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Jeff Goldblume la scultura di un paio di sneaker giganti davanti al laboratorio di ricerca Adidas a  Portland, Oregon (National Geographic/Sam Jackson) 

Il mondo pop di Jeff Goldblum

Il carismatico attore intervisterà esperti e scienziati in una docu-serie di Disney + dedicata a oggetti comuni e mode. "Imparare mi entusiama"
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LONDRA. C'è da scommettere che quando Disney+ debutterà in Europa, il 24 marzo, Il mondo secondo Jeff Goldblum sarà tra i programmi originali più visti della nuova piattaforma di streaming. In questa docu-serie prodotta da National Geographic e Nutopia in dodici episodi il carismatico conduttore si propone come un indagatore del quotidiano, alle prese con scarpe da ginnastica, gelati, videogame e cosmetici. Nel corso della sua inchiesta intervista esperti, scienziati e appassionati ed esplora, con l'ironia e lo stile che gli sono valsi il titolo di uomo "più eccentrico e affascinante di Hollywood", la storia e i segreti dietro ciascuno di questi oggetti familiari. 

"Ho  imparato a fare tatuaggi e mi sono esercitato su uno dei miei fan. Che responsabilità! Negli anni ho conosciuto persone che si sono tatuate la mia faccia addosso, lo trovo esilarante e tenero" confida quando lo incontriamo in un …
LONDRA. C'è da scommettere che quando Disney+ debutterà in Europa, il 24 marzo, Il mondo secondo Jeff Goldblum sarà tra i programmi originali più visti della nuova piattaforma di streaming. In questa docu-serie prodotta da National Geographic e Nutopia in dodici episodi il carismatico conduttore si propone come un indagatore del quotidiano, alle prese con scarpe da ginnastica, gelati, videogame e cosmetici. Nel corso della sua inchiesta intervista esperti, scienziati e appassionati ed esplora, con l'ironia e lo stile che gli sono valsi il titolo di uomo "più eccentrico e affascinante di Hollywood", la storia e i segreti dietro ciascuno di questi oggetti familiari. 

"Ho  imparato a fare tatuaggi e mi sono esercitato su uno dei miei fan. Che responsabilità! Negli anni ho conosciuto persone che si sono tatuate la mia faccia addosso, lo trovo esilarante e tenero" confida quando lo incontriamo in un hotel di Soho. "A San Francisco c'è un'azienda, LogicInk, che crea tatuaggi temporanei che ti avvisano se hai preso troppo sole o bevuto troppo alcol" esclama, entusiasta, dietro gli occhiali da vista. Ma lui si è fatto tatuare? Scuote la testa con un sorriso: "No, sono una tabula rasa".

Jeff Goldblum sta già raccogliendo idee per la seconda stagione: "Potremmo parlare di magia: conosco un paio di trucchi e ho avuto qualche esperienza al riguardo, persino in un film di Robert Altman" racconta l'attore e musicista americano, che nel curriculum vanta titoli cult come La mosca, Jurassic Park e Independence Day. A ottobre compirà 68 anni ma sembra ancora un ragazzone. "L'età è solo un numero, faccio una vita salutare: vado a letto presto e mangio bene, non ho mai fumato e bevo poco" spiega.

Perché girare documentari su oggetti e simboli della cultura pop?
"Avevo condotto tre episodi di un altro programma di National Geographic, Explorer, e mi ero trovato benissimo. Abbiamo deciso di lavorare di nuovo insieme su una serie che fosse basata sulla scienza e  potesse farci scoprire cose inaspettate da un punto di vista storico, tecnico o semplicemente umano su cose che usiamo tutti i giorni".

Come avete scelto gli argomenti?
"Abbiamo stilato una lista di oggetti, per parlare di cose che avessero un impatto sul mio personale viaggio junghiano alla scoperta di me stesso: in ogni episodio parlo dei miei interessi, che si tratti di canzoni o film, o magari spuntano ricordi della mia infanzia a Pittsburgh. Ma non pretendo di sapere ciò che non so, imparo insieme agli spettatori a mano a mano che giriamo".

Lei che nella sua carriera ha risposto a migliaia di interviste stavolta è dall'altro lato del microfono. Com'è stato?
"Divertente. Finora le mie tecniche da intervistatore hanno avuto a che fare soprattutto con libere associazioni, spontaneità e un tipo di interazione naturale. Mi sono preparato un po' per discutere con i vari esperti, ma non credo che le mie siano vere interviste. Le considero piuttosto delle conversazioni: sono il primo a condividere punti di vista e impressioni".

