasciando martedì notte il Palm Beach County Convention center, Mike Bloomberg aveva già tutto chiaro. E a chi glielo chiedeva faceva ben poco per nascondere la situazione. La sua corsa verso la Casa Bianca è iniziata e finita in un solo giorno, quello del Supertuesday. Il miliardario aveva puntato tutto su questo appuntamento, ma si è rivelato un sonoro schiaffo in faccia. La sua è sicuramente la sconfitta più pesante. È il ritiro più imprevedibile tra i candidati del Partito Democratico. Non a caso il presidente in carica, Donald Trump, non ha perso tempo ieri mattina con il suo smartphone inviando commenti velenosamente ironici nei confronti dell'ex sindaco di New York: "È semplicemente imbarazzante".
Nel messaggio di addio ha cercato di difendere la sua avventura ma soprattutto ha da…
Nel messaggio di addio ha cercato di difendere la sua avventura ma soprattutto ha da…
WEST PALM BEACH (FLORIDA) - "Dopo questo risultato, cambia tutto. Domani vedrò e deciderò, ma...". Lasciando martedì notte il Palm Beach County Convention center, Mike Bloomberg aveva già tutto chiaro. E a chi glielo chiedeva faceva ben poco per nascondere la situazione. La sua corsa verso la Casa Bianca è iniziata e finita in un solo giorno, quello del Supertuesday. Il miliardario aveva puntato tutto su questo appuntamento, ma si è rivelato un sonoro schiaffo in faccia. La sua è sicuramente la sconfitta più pesante. È il ritiro più imprevedibile tra i candidati del Partito Democratico. Non a caso il presidente in carica, Donald Trump, non ha perso tempo ieri mattina con il suo smartphone inviando commenti velenosamente ironici nei confronti dell'ex sindaco di New York: "È semplicemente imbarazzante".
Nel messaggio di addio ha cercato di difendere la sua avventura ma soprattutto ha dato il suo appoggio a Joe Biden che sta così facendo il pieno di tutti i "ritirati". L'establishment democratico sta ovviamente con l'ex vicepresidente di Obama e le risorse economiche di Bloomberg a questo punto rappresentano una piattaforma senza precedenti per lo sfidante di Bernie Sanders.
"Abbiamo preso due milioni di voti in tre mesi - è l'autoassoluzione del miliardario convertitosi al Partito Democratico - e non sono pochi". Ma il suo vero obiettivo resta la sconfitta di Trump. "Io mi ritiro - spiega - per rendere più facile batterlo. Se rimanessi in corsa, tutto si complicherebbe. Per questo appoggerò Joe. Conosco il suo decoro e la sua onestà". Del resto, già martedì sera, lo scoramento di tutto il suo staff aveva preso il sopravvento. Anche il battagliero sindaco di West Palm Beach, Keith James, dopo aver provato a caricare i pochi militanti presenti ha dovuto ammettere: "Non possiamo che essere delusi, ora cambia tutto". Non per niente anche nelle parole di Bloomberg quella più utilizzata era "together", insieme. Il segno di una disponibilità a sostenere un altro concorrente.
Certo, resta il fatto che mai un candidato aveva speso così tanto per le primarie per poi dover uscire al primo tornante. Solo in Virginia si era impegnato per 18 milioni di dollari. Era convinto che quello Stato lo avrebbe premiato. Ma niente. Lo stesso in North Carolina: nemmeno il sostegno di due potenti sindaci donne, una bianca e una di colore, di Raleigh e Charlotte è stato d'aiuto. Secondo gli ultimi calcoli, Bloomberg ha speso nella sua effimera campagna oltre 700 milioni. Cifra su cui ancora Trump ieri lo scherniva.
Nei quattordici Stati in cui si è votato ieri non ha sostanzialmente vinto da nessuna parte, tranne che nelle Samoa americane. Le isole, però, assegnano solo 6 delegati e, ironia della sorte, non partecipano alle elezioni presidenziali vere di novembre. E' sistematicamente arrivato dietro Biden e Sanders. Anche nelle due cassaforti di delegati, la California e il Texas. I precedenti dal 1988 in poi ci dicono che chi vince il Supertuesday, vince la nomination. E che la California non sempre è determinante: Obama nel 2008 lì perse con Hillary Clinton ma poi ebbe la meglio.
Il flop di Bloomberg sembra allora un segnale chiaro da parte del mondo democratico americano. Qualcuno la definisce la "vittoria della politica". Tra sette mesi non si contrapporrà un miliardario a un altro miliardario. E' come se gli strappi compiuti da Trump negli ultimi quattro anni abbiano provocato un ritorno o una richiesta di "vecchia politica" (forse anche nell'età?). Nello stesso tempo l'ex sindaco della Grande Mela ha commesso errori fondamentali. Non è riuscito a creare un legame con la comunità nera e nemmeno con quella ispanica. Non si è ingraziato il gruppo dirigente del Partito Democratico. Non ha offerto una spiegazione credibile del suo vecchio ondeggiare tra Repubblicani e Democratici. Non è stato dirompente o "rivoluzionario" come lo fu Trump nel 2016 rispetto al Partito Repubblicano. Il risultato è questo. Per un momento, ancora ieri, ha probabilmente sperato di poter svolgere il ruolo di ago della bilancia nel caso in cui si fosse arrivati alla convention di luglio a Milwaukee senza una nomination certa. Ma quella speranza è svanita, appunto, in un attimo.
