ROMA - Il Centro-Sud ha retto. Il contagio da Covid – che in Italia è diventato pubblico 72 giorni fa, in un hotel di Roma - non ha sfondato sotto la Linea Gotica. Il sistema sanitario meridionale, più fragile, non è stato messo alla prova, come si temeva. Le parole in Protezione civile di Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, allargano l’angolo su questo contenimento macroregionale: “Ci sono dieci regioni, principalmente nel Centro-Sud, in cui il numero dei decessi è inferiore alle dieci unità”.
Non ha contato con precisione, il professor Locatelli - sono nove regioni al Sud, una al Nord e un'altra ancora al Nord ed è una provincia autonoma -, ma il senso è molto chiaro. Il punto di vista dei decessi da coronavirus, e delle terapie intensive, dice cose importanti sulla curva da contagio italiana.
Il Molise, che ha avuto 234 positività e oggi ne registra 189 attive, sembra nelle condizioni di ripartire dopo il 3 maggio indicato dal governo come data ultima di chiusura. Certo, è la regione più piccola e meno abitata del Paese, ma, seguendo l’indicazione statistica del professor Locatelli, in Italia si avvistano tre aree che, ieri, hanno fatto registrare un solo decesso: la Basilicata, la Calabria, l’Umbria. La Basilicata, che conta 303 casi totali, dal 7 aprile non vede nuovi ricoverati in Terapia intensiva. E ieri ha avuto solo cinque positivi in più. La Calabria ha visto dieci nuovi casi, e anche qui da due giorni non aumentano i ricoverati in Rianimazione. L’Umbria nove positivi nuovi, con 39 guariti in un giorno, in un percorso di discesa. E i ricoverati in Terapia intensiva calano dal 6 aprile. In Umbria il picco è superato da giorni e la discesa appare vicina al traguardo.
Se si allarga lo sguardo alle regioni che hanno certificato “meno di dieci morti”, si trova la Sardegna (5 decessi), la Sicilia (5 decessi e i ricoveri gravi che scendono dal 5 aprile), la Puglia (6), la Campania (6) e il Lazio (9 morti). Tra le aree con questo andamento sui decessi, ci sono anche il Friuli (2) e la Provincia autonoma di Bolzano (4).
La somma degli attualmente positivi dell’intera Italia meridionale (isole comprese) è 10.022 quando solo in Lombardia sono 29.074, il triplo. Nell’intero Nord i contagiati sono otto volte quelli del Sud. Ancora più divaricato è il confronto sul piano dei decessi: 876 nel Meridione contro 10.022 in Lombardia, undici volte tanto. Il rapporto Sud-Nord nel caso delle morti da coronavirus è di uno a diciotto.
L’Italia sopra e sotto l’Emilia, sul fronte del contagio, sono due. Lontane. Si può dire che il ritardo dell’onda abbia consentito al Sud di prepararsi e le urla dei sindaci meridionali abbiano aiutato a far rispettare le regole, da un certo momento in poi.
Non ha contato con precisione, il professor Locatelli - sono nove regioni al Sud, una al Nord e un'altra ancora al Nord ed è una provincia autonoma -, ma il senso è molto chiaro. Il punto di vista dei decessi da coronavirus, e delle terapie intensive, dice cose importanti sulla curva da contagio italiana.
Terapie intensive senza stress
In Molise, ieri, non ci sono stati morti attribuiti al Covid. Per quattro giorni i decessi non sono cresciuti, fermi a tredici. Le due province Isernia e Campobasso non hanno visto aumentare i ricoverati con sintomi: sono rimasti trenta i pazienti da Sars-Cov certificati dagli ospedali della regione. E così si sono fermati i ricoveri in Terapia intensiva: restano quattro. Ancora, domenica, lunedì e martedì scorsi in Molise non sono stati registrati nuovi positivi. Un temporaneo virus free. Mercoledì sono stati due i casi (ma con sei guariti) e ieri, in una giornata con un rimbalzo in tutta Italia, otto. Il Molise, che ha visto nella provincia di Isernia un’area senza contagi fino al 18 marzo, l’ultima a cadere di 120 province italiane, oggi è in una posizione paragonabile a quella di Wuhan a metà marzo: vicina al contagio zero. La città epicentro della pandemia, ricordiamo, ha atteso ancora tre settimane e, martedì scorso, ha riaperto i collegamenti con il resto della Cina.Il Molise, che ha avuto 234 positività e oggi ne registra 189 attive, sembra nelle condizioni di ripartire dopo il 3 maggio indicato dal governo come data ultima di chiusura. Certo, è la regione più piccola e meno abitata del Paese, ma, seguendo l’indicazione statistica del professor Locatelli, in Italia si avvistano tre aree che, ieri, hanno fatto registrare un solo decesso: la Basilicata, la Calabria, l’Umbria. La Basilicata, che conta 303 casi totali, dal 7 aprile non vede nuovi ricoverati in Terapia intensiva. E ieri ha avuto solo cinque positivi in più. La Calabria ha visto dieci nuovi casi, e anche qui da due giorni non aumentano i ricoverati in Rianimazione. L’Umbria nove positivi nuovi, con 39 guariti in un giorno, in un percorso di discesa. E i ricoverati in Terapia intensiva calano dal 6 aprile. In Umbria il picco è superato da giorni e la discesa appare vicina al traguardo.
Se si allarga lo sguardo alle regioni che hanno certificato “meno di dieci morti”, si trova la Sardegna (5 decessi), la Sicilia (5 decessi e i ricoveri gravi che scendono dal 5 aprile), la Puglia (6), la Campania (6) e il Lazio (9 morti). Tra le aree con questo andamento sui decessi, ci sono anche il Friuli (2) e la Provincia autonoma di Bolzano (4).
La somma degli attualmente positivi dell’intera Italia meridionale (isole comprese) è 10.022 quando solo in Lombardia sono 29.074, il triplo. Nell’intero Nord i contagiati sono otto volte quelli del Sud. Ancora più divaricato è il confronto sul piano dei decessi: 876 nel Meridione contro 10.022 in Lombardia, undici volte tanto. Il rapporto Sud-Nord nel caso delle morti da coronavirus è di uno a diciotto.
L’Italia sopra e sotto l’Emilia, sul fronte del contagio, sono due. Lontane. Si può dire che il ritardo dell’onda abbia consentito al Sud di prepararsi e le urla dei sindaci meridionali abbiano aiutato a far rispettare le regole, da un certo momento in poi.