Quale di questi dodici viaggi le è rimasto più impresso?
"Per l'episodio sulle piscine sono andato a Houston, in Texas, dove ho visitato il Laboratorio di galleggiamento neutro della Nasa. Hanno una piscina immensa profonda 12 metri, lunga 62 e larga 31, in fondo alla quale c'è una replica dei moduli della Stazione spaziale internazionale. Ho incontrato un paio di astronauti che sono stati nello spazio e donne che hanno partecipato al programma di allenamento: sono rimasti sott'acqua per sei ore per simulare l'assenza di gravità e io sono entrato in acqua con loro".

Sempre a Houston ha visitato una fattoria dove si allevano insetti.
"Lì ho mangiato dei grilli, che possono essere una fonte proteica alternativa rispetto a quelle attuali. Li hanno grigliati ed è stato sorprendente: erano croccanti e gustosi".

Ha anche raccontato il mondo dei jeans.
"Ho visitato il quartier generale della Levi's, a San Francisco: ho appreso alcune delle difficoltà e delle conseguenze indesiderate del successo del denim. Ogni giorno qualcosa come metà della popolazione mondiale indossa jeans, ma i coloranti utilizzati e le modalità di scomposizione del denim non sono buoni. In alcuni casi si rivelano disastrosi per i nostri sistemi idrici e l'ambiente. Per fortuna, grazie ad alcune nuove tecnologie, si stanno cercando delle soluzioni. Di recente ho letto alcuni libri del saggista israeliano Yuval Noah Harari: Sapiens. Da animali a dèi, Homo Deus e 21 lezioni per il XXI secolo. Sono illuminanti".

In che modo?
"Come afferma Harari, i problemi più grandi, come il cambiamento climatico, i pericoli della proliferazione nucleare e i problemi legati alla tecnologia, possono essere risolti soltanto con una cooperazione globale. L'unica ragione per cui la specie umana ha proliferato e prosperato nei millenni è che ha sempre lavorato in gruppi imparando dai risultati degli altri. Oggi dovremmo collaborare per salvarci tutti".

Quanto conta l'apertura mentale, in questa fase della vita?
"È fondamentale. Io ho due figli piccoli (Charlie Ocean, 4 anni, e River, 2, avuti dalla ballerina ed ex ginnasta canadese Emilie Livingston, 37 anni, ndr). Non solo sono testimone della loro curiosità, ma sento di dover essere rispettoso, sensibile e interessato a chi sono e alle cose a cui si interessano. Il mio primo insegnante di recitazione, Sanford Meisner, diceva: "Siete interessanti nella misura in cui siete interessati". Continuo a esplorare la gioia e l'arte di interessarmi alle persone, ai compagni di recitazione e al mondo che ci circonda, che è infinitamente misterioso e può continuare a educarci".

E poi c'è la musica jazz, una delle sue più grandi passioni.
"Finora ho pubblicato due album con la mia band, con cui mi esibisco appena posso. La musica fa parte della mia vita fin dall'infanzia: a otto anni prendevo lezioni di piano ed è stato grazie ai miei genitori se ho scoperto artisti come Miles Davis e Bill Evans. Mio padre era medico e aveva un'etica del lavoro incredibile, mentre io ero uno studente bravo ma non capivo davvero il valore della disciplina. Ci sono riuscito quando ho scoperto il jazz: come i tesori migliori emergono quando scaviamo a fondo, così ci perfezioniamo facendo pratica e applicandoci seriamente".

Come si fa a restare curiosi?
"Bisogna lavorare attivamente e io mi sento in una continua fase di crescita. Penso di aver preso a cuore gli insegnamenti di Meisner: diceva che ci vogliono vent'anni di lavoro per definirsi attori e una vita per migliorare. Mi sento ancora un umile studente, mi entusiasma la possibilità di imparare. Suono il piano ogni giorno con costanza, non sono mai stato così bravo. Mi reputo fortunato, ho potuto seguire e coltivare le mie passioni. Grazie al dono della recitazione mi sono costruito una vita che mi ha trasformato in quello che sono. Fosse andata in un altro modo, sarei un uomo diverso. Sento che le cose migliori della mia vita mi stanno ancora aspettando e io, lavorando e lavorando ancora, sto trovando finalmente la mia voce".

Sul Venerdì del 20 marzo 2020