ROMA - Succede quel che tutti fino all’ultimo hanno cercato di scongiurare, il governo, le giunte regionali, gli amministratori locali. Ma non era possibile attendere un solo giorno di più: chiude per coronavirus un pezzo d’Italia. Da oggi e fino al 3 aprile buona parte del Nord è in quarantena.
Off limits l’intera Lombardia e 11 altre province che cadono in Piemonte, Emilia Romagna, Marche. Diventano zona rossa infatti Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Asti e Alessandria. Vuol dire che bisogna «evitare in modo assoluto ogni spostamento in entrata e in uscita dai territori», si legge nell’ultima bozza del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Lavorato fino alla tarda sera di ieri e suscettibile di modifiche, anche per le perplessità sollevate in nottata dai governatori di Lombardia e Emilia Romagna, Fontana e Bonaccini. Stop agli spostamenti anche «all’interno dei medesimi territori, salvo che per quelli motivati da indifferibili esigenze lavorative o situazioni di emergenza». L’area locomotiva del Paese, se così sarà, diventerà una enorme Codogno, una sconfinata Vo. Unica differenza è che non ci saranno i militari a presidio del territorio, come è facilmente intuibile alla luce dell’estensione dell’area.
La scelta matura al termine di una riunione drammatica a Palazzo Chigi, segnata dalla consultazione degli esperti dell’Istituto di sanità ma anche dei sindaci dei comuni interessati. Il presidente Giuseppe Conte è stato determinato e, come lui, l’intera ala pd del governo, guidata da Dario Franceschini. Tanto più al termine di una giornata che era iniziata con la notizia della positività del segretario Nicola Zingaretti.
Che non ci fosse un solo giorno in più da perdere, come spiega uno dei ministri - è stato chiaro alla luce dei dati forniti dalla Protezione civile nelle ultime 24 ore. E non tanto per via del pur preoccupante numero dei contagiati: i 5.061 registrati ieri, più 1.145 persone rispetto al giorno precedente. E nemmeno a causa dei 233 morti, 36 in più. A pesare è stata la situazione delle terapie intensive. Le sale ormai sature soprattutto in Lombardia, ma non solo. Le carenze organiche. Le stesse che hanno indotto il ministero della Sanità a spalancare le porte a 20 mila nuovi operatori. Da qui la decisione drastica, adottata tuttavia - da qui anche la lunga durata della riunione - nel tentativo di consentire comunque lo spostamento delle merci. Da e per l’ala più produttiva del Paese.
Stando a quanto trapela, i ministri hanno deciso la stretta anche dopo le ultime informazioni che stavano circolando, la notizia che a Milano molti residenti nel fine settimane ancora si sono affollati nei pub sui Navigli, per non dire degli impianti sciistici gremiti tra Lombardia, Trentino Alto Adige e Veneto. In molti continuano non comprendere la gravità del momento, i rischi per la salute pubblica. Con questa misura, il governo spera di disincentivare quanto meno gli spostamenti. Anche perché sono previste «specifiche sanzioni in caso di mancato rispetto». Bar e ristoranti possono rimanere aperti ma solo se riusciranno a garantire la distanza di un metro. Campionato di calcio salvo, per ora: eventi sportivi ammessi solo a porte chiuse. Ma in serata circolava anche la bozza di un secondo decreto, contenente misure parzialmente restrittive per tutto il resto d’Italia.
Misure suscettibili di modifiche, in ogni caso. Solo bozze, prive ancora della firma finale del premier. Anche perché i governatori delle zone interessate non sembrano per nulla convinti. Di provvedimento «a dir poco pasticciato» e di difficile applicazione parla Attilio Fontana dalla Lombardia: «Necessita da parte del governo di chiarimenti per consentire ai cittadini di capire cosa si può fare o meno» nell’area compresa dalla mappa rossa. Ma gli stessi dubbi li avanzava il governatore Stefano Bonaccini dall’Emilia Romagna: «Ho chiesto al premier Conte e al ministro Speranza di poter lavorare ancora alcune ore per addivenire alle soluzioni più coerenti e condivise». Dalle opposizioni nessuna barricata, anzi, collaborazione. Matteo Salvini si rimette alla valutazione dei suoi governatori e non muove alcuna polemica. Di «restrizioni indispensabili per la nostra sicurezza» parla la capogruppo di Forza Italia, Mariastella Gelmini. Le trattative governo-regioni sono proseguite per tutta la notte. Solo oggi si conoscerà il testo definitivo.
