Le suore vanno su Facebook per dare lezioni di clausura
Antioco Fois , di ANTIOCO FOISIn tempi di isolamento forzato, chi lo pratica da sempre ha tanto da insegnare. Lo hanno scoperto le suore del Monastero di Santa Veronica Giuliani di Città di Castello (Perugia), che si sono affacciate alla finestra dei social per insegnare come sopravvivere all’isolamento
Nella Pasqua virtuale, sterilizzata anche da abbracci e segni di pace causa coronavirus, la grata del parlatorio si trasforma nello schermo di un portatile dal quale raccontare il monastero e dare “lezioni" di clausura.
Lo hanno scoperto le suore del Monastero di Santa Veronica Giuliani di Città di Castello, che si sono affacciate alla finestra di Facebook per far sopravvivere all’isolamento nell’isolamento, quello spiraglio di socialità con l’esterno che trapelava dalla loro clausura. “Anche noi siamo tenute a proteggerci e ci siamo trovate, dalla sera alla mattina, a chiudere la chiesa e la ‘ruota’. È una situazione difficile anche per noi, che siamo aperte alla città”, racconta a Repubblica suor Chiara, che si fa portavoce delle altre sette consorelle della comunità monastica in provincia di Perugia.
“La pagina - continua la religiosa - è nata con la diffusione del virus, com…
Lo hanno scoperto le suore del Monastero di Santa Veronica Giuliani di Città di Castello, che si sono affacciate alla finestra di Facebook per far sopravvivere all’isolamento nell’isolamento, quello spiraglio di socialità con l’esterno che trapelava dalla loro clausura. “Anche noi siamo tenute a proteggerci e ci siamo trovate, dalla sera alla mattina, a chiudere la chiesa e la ‘ruota’. È una situazione difficile anche per noi, che siamo aperte alla città”, racconta a Repubblica suor Chiara, che si fa portavoce delle altre sette consorelle della comunità monastica in provincia di Perugia.
“La pagina - continua la religiosa - è nata con la diffusione del virus, com…
Nella Pasqua virtuale, sterilizzata anche da abbracci e segni di pace causa coronavirus, la grata del parlatorio si trasforma nello schermo di un portatile dal quale raccontare il monastero e dare “lezioni" di clausura.
Lo hanno scoperto le suore del Monastero di Santa Veronica Giuliani di Città di Castello, che si sono affacciate alla finestra di Facebook per far sopravvivere all’isolamento nell’isolamento, quello spiraglio di socialità con l’esterno che trapelava dalla loro clausura. “Anche noi siamo tenute a proteggerci e ci siamo trovate, dalla sera alla mattina, a chiudere la chiesa e la ‘ruota’. È una situazione difficile anche per noi, che siamo aperte alla città”, racconta a Repubblica suor Chiara, che si fa portavoce delle altre sette consorelle della comunità monastica in provincia di Perugia.
“La pagina - continua la religiosa - è nata con la diffusione del virus, come luogo di interscambio che superi la lontananza forzata alla quale adesso siamo soggette anche noi. Abbiamo bisogno della comunità e la comunità ha bisogno di noi, perché la nostra clausura ha senso nel momento che c’è la possibilità di incontro con i nostri fratelli e le nostre sorelle. È una vita custodita, non di isolamento”.
Suor Chiara sorride ancora all’idea di essere diventata di fatto una delle social media manager del monastero. Lei, 42 enne molisana, laureata a L’Aquila in servizi sociali, ha preso i voti nell’era pre-Facebook. “Ma con le altre due consorelle più giovani con le quali gestiamo la pagina - assicura - ne capiamo la logica e ci siamo consultate con le più anziane su cosa comporti avere un profilo”.
La scelta di portare nella piattaforma social il volto tradizionale del luogo di culto attivo da quattro secoli nasce anche dalla responsabilità di rappresentare se stesse, “per raccontare la nostra identità, chi siamo e chi è Santa Veronica”.
Sono oltre 1.650 i social-pellegrini che da giovedì hanno bussato con un click alle porte del monastero virtuale per seguire la pagina. Tanti gli utenti social della comunità locale che approvano con un “like” o un “love”. Tra loro anche amministratori, come il sindaco di Città di Castello, Luciano Bacchetta, che a inizio febbraio era stato la prima istituzione laica a visitare il monastero assieme al prefetto di Perugia, Claudio Sgaraglia, in occasione della presentazione del primo calendario “di clausura”, che in dodici foto ha svelato alcuni squarci della quotidianità delle monache.
Al terzo giorno di debutto sulla piazza dei “like” arrivano anche le prime critiche e recensioni negative. Ma gli hater in sé e per sé non intimoriscono le suore social. “Non ci spaventa il dissenso sano - precisa suor Chiara - che apre al confronto e alla possibilità di conoscersi. Ma nemmeno quello negativo e aggressivo al quale potremmo essere esposte. Lo abbiamo già messo in conto. Intanto gestiremo la pagina e vedremo come evolve”.
Nella Pasqua senza contatto sociale, le monache di Città di Castello diventano anche “maestre” di clausura. “Sono in molti, cittadini laici o religiosi, a chiederci consiglio su come affrontare questo periodo di isolamento. Anche il vescovo di Avellino, Arturo Aiello, ci ha scritto una lettera aperta nel desiderio di imparare a stare in clausura”, spiega suor Chiara, che non manca di mettere le mani avanti. “Non ci sono ricette standard - avverte la monaca - e noi non ci sentiamo maestre di nessuno. Dall’incontro con le persone si capisce che ognuno ha la sua storia e c’è da dire che, a volte, le famiglie vivono realtà molto complesse. Stare a casa in modo forzato può amplificare i problemi”.
