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Addio a Uderzo, il papà di Asterix

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La leggenda del fumetto è scomparsa ieri a 92 anni. Francese, ma di origini italiane, insieme a René Goscinny creò il popolarissimo personaggio ispirato ai Galli
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No, non si dovrebbe pronunciare “Uderzò” con l’accento sulla “o” alla francese perché Albert Uderzo, leggenda del fumetto scomparsa a 92 anni nella sua casa di Neuilly per un infarto, in realtà aveva origini italiane. Suo padre, Silvio Leonardo Uderzo, veniva da Piovene Rocchette, un paese della provincia vicentina, mentre la madre, Iria Crestini, era toscana. Albert aveva passato tra gli anni ’70 e ’80 molti periodi di vacanza a Piovene andando a trovare i parenti, tanto che proprio lo scorso dicembre ne era stato nominato cittadino onorario.

Nato nel 1927 a Fismes, un paese della Marna, Albert scopre subito la passione per il disegno, già a sette anni inizia a creare storie e sogna di diventare un fumettista anche se ha un problema: è daltonico. Presto collabora con vari studi tra cui uno che produce corti animati, ma non ama quel tipo di lavoro seriale. Tutto cambia grazie all’amicizia con lo sceneg…
No, non si dovrebbe pronunciare “Uderzò” con l’accento sulla “o” alla francese perché Albert Uderzo, leggenda del fumetto scomparsa a 92 anni nella sua casa di Neuilly per un infarto, in realtà aveva origini italiane. Suo padre, Silvio Leonardo Uderzo, veniva da Piovene Rocchette, un paese della provincia vicentina, mentre la madre, Iria Crestini, era toscana. Albert aveva passato tra gli anni ’70 e ’80 molti periodi di vacanza a Piovene andando a trovare i parenti, tanto che proprio lo scorso dicembre ne era stato nominato cittadino onorario.

Nato nel 1927 a Fismes, un paese della Marna, Albert scopre subito la passione per il disegno, già a sette anni inizia a creare storie e sogna di diventare un fumettista anche se ha un problema: è daltonico. Presto collabora con vari studi tra cui uno che produce corti animati, ma non ama quel tipo di lavoro seriale. Tutto cambia grazie all’amicizia con lo sceneggiatore René Goscinny: «Quando ci siamo conosciuti abbiamo avuto un colpo di fulmine. Era il 1951, ero in ritardo con un lavoro e dovevo ultimare alcune tavole da consegnare urgentemente al mio editore - ha raccontato a Repubblica - che mandò un corriere a ritirarle a casa. Quando suonarono alla porta, mi ritrovai faccia a faccia con René. Mi avevano parlato dell’arrivo di un nuovo fumettista proveniente da New York che si chiamava Goscinny. Me ne ero rallegrato in modo particolare, perché fino a quando non l’ho conosciuto ho pensato che fosse di origini italiane, un mio compatriota. Di sicuro non potevo immaginare che il suo cognome finisse con una y e non con una i! Ben presto ci siamo messi a parlare di fumetti e abbiamo scoperto di avere gli stessi gusti, gli stessi riferimenti e lo stesso umorismo. Volevamo rivoluzionare il fumetto, interessare i bambini, certo, ma coinvolgere anche gli adulti e ci siamo battuti per questo. Le cose non sono andate bene da subito, ma noi ci abbiamo sempre creduto». 

Asterix nasce durante un’estate a Bobigny, una tranquilla cittadina dell’Ile De France a pochi chilometri da Parigi. Sul terrazzino di un piccolo edificio i due bevono pastis e fumano sigarette a ripetizione mentre lavorano alla ricerca di un personaggio per una nuova rivista dedicata ai giovani che si chiamerà Pilote: «Non riuscivamo a tirare fuori niente finché Goscinny non si è messo a gridare: “Eureka! Ci siamo! Perché non i Galli? Nessuno ha mai pensato ai galli!”. Io comincio a disegnare, René a fare battute, faccio subito qualche schizzo di un guerriero piuttosto grosso, forte e muscoloso ma lui non è d’accordo: preferiva che il nostro personaggio fosse un piccoletto, una specie di anti-eroe. Non se lo immaginava di bell’aspetto, ma astuto e scaltro…». Ma se Asterix viene dalla mente creativa di Goscinny, Obelix è invece un’invenzione tutta di Uderzo: «Dicono di me che sono testardo… Beh, è vero. Fin dall’inizio, infatti, ho disegnato accanto ad Asterix un personaggio più grosso e più forte, che poi sarebbe diventato Obelix». Era l’agosto del 1959. Da allora Asterix è stato tradotto in più di 110 lingue e ha venduto 335 milioni di copie di albi in tutto il mondo, dando vita anche a videogiochi, gadget di ogni tipo, dieci film di animazione e quattro pellicole con attori in carne ed ossa. 

Goscinny morirà prematuramente nel 1977 a soli 51 anni a causa di un test per il cuore realizzato sotto sforzo non eseguito con le necessarie cautele, quali analisi da eseguire in precedenza e la presenza di un servizio di rianimazione. Uderzo è distrutto ma decide di andare comunque avanti da solo: a partire dal 1980 con Asterix e il grande fossato, primo episodio scritto e disegnato interamente da lui. Continuerà fino al 2009 al ritmo di un volume ogni due anni. L’ultimo albo sarà Il compleanno di Asterix dopodiché deciderà di passare il testimone allo sceneggiatore Jean-Yves Ferri e al disegnatore Didier Conrad pur continuando a mantenere una supervisione. Debutteranno con Asterix e i Pitti nel 2013 e hanno appena pubblicato l’ultimo, Asterix e la figlia di Vercingetorige che ha fatto discutere perché la ragazza protagonista a molti ha ricordato Greta Thunberg. Così come, altro motivo di scalpore è in un albo del 2017, Asterix e la corsa d’Italia, in cui appare un presagio piuttosto inquietante: l’antagonista dei due gallici eroi è infatti un personaggio il cui nome allora passò inosservato ma che oggi fa paura. Si chiama Coronavirus. Ma, per fortuna, nel fumetto viene sconfitto. E proprio nel nostro paese, in Italia: un vaticinio che suona di buon augurio. E il cielo (che speriamo davvero non ci cada sulla testa, come in uno dei tanti tormentoni della simpatica e delirante tribù gallica che “resiste ancora e sempre all’invasore”) sa quanto oggi ne abbiamo bisogno. Grazie Asterix. Grazie Uderzo: in questo momento non c’è niente di meglio che leggere le vostre storie. Da soli o con i nostri bambini. Con un pensiero in testa: niente può distruggere la magia che fa grandi i piccoli esseri umani.