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L’estate da salvare

La corsa del turismo. “Nuove regole subito o addio vacanze”
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Roma - Potrebbe esserci tutto, tranne la vacanza. Il settore turistico vuole ripartire, ma sono gli stessi imprenditori a chiedersi che stagione estiva potrà essere, ingabbiata in tre grandi problemi. Tutto si gioca intorno ai protocolli, cioè le regole che si dovranno rispettare e far rispettare per evitare i contagi, alla sanificazione, cioè gli standard di disinfezione degli spazi pubblici e di lavoro e, non ultima, alla responsabilità, per stabilire chi deve far rispettare protocolli e regole. E, soprattutto, chi potrebbe essere legalmente responsabile se un campeggio, un hotel o un rifugio si rivelassero un focolaio di contagi.

La parola assente è appunto “vacanze”. Si parla di necessità di avere subito una data per ripartire, di stagione irrimediabilmente compromessa, di presenze in calo del 60 per cento, di difficoltà dei trasporti e di sostegno economico per le imprese. Però, come osserva il presidente di Fed…
Roma - Potrebbe esserci tutto, tranne la vacanza. Il settore turistico vuole ripartire, ma sono gli stessi imprenditori a chiedersi che stagione estiva potrà essere, ingabbiata in tre grandi problemi. Tutto si gioca intorno ai protocolli, cioè le regole che si dovranno rispettare e far rispettare per evitare i contagi, alla sanificazione, cioè gli standard di disinfezione degli spazi pubblici e di lavoro e, non ultima, alla responsabilità, per stabilire chi deve far rispettare protocolli e regole. E, soprattutto, chi potrebbe essere legalmente responsabile se un campeggio, un hotel o un rifugio si rivelassero un focolaio di contagi.

La parola assente è appunto “vacanze”. Si parla di necessità di avere subito una data per ripartire, di stagione irrimediabilmente compromessa, di presenze in calo del 60 per cento, di difficoltà dei trasporti e di sostegno economico per le imprese. Però, come osserva il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, «la verità è che le nostre aziende potranno ripartire quando si riaprirà al turismo. Gli alberghi non sono mai stati chiusi per Dpcm, ma al momento dal Governo non abbiamo ancora sentito pronunciare la parola “vacanza”. Non ci sono ancora indicazioni sul fatto che si possa partire per concedersi un soggiorno fuori dalla propria regione di residenza».

E si va in ordine sparso. Molte Regioni a vocazione turistica come l’Emilia Romagna riuniscono le associazioni, ascoltano i propri vertici sanitari e provano a stilare dei protocolli, pronte a partire in autonomia dai primi di giugno. «Servono 30/40 giorni per allestire le spiagge, non è più rimandabile che ci siano fornite delle linee guida - dice il presidente di Fiba, l’associazione dei balneari, Maurizio Rustignoli - altrimenti molte imprese rischiano di non poter riaprire». Dal Mibact fanno sapere che per organizzare la riapertura attendono a loro volta le regole stabilite dalla Commissione per la ripartenza presieduta da Vittorio Colao. Chi anela a una vacanza non disdice le prenotazioni, ma pur se nella “stessa spiaggia, stesso mare”, l’atmosfera sarà diversa.

La spiaggia. Tra gli ombrelloni 3,5 metri. Niente tornei sulla sabbia
Sarà una spiaggia senza ballo. Niente rotonda sul mare, niente musichetta che richiama all’aperitivo. La bozza di protocollo in discussione in Emilia Romagna, che cerca di dare risposte alla sua importante industria balneare e alla quale già guardano altre Regioni per ispirarsi, lo dice chiaro: «vietare gli intrattenimenti danzanti e gli eventi musicali di qualsiasi genere, con la sola eccezione di quelli esclusivamente di “ascolto” con postazioni sedute che garantiscano il distanziamento interpersonale». Si sta ancora discutendo della distanza tra un ombrellone a l’altro, ma per mantenere il distanziamento alle aree giochi dei bambini si accederà su prenotazione, non ci sarà il torneone di calcio balilla, né quello di beach volley. E se piove ci si bagna, perché non ci si potrà riparare tutti al bar. E chi certe cose le rifugge e ama la spiaggia libera ha ancora meno certezze: probabile debba vagare alla ricerca di una poco affollata dove stendere la stuoia.

