L'Alto Adige riapre. Kompatscher: "Ingiustificato restare chiusi: presto riapriremo anche i confini"
Giampaolo Visetti , di GIAMPAOLO VISETTIIl governatore altoatesino: "Il nostro indice RO è stabilmente sotto l'1%: non ha senso tenere tutto bloccato"
BOLZANO - "La nostra cultura guarda storicamente al Nord dell'Europa. Il valore primario è la responsabilità individuale, coniugata con il senso della comunità. La condizione di questo equilibrio è il rigoroso rispetto collettivo delle regole. Preso atto che tali presupposti in queste settimane qui hanno resistito, abbiamo deciso che l'Alto Adige può applicare le prerogative riconosciute dallo Stato all'autonomia speciale e anticipare la fase 3 per accelerare la ripresa dell'economia, che non può più restare paralizzata dal coronavirus". Arno Kompatscher nega "uno strappo con Roma" dopo che nella notte il consiglio provinciale ha posto fine al lockdown imposto dal governo Conte l'8 marzo. "Il modello della differenziazione regionale delle misure - spiega a Repubblica il governatore altoatesino - era stato condiviso con il governo e con il ministro Boccia. Solo nelle ultime due settimane Roma …
BOLZANO - "La nostra cultura guarda storicamente al Nord dell'Europa. Il valore primario è la responsabilità individuale, coniugata con il senso della comunità. La condizione di questo equilibrio è il rigoroso rispetto collettivo delle regole. Preso atto che tali presupposti in queste settimane qui hanno resistito, abbiamo deciso che l'Alto Adige può applicare le prerogative riconosciute dallo Stato all'autonomia speciale e anticipare la fase 3 per accelerare la ripresa dell'economia, che non può più restare paralizzata dal coronavirus". Arno Kompatscher nega "uno strappo con Roma" dopo che nella notte il consiglio provinciale ha posto fine al lockdown imposto dal governo Conte l'8 marzo. "Il modello della differenziazione regionale delle misure - spiega a Repubblica il governatore altoatesino - era stato condiviso con il governo e con il ministro Boccia. Solo nelle ultime due settimane Roma ha frenato, in attesa dei dati epidemiologici dei territori più colpiti dal virus. In provincia di Bolzano però i numeri ci sono e dicono che il nostro indice R0 è stabilmente sotto l'1%. A questo punto, sempre in contatto con il ministero della Salute, imponendo regole rigide di protezione e distanziamento, tenere bloccate persone e aziende non è più giustificato".
Perché ha deciso di anticipare adesso la riapertura totale dell'Alto Adige?
"Ci siamo basati sui dati epidemiologici. All'inizio dell'epidemia l'Alto Adige è stato molto colpito dal Covid-19. Tra fine febbraio e inizi di marzo qui c'erano molti turisti, italiani e del resto d'Europa. Abbiamo pienamente condiviso le misure restrittive decretate dal governo Conte, prese a modello da molti altri Paesi. Poi però qui lo sviluppo del contagio è stato positivo e ora è sotto controllo. Per questo possiamo fidarci della responsabilità e del senso civico dei cittadini".
Come è pianificata la ripartenza?
"Oggi la legge provinciale che regola la fase 3 sarà pubblicata sulla gazzetta ufficiale. Da domani, sabato, possono riaprire i negozi, che però saranno tutti chiusi domenica. Sempre domani possono ripartire industrie e imprese artigianali. Con lunedì toccherà a bar, ristoranti, musei, biblioteche, parrucchieri e centri estetici. Dal 18 maggio, a gruppi ridotti, riapriremo nidi e asili. Il 25 il piano sarà completato con alberghi e funivie".
Quali sono le regole da rispettare?
"Tutte quelle previste a livello nazionale. Resta l'obbligo della mascherina e nei locali pubblici il distanziamento tra persone sarà di 2 metri. Vietati gli assembramenti: anche scuole, università e sport di squadra dovranno aspettare. Siamo un territorio piccolo, con una popolazione ridotta e sparsa tra valli con tanti centri abitati di pochi abitanti : controllare il rispetto delle norme di sicurezza è possibile".