Come probabilmente si dissolverà nei prossimi giorni la flebile fiducia di Elizabeth Warren. Anche l'ultima donna rimasta in corsa si trova ormai a un passo dall'addio. I suoi risultati sono disperati. Anche per lei la scelta adesso riguarda l'endorsement: Biden o Sanders? Certo la senatrice - che ha avuto una pessima performance anche nel suo Stato, il Massachusetts - resta una donna di partito ma si considera e viene considerata una "radicale" come Bernie. Però tutti ricordano lo scontro durissimo nel corso dell'ultimo duello tv proprio con il senatore del Vermont. Per non sbagliarsi, comunque, Sanders l'ha subito cercata. Per poter contare almeno sui suoi delegati. Probabilmente l'ultima speranza della Warren è quella di essere recuperata nel ticket per la Casa Bianca. Ma la scommessa sui due contendenti deve farla adesso.
Nel messaggio di addio ha cercato di difendere la sua avventura ma soprattutto ha dato il suo appoggio a Joe Biden che sta così facendo il pieno di tutti i "ritirati". L'establishment democratico sta ovviamente con l'ex vicepresidente di Obama e le risorse economiche di Bloomberg a questo punto rappresentano una piattaforma senza precedenti per lo sfidante di Bernie Sanders.
"Abbiamo preso due milioni di voti in tre mesi - è l'autoassoluzione del miliardario convertitosi al Partito Democratico - e non sono pochi". Ma il suo vero obiettivo resta la sconfitta di Trump. "Io mi ritiro - spiega - per rendere più facile batterlo. Se rimanessi in corsa, tutto si complicherebbe. Per questo appoggerò Joe. Conosco il suo decoro e la sua onestà". Del resto, già martedì sera, lo scoramento di tutto il suo staff aveva preso il sopravvento. Anche il battagliero sindaco di West Palm Beach, Keith James, dopo aver provato a caricare i pochi militanti presenti ha dovuto ammettere: "Non possiamo che essere delusi, ora cambia tutto". Non per niente anche nelle parole di Bloomberg quella più utilizzata era "together", insieme. Il segno di una disponibilità a sostenere un altro concorrente.
Certo, resta il fatto che mai un candidato aveva speso così tanto per le primarie per poi dover uscire al primo tornante. Solo in Virginia si era impegnato per 18 milioni di dollari. Era convinto che quello Stato lo avrebbe premiato. Ma niente. Lo stesso in North Carolina: nemmeno il sostegno di due potenti sindaci donne, una bianca e una di colore, di Raleigh e Charlotte è stato d'aiuto. Secondo gli ultimi calcoli, Bloomberg ha speso nella sua effimera campagna oltre 700 milioni. Cifra su cui ancora Trump ieri lo scherniva.
Nei quattordici Stati in cui si è votato ieri non ha sostanzialmente vinto da nessuna parte, tranne che nelle Samoa americane. Le isole, però, assegnano solo 6 delegati e, ironia della sorte, non partecipano alle elezioni presidenziali vere di novembre. E' sistematicamente arrivato dietro Biden e Sanders. Anche nelle due cassaforti di delegati, la California e il Texas. I precedenti dal 1988 in poi ci dicono che chi vince il Supertuesday, vince la nomination. E che la California non sempre è determinante: Obama nel 2008 lì perse con Hillary Clinton ma poi ebbe la meglio.
Il flop di Bloomberg sembra allora un segnale chiaro da parte del mondo democratico americano. Qualcuno la definisce la "vittoria della politica". Tra sette mesi non si contrapporrà un miliardario a un altro miliardario. E' come se gli strappi compiuti da Trump negli ultimi quattro anni abbiano provocato un ritorno o una richiesta di "vecchia politica" (forse anche nell'età?). Nello stesso tempo l'ex sindaco della Grande Mela ha commesso errori fondamentali. Non è riuscito a creare un legame con la comunità nera e nemmeno con quella ispanica. Non si è ingraziato il gruppo dirigente del Partito Democratico. Non ha offerto una spiegazione credibile del suo vecchio ondeggiare tra Repubblicani e Democratici. Non è stato dirompente o "rivoluzionario" come lo fu Trump nel 2016 rispetto al Partito Repubblicano. Il risultato è questo. Per un momento, ancora ieri, ha probabilmente sperato di poter svolgere il ruolo di ago della bilancia nel caso in cui si fosse arrivati alla convention di luglio a Milwaukee senza una nomination certa. Ma quella speranza è svanita, appunto, in un attimo.
Come probabilmente si dissolverà nei prossimi giorni la flebile fiducia di Elizabeth Warren. Anche l'ultima donna rimasta in corsa si trova ormai a un passo dall'addio. I suoi risultati sono disperati. Anche per lei la scelta adesso riguarda l'endorsement: Biden o Sanders? Certo la senatrice - che ha avuto una pessima performance anche nel suo Stato, il Massachusetts - resta una donna di partito ma si considera e viene considerata una "radicale" come Bernie. Però tutti ricordano lo scontro durissimo nel corso dell'ultimo duello tv proprio con il senatore del Vermont. Per non sbagliarsi, comunque, Sanders l'ha subito cercata. Per poter contare almeno sui suoi delegati. Probabilmente l'ultima speranza della Warren è quella di essere recuperata nel ticket per la Casa Bianca. Ma la scommessa sui due contendenti deve farla adesso.