Off limits l’intera Lombardia e 11 altre province che cadono in Piemonte, Emilia Romagna, Marche. Diventano zona rossa infatti Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Asti e Alessandria. Vuol dire che bisogna «evitare in modo assoluto ogni spostamento in entrata e in uscita dai territori», si legge nell’ultima bozza del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Lavorato fino alla tarda sera di ieri e suscettibile di modifiche, anche per le perplessità sollevate in nottata dai governatori di Lombardia e Emilia Romagna, Fontana e Bonaccini. Stop agli spostamenti anche «all’interno dei medesimi territori, salvo che per quelli motivati da indifferibili esigenze lavorative o situazioni di emergenza». L’area locomotiva del Paese, se così sarà, diventerà una enorme Codogno, una sconfinata Vo. Unica differenza è che non ci saranno i militari a presidio del territorio, come è facilmente intuibile alla luce dell’estensione dell’area.
La scelta matura al termine di una riunione drammatica a Palazzo Chigi, segnata dalla consultazione degli esperti dell’Istituto di sanità ma anche dei sindaci dei comuni interessati. Il presidente Giuseppe Conte è stato determinato e, come lui, l’intera ala pd del governo, guidata da Dario Franceschini. Tanto più al termine di una giornata che era iniziata con la notizia della positività del segretario Nicola Zingaretti.
Che non ci fosse un solo giorno in più da perdere, come spiega uno dei ministri - è stato chiaro alla luce dei dati forniti dalla Protezione civile nelle ultime 24 ore. E non tanto per via del pur preoccupante numero dei contagiati: i 5.061 registrati ieri, più 1.145 persone rispetto al giorno precedente. E nemmeno a causa dei 233 morti, 36 in più. A pesare è stata la situazione delle terapie intensive. Le sale ormai sature soprattutto in Lombardia, ma non solo. Le carenze organiche. Le stesse che hanno indotto il ministero della Sanità a spalancare le porte a 20 mila nuovi operatori. Da qui la decisione drastica, adottata tuttavia - da qui anche la lunga durata della riunione - nel tentativo di consentire comunque lo spostamento delle merci. Da e per l’ala più produttiva del Paese.
Stando a quanto trapela, i ministri hanno deciso la stretta anche dopo le ultime informazioni che stavano circolando, la notizia che a Milano molti residenti nel fine settimane ancora si sono affollati nei pub sui Navigli, per non dire degli impianti sciistici gremiti tra Lombardia, Trentino Alto Adige e Veneto. In molti continuano non comprendere la gravità del momento, i rischi per la salute pubblica. Con questa misura, il governo spera di disincentivare quanto meno gli spostamenti. Anche perché sono previste «specifiche sanzioni in caso di mancato rispetto». Bar e ristoranti possono rimanere aperti ma solo se riusciranno a garantire la distanza di un metro. Campionato di calcio salvo, per ora: eventi sportivi ammessi solo a porte chiuse. Ma in serata circolava anche la bozza di un secondo decreto, contenente misure parzialmente restrittive per tutto il resto d’Italia.
Misure suscettibili di modifiche, in ogni caso. Solo bozze, prive ancora della firma finale del premier. Anche perché i governatori delle zone interessate non sembrano per nulla convinti. Di provvedimento «a dir poco pasticciato» e di difficile applicazione parla Attilio Fontana dalla Lombardia: «Necessita da parte del governo di chiarimenti per consentire ai cittadini di capire cosa si può fare o meno» nell’area compresa dalla mappa rossa. Ma gli stessi dubbi li avanzava il governatore Stefano Bonaccini dall’Emilia Romagna: «Ho chiesto al premier Conte e al ministro Speranza di poter lavorare ancora alcune ore per addivenire alle soluzioni più coerenti e condivise». Dalle opposizioni nessuna barricata, anzi, collaborazione. Matteo Salvini si rimette alla valutazione dei suoi governatori e non muove alcuna polemica. Di «restrizioni indispensabili per la nostra sicurezza» parla la capogruppo di Forza Italia, Mariastella Gelmini. Le trattative governo-regioni sono proseguite per tutta la notte. Solo oggi si conoscerà il testo definitivo.