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Sergio Venturi, il medico-commissario che ha conquistato gli emiliani

Il bollettino regionale Covid su facebook seguito ogni sera da oltre centomila cittadini. L'ex assessore pensionato dà i numeri, spiega, rassicura, striglia, si commuove, risponde e infine racconta parabole, consiglia libri e film
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BOLOGNA - Legge il bollettino quotidiano. E spiega, semplice e chiaro. Ma poi racconta parabole, come quella del colibrì e del leone, consiglia libri, cita film, mostra i disegni che gli mandano i bambini, ringrazia persone, racconta incontri e piccoli fatti significativi della sua vita quotidiana, svela retroscena, risponde alle domande. Si arrabbia. Si commuove. E a volte riesce perfino a scherzare, per quanto non ci sia nulla da scherzare. L'aggiornamento regionale del Covid-19 è diventata la trasmissione di Sergio Venturi, ex assessore ora pensionato, diventato popolarissimo e rispettatissimo, molto più noto ora, improvvisamente, che in cinque anni di giunta. Famigliare. Uno di casa.

Serio, quasi impassibile, come deve essere chi quotidianamente è costretto a dare brutte notizie - decessi e nuovi contagi – e non lasciar illudere che questa fase sospesa possa chiudersi in fretta. Duro, implacabile, quando deve ricordare che dal comportamento d…
BOLOGNA - Legge il bollettino quotidiano. E spiega, semplice e chiaro. Ma poi racconta parabole, come quella del colibrì e del leone, consiglia libri, cita film, mostra i disegni che gli mandano i bambini, ringrazia persone, racconta incontri e piccoli fatti significativi della sua vita quotidiana, svela retroscena, risponde alle domande. Si arrabbia. Si commuove. E a volte riesce perfino a scherzare, per quanto non ci sia nulla da scherzare. L'aggiornamento regionale del Covid-19 è diventata la trasmissione di Sergio Venturi, ex assessore ora pensionato, diventato popolarissimo e rispettatissimo, molto più noto ora, improvvisamente, che in cinque anni di giunta. Famigliare. Uno di casa.

Serio, quasi impassibile, come deve essere chi quotidianamente è costretto a dare brutte notizie - decessi e nuovi contagi – e non lasciar illudere che questa fase sospesa possa chiudersi in fretta. Duro, implacabile, quando deve ricordare che dal comportamento di ognuno dipende l’esito dello sforzo complessivo per reggere all’onda d’urto del coronavirus (memorabili le sue accorate strigliate ai runner irriducibili, ma anche agli anziani che andavano a giocare a bocce o a fare la spesa due volte al giorno), per non vanificare la fatica di chi lavora in ospedale da settimane senza sosta. "Non sono De Luca, ma ora ve lo dico a modo mio...".

Giorno dopo giorno lascia trasparire sempre maggiori tratti di umanità, come un medico - qual è - che deve consolare chi ha perso un congiunto, o che ha il compito di infondere la speranza, anche quando la linea dell’orizzonte sembra lontana. Sergio Venturi, dopo aver tolto a inizio anno i panni dell’assessore regionale, ha improvvisamente vestito quelli –  più scomodi e impegnativi, perché non c’è un manuale di istruzioni, ma occorre aggiustare la rotta giorno dopo giorno – del commissario ad acta per l’emergenza sanitaria: richiamato al dovere di corsa dal governatore Stefano Bonaccini, come si fa coi riservisti plurimedagliati all'ultima missione salvifica nei kolossal hollywoodiani, quando il titolare delle Politiche per la Salute, suo successore, Raffaele Donini è stato contagiato dal nemico Covid-19 ed è stato costretto a ritirarsi in quarantena.

Per migliaia di emiliano-romagnoli la diretta di Venturi dalla pagina Facebook della Regione, ogni giorno alle 17.30,  è diventata ormai un appuntamento fisso: ieri sera erano almeno settemila a seguirlo “live”, quasi centomila a distanza di ore, con una quantità impressionante di domande in diretta.

