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Scuole chiuse a causa dell'emergenza Covid 19 (fotogramma)

La resistenza della scuola

La fine delle lezioni è come l'8 settembre del 1943, racconta la scrittrice insegnante: ora bisogna pensare al dopo, per colmare le distanze tra gli studenti e ripartire di nuovo
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Il 6 aprile 2020 è stato, per alcuni versi, l'8 settembre della scuola italiana. L'annuncio da parte della ministra Azzolina della già avvenuta promozione all'anno successivo per gli studenti di ogni ordine e grado è stato avvertito da molti alunni come una sorta di rompete le righe, fine delle ostilità: tutti a casa.

Tutti a casa ci eravamo già, e per un po' ci rimarremo. Ma se fino ad ora si era riusciti, faticosamente e sullo slancio di un forte coinvolgimento emotivo, ad agganciare ogni alunno, farlo registrare in piattaforma, persuaderlo a consegnare i compiti secondo scadenze stabilite, incuriosirlo alle video lezioni mattutine e rendere accettabile addirittura qualche forma di verifica, adesso la questione si fa più difficile. Certo, che li avremmo promossi in una situazione di tale emergenza; certo, che non avremmo attribuito debiti formativi. Ma perché rovinare loro la sorpresa e scoprire subito le carte? "…
Il 6 aprile 2020 è stato, per alcuni versi, l'8 settembre della scuola italiana. L'annuncio da parte della ministra Azzolina della già avvenuta promozione all'anno successivo per gli studenti di ogni ordine e grado è stato avvertito da molti alunni come una sorta di rompete le righe, fine delle ostilità: tutti a casa.

Tutti a casa ci eravamo già, e per un po' ci rimarremo. Ma se fino ad ora si era riusciti, faticosamente e sullo slancio di un forte coinvolgimento emotivo, ad agganciare ogni alunno, farlo registrare in piattaforma, persuaderlo a consegnare i compiti secondo scadenze stabilite, incuriosirlo alle video lezioni mattutine e rendere accettabile addirittura qualche forma di verifica, adesso la questione si fa più difficile. Certo, che li avremmo promossi in una situazione di tale emergenza; certo, che non avremmo attribuito debiti formativi. Ma perché rovinare loro la sorpresa e scoprire subito le carte? "Senza premi né castighi" è la formula della scuola immaginata all'inizio del Novecento da Maria Montessori. Giusto, ma la promozione non è un premio, piuttosto un punto d'arrivo, una soddisfazione personale e familiare a cui i nostri ragazzi sono abituati fin dalla primaria e che gratifica il loro impegno quotidiano illuminandolo di significato. A che serve correre, se si è già al traguardo?

Probabilmente però la promozione d'ufficio arriva come parziale compensazione rispetto a nodi che la didattica a distanza non è riuscita ancora a sciogliere. A coloro che non disponevano di strumentazione tecnologica adeguata sono stati offerti tablet e computer dalle scuole, è vero, ma i tempi tecnici per la presentazione e la valutazione delle domande e la consegna dei dispositivi non permetteranno di colmare il gap creatosi in ormai quasi due mesi di interruzione delle lezioni regolari. Resta poi il problema sicurezza: alcune piattaforme di larghissima diffusione - come ad esempio Zoom - hanno evidenziato falle dal punto di vista della riservatezza dei dati. In mancanza di una piattaforma ufficiale erogata dal ministero e testata dal punto di vista della privacy, intere classi - con tutti i loro dati personali - sono state costrette a migrazioni repentine verso la terra promessa di un'aula virtuale "sicura". L'offerta formativa a distanza predisposta dagli istituti scolastici, inoltre, rimane estremamente difforme: si va da scuole che hanno attivato un programma di video lezioni che riesce a coprire l'intero orario curricolare, ad altre che si limitano a far pervenire l'assegno domestico agli alunni, contando - fin troppo - sul supporto delle famiglie. Nulla, infine, è stato definito al momento in merito ai criteri per la valutazione finale, all'adozione dei nuovi libri di testo, all'esame di Stato che è ancora in bilico tra diverse ipotesi.

Ci vediamo presto, ci dicevamo all'inizio da un capo all'altro della webcam, sapendo in fondo di mentirci a vicenda. Dopo Pasqua, abbiamo auspicato, sempre meno convinti e domandandoci, in cuor nostro, se di ulteriore "vacanza" - nel senso etimologico di latenza, vuoto - vi fosse effettiva necessità. A maggio sicuramente, ci siamo augurati, sapendo con certezza che invece no. E infine: a settembre. Forse.

Mentre in Europa la scuola si prepara alla fase 2 e viene predisposto il graduale e progressivo ritorno degli studenti nelle aule, in Italia si paventa direttamente l'approdo a una fase 3: didattica a distanza fino a settembre e tutti in classe a partire da ottobre. Intanto i nostri alunni si fanno sempre più lontani, nei loro occhi si legge una consapevolezza: la scuola è finita ed è inutile far finta di non esser già in vacanza.
 
Ma l'8 settembre per l'Italia non fu solo la data dell'armistizio, segnò anche l'inizio della Resistenza. E può essere forse questa la fase 2 della scuola italiana, in vista del nostro 25 aprile: resistere nonostante tutto, insegnare ai nostri alunni a proseguire una battaglia non necessariamente per vincerla, ma per non perdere se stessi.
 
L'autrice insegna in un liceo di Napoli e ha scritto "Il treno dei bambini" (Einaudi Stile Libero, 2019)