Per la social media manager del convento l’esempio applicato rimane l’esperienza nella sua famiglia acquisita con i voti. “Noi siamo fortunate, siamo una famiglia - commenta - che convive in un grande monastero. La clausura ci ha insegnato a vivere all’interno delle relazioni, cercando di imparare a stare dentro anche a quelle difficili”.
Dal profilo social le otto religiose condivideranno riflessioni sulla vita e sulla fede, messaggi di speranza “per dire che al di là del muro ci siamo ancora” e che anche nei giorni della pandemia “Gesù non ci preserva dal pericolo, ma ci salva nel pericolo”. Chiudere le porte e aprire una pagina Facebook è stato un “atto di amore per la comunità” e l’originalità del gesto “sta anche nel tempo che abbiamo scelto, in cui ognuno può riscoprire la propria casa come una piccola chiesa, per celebrare in famiglia la Pasqua e sentirci tutti meno soli”.
Madre Giovanna, la badessa del convento l’ha detto chiaramente nella nota che ha dato il varo al debutto social: “Siamo tutti davvero sulla stessa barca, e se anche essa è sbattuta dalle onde, non siamo soli a decidere del nostro futuro”.
Lo hanno scoperto le suore del Monastero di Santa Veronica Giuliani di Città di Castello, che si sono affacciate alla finestra di Facebook per far sopravvivere all’isolamento nell’isolamento, quello spiraglio di socialità con l’esterno che trapelava dalla loro clausura. “Anche noi siamo tenute a proteggerci e ci siamo trovate, dalla sera alla mattina, a chiudere la chiesa e la ‘ruota’. È una situazione difficile anche per noi, che siamo aperte alla città”, racconta a Repubblica suor Chiara, che si fa portavoce delle altre sette consorelle della comunità monastica in provincia di Perugia.
“La pagina - continua la religiosa - è nata con la diffusione del virus, come luogo di interscambio che superi la lontananza forzata alla quale adesso siamo soggette anche noi. Abbiamo bisogno della comunità e la comunità ha bisogno di noi, perché la nostra clausura ha senso nel momento che c’è la possibilità di incontro con i nostri fratelli e le nostre sorelle. È una vita custodita, non di isolamento”.
Suor Chiara sorride ancora all’idea di essere diventata di fatto una delle social media manager del monastero. Lei, 42 enne molisana, laureata a L’Aquila in servizi sociali, ha preso i voti nell’era pre-Facebook. “Ma con le altre due consorelle più giovani con le quali gestiamo la pagina - assicura - ne capiamo la logica e ci siamo consultate con le più anziane su cosa comporti avere un profilo”.
La scelta di portare nella piattaforma social il volto tradizionale del luogo di culto attivo da quattro secoli nasce anche dalla responsabilità di rappresentare se stesse, “per raccontare la nostra identità, chi siamo e chi è Santa Veronica”.
Sono oltre 1.650 i social-pellegrini che da giovedì hanno bussato con un click alle porte del monastero virtuale per seguire la pagina. Tanti gli utenti social della comunità locale che approvano con un “like” o un “love”. Tra loro anche amministratori, come il sindaco di Città di Castello, Luciano Bacchetta, che a inizio febbraio era stato la prima istituzione laica a visitare il monastero assieme al prefetto di Perugia, Claudio Sgaraglia, in occasione della presentazione del primo calendario “di clausura”, che in dodici foto ha svelato alcuni squarci della quotidianità delle monache.
Al terzo giorno di debutto sulla piazza dei “like” arrivano anche le prime critiche e recensioni negative. Ma gli hater in sé e per sé non intimoriscono le suore social. “Non ci spaventa il dissenso sano - precisa suor Chiara - che apre al confronto e alla possibilità di conoscersi. Ma nemmeno quello negativo e aggressivo al quale potremmo essere esposte. Lo abbiamo già messo in conto. Intanto gestiremo la pagina e vedremo come evolve”.
Nella Pasqua senza contatto sociale, le monache di Città di Castello diventano anche “maestre” di clausura. “Sono in molti, cittadini laici o religiosi, a chiederci consiglio su come affrontare questo periodo di isolamento. Anche il vescovo di Avellino, Arturo Aiello, ci ha scritto una lettera aperta nel desiderio di imparare a stare in clausura”, spiega suor Chiara, che non manca di mettere le mani avanti. “Non ci sono ricette standard - avverte la monaca - e noi non ci sentiamo maestre di nessuno. Dall’incontro con le persone si capisce che ognuno ha la sua storia e c’è da dire che, a volte, le famiglie vivono realtà molto complesse. Stare a casa in modo forzato può amplificare i problemi”.
Per la social media manager del convento l’esempio applicato rimane l’esperienza nella sua famiglia acquisita con i voti. “Noi siamo fortunate, siamo una famiglia - commenta - che convive in un grande monastero. La clausura ci ha insegnato a vivere all’interno delle relazioni, cercando di imparare a stare dentro anche a quelle difficili”.
Dal profilo social le otto religiose condivideranno riflessioni sulla vita e sulla fede, messaggi di speranza “per dire che al di là del muro ci siamo ancora” e che anche nei giorni della pandemia “Gesù non ci preserva dal pericolo, ma ci salva nel pericolo”. Chiudere le porte e aprire una pagina Facebook è stato un “atto di amore per la comunità” e l’originalità del gesto “sta anche nel tempo che abbiamo scelto, in cui ognuno può riscoprire la propria casa come una piccola chiesa, per celebrare in famiglia la Pasqua e sentirci tutti meno soli”.
Madre Giovanna, la badessa del convento l’ha detto chiaramente nella nota che ha dato il varo al debutto social: “Siamo tutti davvero sulla stessa barca, e se anche essa è sbattuta dalle onde, non siamo soli a decidere del nostro futuro”.