I numeri, certo. E’ l’aggiornamento sul contagio in regione il dato più atteso da tutti, il termometro della situazione, a livello globale e provincia per provincia: i contagiati, i pazienti in terapia intensiva, chi ce l’ha fatta (i guariti) e chi no (i decessi). Numeri che da soli però rischierebbero di ingenerare solo panico e sconforto, ma che Venturi si premura di motivare con puntualità, perché dietro alle cifre c’è lo sforzo titanico di migliaia di operatori sul campo, e di decine di esperti e tecnici nelle immediate retrovie - perché chi come lui ha indossato a lungo un camice e conosce la quotidianità degli ospedali, anche quella attuale, stravolta dal virus, ha l’obbligo di maturare una spiccata capacità nel tracciare scenari a breve e lungo termine.

Gli utenti ne apprezzano la franchezza, chiedono chiarimenti, ringraziano copiosamente per la chiarezza. Per molti la figura di Venturi sembra essere diventata un punto di riferimento, un ponte fra i milioni di emiliano-romagnoli isolati nelle proprie case e l’istituzione che costruisce una muraglia di difesa dal covid, e nel contempo organizza la controffensiva. L’istituzione che si fa umana, in carne e ossa, quasi sfiorabile, anche se virtuale; che irrompe nelle case, come un vespro laico e scientifico, per tradurre la realtà e renderla alla portata di tutti.

Giorno dopo giorno Venturi ha adattato il suo stile: se il suo look è sempre rimasto sobrio e asciutto, l’ambientazione si è resa nel corso delle settimane più domestica, nel vero senso della parola: dalla parete istituzionale nella sede della Regione all’angolo di casa propria. Anche il linguaggio si è fatto man mano più agile, colloquiale, informale, sorridente,  riducendo i tecnicismi e gli inglesismi (come il tampone "drive through") al minimo indispensabile.

Oggi il commissario rivela la scaletta dei temi e parla dell’inquadratura, come fanno i conduttori contemporanei, da anni usciti dalla metafora della televisione intesa come scatola magica dei desideri. Risponde a qualche domanda quasi in diretta, si lascia scappare un sorriso (e si scansa) quando qualche utente gli fa notare che c’è meno di un metro di distanza dal presidente Bonaccini, in un appuntamento a due voci. Dotato di una forma sopraffina di ironia, come quando ha inviato “un saluto cordialissimo agli amici della Repubblica Sudafricana”, dopo aver raccontato del sequestro di migliaia di mascherine in partenza dall’Italia.

Si concede qualche parentesi per lodare alcuni colleghi, per segnalare iniziative di volontariato, per consigliare una lettura (a cominciare da "Pinocchio"), per ringraziare una bambina che ha tramutato in disegno la sua metafora sul colibrì che spegne l’incendio nel bosco goccia a goccia, portando acqua col beccuccio, e risponde al leone che lo prende in giro "io faccio la mia parte". Trattiene a stento le lacrime quando è costretto a ricordare che i morti “non sono numeri, ma persone”, mandando un abbraccio a chi li sta piangendo nel chiuso della propria casa, senza nemmeno la possibilità di un ultimo contatto, per colpa “di una malattia disumana”.

Il rigore dell’uomo di scienza, l’umanità di chi deve rappresentare un’istituzione. La maggior parte dei cittadini dell’Emilia-Romagna ha conosciuto solo negli ultimi giorni Venturi (67 anni, specializzazione in Gastroenterologia e un curriculum sterminato in cui compaiono quasi tutte le ausl della regione), sfiorandolo soltanto in passato nelle cronache dalla Regione. Come quando irruppe lo scontro fortissimo con l’Ordine dei medici dell’Emilia-Romagna, che lo aveva radiato per la delibera adottata da viale Aldo Moro, ormai anni addietro, che consentiva la presenza a bordo delle ambulanze dei soli infermieri. Venturi firmò quell’atto da assessore, e non da medico, come messo nero su bianco anche dalla Corte costituzionale che ha sancito l’illegittimità della sua radiazione. “Un atto grave e inaccettabile”, quello dell’Ordine dei medici nei confronti dell’allora assessore, commentò Bonaccini. Che nel momento dell’estremo bisogno, con un’emergenza sanitaria che da Piacenza stava espandendosi provincia dopo provincia, ha voluto richiamare Venturi, lodandone l’impegno e la generosità. Sono loro due, in questi giorni, i volti che entrano nelle case dei cittadini per assicurare che sì, con l’impegno di tutti, seppur con dolore e fatica, da questa pandemia usciremo.