Gli alberghi. Via i tappeti e alcuni arredi. Ma come pulire i cuscini?
In teoria gli alberghi non sono mai stati chiusi per Decreto, ma in pratica molti hotel hanno deciso che i ricavi non garantivano di coprire i costi, soprattutto visto che i servizi di bar e ristorante erano invece vietati. Per ripartire, ripetono le associazioni, servono regole chiare sui criteri di pulizia e di formazione del personale, perché c’è bisogno di «essere tutelati e di lavorare con le spalle coperte. L’albergatore sarà il primo responsabile di qualsiasi contagio covid si dovesse verificare nella propria struttura». Ma non solo: se il grande hotel può permettersi di allestire con relativa facilità percorsi di accesso rispettosi del distanziamento sociale, la piccola pensione in cui la sera si cena tutti alla stessa ora a buffet deve rivedere tutta l’organizzazione. E ancora, come va fatta la sanificazione nelle stanze? Via tappeti e arredi che non si possono pulire, ma che si fa con cuscini e coperte? Per molti, già oggi è tardi per predisporre tutto.

Il campeggio. Grandi spazi e all’aperto ma c’è l’incognita docce
«Le caratteristiche del campeggio, cioè i grandi spazi e l’essere all’aria aperta, sono oggi più che mai un valore aggiunto. Le distanze per evitare il contagio possono essere rispettate senza problemi e non ci preoccupa l’aspetto sanitario, perché pulizia e igiene sono da sempre un fiore all’occhiello delle nostre strutture». La fiducia guida Monica Saielli, presidente di Assocamping e proprietaria di una struttura a Riccione, ma da altre Regioni arrivano pareri più preoccupati. Ancora una volta, per le strutture più piccole è già troppo tardi per adeguarsi a regole che, per altro, non sono ancora chiare. Per esempio: le docce vanno sanificate dopo ogni uso? E che fila si formerà per l’accesso ai blocchi sanitari? C’è chi pensa ad aumentare il numero di docce sulla spiaggia, ma per le toilette resta il dubbio. C’è poi il personale da formare e i cartelli da piazzare, tutto per un periodo di apertura che potrebbe essere troppo breve per rientrare delle spese.

I rifugi. Sale troppo piccole, impossibile stare distanti
Angelo Iellici viene da una famiglia che gestisce un rifugio in Trentino da oltre cento anni ed è anche presidente del Coordinamento nazionale rifugi. «Chi gestisce un rifugio ha da sempre il compito di dare riparo al viandante delle montagne. Ora sorge il problema di dover dire no a persone che, trovandosi in difficoltà, ci chiederanno ospitalità, soccorso e aiuto e non solo per un improvviso temporale». Insomma, se al mare ci si può bagnare o tornare in auto, in montagna gli escursionisti non possono essere lasciati all’aperto. Anche i rifugi aspettano norme chiare, ma paventano la chiusura delle strutture perché nei loro bar e nei loro posti di ristoro le persone vanno proprio per stare al chiuso. Si tratta spesso di sale non grandi, fuori dalle quali si creerebbero file interminabili per rispettare le norme di distanziamento. «Noi ci saremo come presidio della montagna- conclude Iellici - ma non ci si lasci soli».

I parchi divertimenti. Difficile sanificare i giochi, nessuno riuscirà ad aprire
I parchi acquatici hanno in pratica già rinunciato ad aprire. Di solito cominciano le attività a metà giugno, fino alla prima settimana di settembre, ma i lavori per la manutenzione per attrezzare i giochi cominciano almeno un mese prima. Difficile rimettere in moto macchinari e strutture rimaste chiuse per oltre otto mesi in quattro e quattr’otto. E come rivedere in così poco tempo i percorsi, per garantire il distanziamento? Potrebbero riaprire i parchi avventura, perché sono all’aria aperta, ma come garantire la disinfezione di caschi e imbragature ad ogni nuovo ospite? Ci sono infine i parchi tematici, che hanno gli stessi problemi di disinfezione di sedili e attrezzature e, in più, offrono agli ospiti anche degli spettacoli. E per quanto riguarda l’intrattenimento e gli eventi, la prospettiva di una riapertura è ancora meno chiara che per il settore turistico.

Le case. Le pulizie restano un rebus e molti affittano in nero
L’associazione dei gestori di proprietà immobiliari, in pratica le case in affitto per le vacanze, avevano denunciato il problema fin dall’inizio dell’emergenza, quando si erano visti disdire le prenotazioni dall’estero in seguito alla chiusura dei voli verso il nostro Paese. Denunciavano che, a fronte di sforzi per far emergere il sommerso e disciplinare le attività, molti sarebbero tornati, in pratica, ad affittare in nero. Di fatto, non ci sono norme e regole per chi affitta una casa e il più grande attore nel campo, AirBnb, in questo periodo ha preferito osservare un prudente silenzio. Il problema principale è la pulizia, che è ben diversa dalla sanificazione. Sui due termini non c’è nulla di chiaro anche per imprese turistiche ben più controllate. Conterà il rapporto di fiducia tra inquilino e proprietario. Oppure il primo giorno di vacanza sarà passato con mascherina e guanti a pulire l’appartamento.