Justin Trudeau, premier in quarantena: alla guida del Canada in remoto tra figli, bagnetti e lavatrici
di ANNA LOMBARDIDa quando la moglie Sophie è risultata positiva al Covid-19, lo scorso 12 marzo, il primo ministro canadese è costretto alla quarantena. La sta passando a Rideau Cottage, la casa di famiglia di Ottawa, con tre figli piccoli: Xavier di 12 anni, Ella-Grace di 11 e Hadrien di 6
JUSTIN Trudeau, premier tuttofare. Da quando sua moglie Sophie è risultata positiva al Covid-19, lo scorso 12 marzo, anche il primo ministro canadese è costretto alla quarantena, come molti altri politici in giro per il mondo. Ma a differenza dei tanti colleghi in autoisolamento, Trudeau, 48 anni, è a Rideau Cottage, la casa di famiglia di Ottawa (scelta perché la residenza ufficiale del premier è in pessime condizioni) con tre figli piccoli: Xavier di 12 anni, Ella-Grace di 11 e Hadrien di 6.
Con Sophie malata in un’altra ala della casa e l’impossibilità di farsi aiutare da staff e collaboratori domestici, è in pratica l’unico premier al mondo a guidare un paese del G7 da remoto, mentre allo stesso tempo si occupa dei ragazzi, cucina, fa le pulizie e pure le lavatrici. Solo la spesa, svela il quotidiano Ottawa Citizen, gli viene lasciata tutti i giorni sulla porta.
Unica eccezione all’isolamento, l’ingre…
Con Sophie malata in un’altra ala della casa e l’impossibilità di farsi aiutare da staff e collaboratori domestici, è in pratica l’unico premier al mondo a guidare un paese del G7 da remoto, mentre allo stesso tempo si occupa dei ragazzi, cucina, fa le pulizie e pure le lavatrici. Solo la spesa, svela il quotidiano Ottawa Citizen, gli viene lasciata tutti i giorni sulla porta.
Unica eccezione all’isolamento, l’ingre…
JUSTIN Trudeau, premier tuttofare. Da quando sua moglie Sophie è risultata positiva al Covid-19, lo scorso 12 marzo, anche il primo ministro canadese è costretto alla quarantena, come molti altri politici in giro per il mondo. Ma a differenza dei tanti colleghi in autoisolamento, Trudeau, 48 anni, è a Rideau Cottage, la casa di famiglia di Ottawa (scelta perché la residenza ufficiale del premier è in pessime condizioni) con tre figli piccoli: Xavier di 12 anni, Ella-Grace di 11 e Hadrien di 6.
Con Sophie malata in un’altra ala della casa e l’impossibilità di farsi aiutare da staff e collaboratori domestici, è in pratica l’unico premier al mondo a guidare un paese del G7 da remoto, mentre allo stesso tempo si occupa dei ragazzi, cucina, fa le pulizie e pure le lavatrici. Solo la spesa, svela il quotidiano Ottawa Citizen, gli viene lasciata tutti i giorni sulla porta.
Unica eccezione all’isolamento, l’ingresso di un tecnico qualche giorno fa, venuto a installare – con mascherina e guanti di gomma – webcam e cavi speciali per le teleconferenze del G7. Insieme al briefing quotidiano alla nazione, fatto davanti alla porta di casa ma a distanza dai giornalisti.
A dettare il ritmo delle sue giornate è d’altronde l’agenda politica: i meeting con il suo gabinetto in videoconferenza, le telefonate con i leader mondiali, da Boris Johnson a Emmanuel Macron. Dal suo studio si è accordato col vicino Donald Trump per la chiusura dei confini. E sempre da casa ha introdotto il pacchetto di stimoli da 82 miliardi di dollari canadesi.
«A volte è in ritardo. L’altro giorno è apparso in video con la camicia bagnata: aveva appena fatto il bagno al figlio Hadrien» rivela ai giornali locali il consigliere Ben Chin, in quarantena pure lui: «Mentre parliamo si sentono i bambini che giocano e lo chiamano: “papà vieni”. E lui paziente: “Ora non posso, sto facendo una telefonata importante”». In diretta dalla cucina, Trudeau – la barba ormai lunga - ha rivolto perfino un appello via Instagram ai suoi compatrioti: «Restate a casa», ha detto, aggiornando il paese sul numero di nuovi casi, 1474 confermati e venti morti.
Se il premier sia malato o meno, nessuno lo sa. Diversamente da Trump e per non contravvenire ai protocolli sanitari dello Stato dov’è residente, non ha fatto il test del coronavirus, che pure avrebbe potuto rendergli la vita più facile e liberarlo dalla routine casalinga. Nel suo Ontario, i regolamenti prevedono tamponi solo per coloro con conclamati sintomi della malattia. E la gente, già furibonda per le ristrettezze, non tollera eccezioni.
