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(ansa)

La bellezza triste delle calli veneziani senza turisti

Il Canal Grande è irriconoscibile I gondolieri fermi giocano a briscola. Nei bar consumi giù fino all’80%, e primi dipendenti in ferie
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VENEZIA  Alle 2 del pomeriggio sotto un sole che sa di primavera, sul ponte di Calatrava sul Canal Grande, si contano 8 persone. Due ragazze spagnole trascinano il trolley verso la stazione di Santa Lucia dove le aspetta un treno che le porterà fuori da Venezia. "Sì, turiste, ma ora stiamo andando". Agli occhi dei dipendenti del bar Filovia, davanti agli imbarcaderi dei vaporetti, la scena ha dell'irreale. Lì dove di solito si affollano turisti con le valigie, avvicinati dai porter, oggi non c'è quasi nessuno. Dietro al banco del bar sono in 4, i clienti due. I vassoi dei tramezzini pieni. "E noi siamo più fortunati di altri", racconta Jacopo Manente, mentre prepara uno spritz, "perché siamo in una zona di passaggio sia per i turisti che per veneziani e pendolari. Ma se oggi è così, i prossimi giorni?".

I veneziani sabato sono andati a letto con una paura e si sono svegliati con una cer…
VENEZIA  Alle 2 del pomeriggio sotto un sole che sa di primavera, sul ponte di Calatrava sul Canal Grande, si contano 8 persone. Due ragazze spagnole trascinano il trolley verso la stazione di Santa Lucia dove le aspetta un treno che le porterà fuori da Venezia. "Sì, turiste, ma ora stiamo andando". Agli occhi dei dipendenti del bar Filovia, davanti agli imbarcaderi dei vaporetti, la scena ha dell'irreale. Lì dove di solito si affollano turisti con le valigie, avvicinati dai porter, oggi non c'è quasi nessuno. Dietro al banco del bar sono in 4, i clienti due. I vassoi dei tramezzini pieni. "E noi siamo più fortunati di altri", racconta Jacopo Manente, mentre prepara uno spritz, "perché siamo in una zona di passaggio sia per i turisti che per veneziani e pendolari. Ma se oggi è così, i prossimi giorni?".

I veneziani sabato sono andati a letto con una paura e si sono svegliati con una certezza: Venezia è "zona rossa". Tra le calli svuotate ma non deserte non si parla d'altro, e senza il sottofondo delle rotelle delle valigie sui masegni, è più facile catturare i dialoghi. "Quando ho saputo che siamo in zona rossa mi è venuto un colpo", "Da Mestre potrò ancora venire a lavorare qui?", "Ti hanno già lasciato a casa dall'albergo?". All'imbarcadero di piazzale Roma della linea 2, sono in attesa 7 turisti e 11 residenti entrati dalla corsia della priority line. Piazzale Roma, Ferrovia, San Marcuola, Rialto incontrando un solo taxi, quando di solito sono a decine, taxi e lancioni turistici che caricano e scaricano comitive di visitatori. "Il Canal Grande è irriconoscibile", commenta un marinaio del battello mentre prepara le cime per l'ormeggio alla fermata Rialto, e non sa dire se, questa calma che gli ricorda i giorni successivi all'acqua granda dello scorso 12 novembre, lo rilassi o lo renda nervoso. Due veneziani hanno avuto l'idea di guardare il Canal Grande dalla terrazza del Fontego dei Tedeschi, ma il polo del lusso è chiuso. Così come molti dei negozi e dei bar vicino a Rialto. Gislon, in calle della Bissa, noto per le mozzarelle in carrozza, resiste. Ma da oggi 12 dipendenti saranno messi in ferie. "Forse sarebbe stato meglio ci avessero imposto di chiudere tutto", racconta Tommaso Annicchiarico, uno dei soci, "è come se non avessero avuto il coraggio di farlo, è una misura a metà. Due fidanzati che entrano abbracciati devo farli sedere a un metro di distanza, perché? Gli spazi dei locali non me lo permettono, finché ci sarà qualcuno terremo aperto anche se già negli ultimi giorni il calo è stato dell'80%. E poi vedremo". All'ingresso di Piazza San Marco un paio di bar hanno appeso un cartello: "Chiuso per l'impossibilità di far rispettare la distanza di un metro".

A metà pomeriggio il sole illumina i mosaici della facciata della Basilica di San Marco, poche decine di turisti sono seduti sulle passerelle dell'acqua alta. Basilica e Campanile, ancora per poche ore, si possano visitare. Ma non c'è coda. Ai tavolini del caffè Quadri ci si gode l'ultimo sole mentre allo stazio di San Marco i gondolieri sono seduti a giocare a briscola. Tra loro il presidente della categoria, Andrea Balbi. "Il nostro è classificato come servizio pubblico, i turni dovranno essere rispettati". Solo a San Marco si alternano 71 gondolieri. Qualcuno prova, senza successo, a convincere una coppia di turisti messicani. "Hola signora, gondola?". Sono gli ultimi, bisogna andarseli a prendere. "Abbiamo fatto una manciata di servizi, praticamente zero", aggiunge Balbi, "ma è così per tutti". Alberghi vuoti, locali e botteghe artigiane senza clienti. Venticinquemila lavoratori stagionali che tremano. Dall'overtourism alla città che si svuota. Lo stazio guarda l'isola di San Giorgio. Che bellezza il bacino di San Marco immobile ma che dolore non poterlo condividere con un abbraccio. "Bello ma triste", riflette Balbi, "mi ricorda una foto della città degli anni Sessanta. Io ancora non c'ero, ma deve essere stato così".
Sul ponte dei Sospiri si può passare senza chiedere permesso. Tra Palazzo Ducale e la riva è così vuoto che due famiglie improvvisano una gara di corsa con i figli. Nella categoria bambini il più veloce è Giovanni, avrà 8 anni. Chissà se ricorderà, quando sarà più grande, di questo suo sprint nella zona rossa.