Il tempo trascorso con i figli in questo particolare periodo, lo ha però spinto, domenica, a fare un discorso alla nazione, rivolto ai bambini: «Grazie per l’aiuto dato ai vostri genitori costretti a lavorare da casa, per il sacrificio di passare la giornata rinchiusi, per le lezioni di matematica in cucina. E per la fiducia che avete nella scienza», ha detto. Rassicurandoli: «Capisco il vostro smarrimento, lo stesso dei miei figli: guardano più film e giocano alla PlayStation, ma sentono la mancanza degli amici e sono preoccupati per il futuro».
Una quarantena necessaria, quella di Justin Trudeau, certo. Ma anche l’occasione per riscattarsi agli occhi dei canadesi che a novembre lo hanno, rieletto, sì, ma di misura. Negli ultimi anni la sua immagine di premier progressista tutto selfie e calzini colorati, il social-leader con tre milioni di followers su Instagram, attento all’ambiente e alla causa dei rifugiati, si è sbiadita per una lunga serie di errori: dalle pressioni sulla ministra della giustizia Jody Wilson-Raybould, l’anno scorso, affinché chiudesse un occhio sulle accuse di corruzione rivolte alla multinazionale Snc-Lavalin.
Fino alle foto vecchie di 18 anni pubblicate dal settimanale Time e giudicate razziste, dov’era con la faccia dipinta di nero a una festa in costume. Vederlo lavorare da casa e occuparsi dei figli, lo sta ora riavvicinando alla gente. Il premier tuttofare piace. Almeno per ora.
Con Sophie malata in un’altra ala della casa e l’impossibilità di farsi aiutare da staff e collaboratori domestici, è in pratica l’unico premier al mondo a guidare un paese del G7 da remoto, mentre allo stesso tempo si occupa dei ragazzi, cucina, fa le pulizie e pure le lavatrici. Solo la spesa, svela il quotidiano Ottawa Citizen, gli viene lasciata tutti i giorni sulla porta.
Unica eccezione all’isolamento, l’ingresso di un tecnico qualche giorno fa, venuto a installare – con mascherina e guanti di gomma – webcam e cavi speciali per le teleconferenze del G7. Insieme al briefing quotidiano alla nazione, fatto davanti alla porta di casa ma a distanza dai giornalisti.
A dettare il ritmo delle sue giornate è d’altronde l’agenda politica: i meeting con il suo gabinetto in videoconferenza, le telefonate con i leader mondiali, da Boris Johnson a Emmanuel Macron. Dal suo studio si è accordato col vicino Donald Trump per la chiusura dei confini. E sempre da casa ha introdotto il pacchetto di stimoli da 82 miliardi di dollari canadesi.
«A volte è in ritardo. L’altro giorno è apparso in video con la camicia bagnata: aveva appena fatto il bagno al figlio Hadrien» rivela ai giornali locali il consigliere Ben Chin, in quarantena pure lui: «Mentre parliamo si sentono i bambini che giocano e lo chiamano: “papà vieni”. E lui paziente: “Ora non posso, sto facendo una telefonata importante”». In diretta dalla cucina, Trudeau – la barba ormai lunga - ha rivolto perfino un appello via Instagram ai suoi compatrioti: «Restate a casa», ha detto, aggiornando il paese sul numero di nuovi casi, 1474 confermati e venti morti.
Se il premier sia malato o meno, nessuno lo sa. Diversamente da Trump e per non contravvenire ai protocolli sanitari dello Stato dov’è residente, non ha fatto il test del coronavirus, che pure avrebbe potuto rendergli la vita più facile e liberarlo dalla routine casalinga. Nel suo Ontario, i regolamenti prevedono tamponi solo per coloro con conclamati sintomi della malattia. E la gente, già furibonda per le ristrettezze, non tollera eccezioni.
Il tempo trascorso con i figli in questo particolare periodo, lo ha però spinto, domenica, a fare un discorso alla nazione, rivolto ai bambini: «Grazie per l’aiuto dato ai vostri genitori costretti a lavorare da casa, per il sacrificio di passare la giornata rinchiusi, per le lezioni di matematica in cucina. E per la fiducia che avete nella scienza», ha detto. Rassicurandoli: «Capisco il vostro smarrimento, lo stesso dei miei figli: guardano più film e giocano alla PlayStation, ma sentono la mancanza degli amici e sono preoccupati per il futuro».
Una quarantena necessaria, quella di Justin Trudeau, certo. Ma anche l’occasione per riscattarsi agli occhi dei canadesi che a novembre lo hanno, rieletto, sì, ma di misura. Negli ultimi anni la sua immagine di premier progressista tutto selfie e calzini colorati, il social-leader con tre milioni di followers su Instagram, attento all’ambiente e alla causa dei rifugiati, si è sbiadita per una lunga serie di errori: dalle pressioni sulla ministra della giustizia Jody Wilson-Raybould, l’anno scorso, affinché chiudesse un occhio sulle accuse di corruzione rivolte alla multinazionale Snc-Lavalin.
Fino alle foto vecchie di 18 anni pubblicate dal settimanale Time e giudicate razziste, dov’era con la faccia dipinta di nero a una festa in costume. Vederlo lavorare da casa e occuparsi dei figli, lo sta ora riavvicinando alla gente. Il premier tuttofare piace. Almeno per ora.