Non crede che resti comunque la sensazione di un Alto Adige che va avanti da solo, senza aspettare il resto del Paese di cui fa parte?
"La realtà sanitaria di oggi qui non rende più legittima, da parte dell'ente pubblico, la limitazione della libertà, personale, sociale e d'impresa. Nessuno strappo con Roma, che nella fase dell'emergenza ha operato bene. Ma nemmeno lo Stato può imporre a tempo indeterminato la chiusura di un territorio in cui la presenza del virus è scesa sotto la soglia della sicurezza collettiva".
Come controllerà che questa sicurezza sanitaria sia reale e non piegata agli interessi economici?
"Con un monitoraggio stretto. Seguiremo i dati giorno per giorno, pronti a tamponi a tappeto e a micro zone rosse circoscritte ai luoghi in chi dovessero riaccendersi focolai. In partenza ci sono anche i test sierologici, per accertare il raggiungimento dell'immunità di gregge".
Non crede che l'esempio dell'Alto Adige costringerà tutti i governatori delle regioni italiane ad anticipare i tempi della riapertura totale, mettendo in secondo piano le ragioni della salute pubblica?
"Penso che a questo punto il modello giusto sia quello della differenziazione territoriale. Chi può riaprire, in base alla curva epidemiologica, riapre in sicurezza: chi non può, resiste e aspetta".
Gli altoatesini potranno spostarsi anche nelle altre regioni?
"No. Le regole valgono solo in provincia di Bolzano, dove già è abolita l'autocertificazione per spostarsi. Bar, ristoranti, negozi e alberghi per ora potranno contare solo su clienti locali. Dal resto d'Italia l'Alto Adige resterà raggiungibile solo in base alle condizioni straordinarie previste dal governo, non per turismo"
Gli studenti universitari possono già andare in Tirolo, senza quarantena?
"Sì, grazie ad un accordo tra Bolzano e Vienna. Appena gli atenei riapriranno, questo sarà possibile. Stiamo lavorando però a qualcosa di più".
A cosa?
"In Austria il contagio è basso da settimane, in Svizzera è in rapida discesa. Accordi bilaterali presto possono riaprire alla libera circolazione tra Alto Adige, Austria e Svizzera. Per turismo e affari è fondamentale. Stiamo però lavorando anche ad un accordo con la Germania, da cui proviene la maggioranza dei nostri ospiti. Vogliamo essere apripista anche in questo settore, cruciale per la ripresa economia dell'Italia. Il modello è quello degli accordi bilaterali, o trilaterali tra zone confinanti: la parola definitiva spetta però al ministero degli Esteri".
Non teme che agendo così si dia una spallata fatale all'Unione europea?
"Io resto favorevole ad un accordo europeo. Tenere chiusa la Ue, mentre gli Stati riaprono, non ha più senso. Proprio il lockdown interno all'Europa può mettere in crisi il senso comune di appartenenza e di solidarietà. Per questo, se trovare un accordo europeo si rivelasse lento e difficile, gli accordi tra territori possono alleviare i danni economici, sociali e politici".
Perché ha deciso di anticipare adesso la riapertura totale dell'Alto Adige?
"Ci siamo basati sui dati epidemiologici. All'inizio dell'epidemia l'Alto Adige è stato molto colpito dal Covid-19. Tra fine febbraio e inizi di marzo qui c'erano molti turisti, italiani e del resto d'Europa. Abbiamo pienamente condiviso le misure restrittive decretate dal governo Conte, prese a modello da molti altri Paesi. Poi però qui lo sviluppo del contagio è stato positivo e ora è sotto controllo. Per questo possiamo fidarci della responsabilità e del senso civico dei cittadini".
Come è pianificata la ripartenza?
"Oggi la legge provinciale che regola la fase 3 sarà pubblicata sulla gazzetta ufficiale. Da domani, sabato, possono riaprire i negozi, che però saranno tutti chiusi domenica. Sempre domani possono ripartire industrie e imprese artigianali. Con lunedì toccherà a bar, ristoranti, musei, biblioteche, parrucchieri e centri estetici. Dal 18 maggio, a gruppi ridotti, riapriremo nidi e asili. Il 25 il piano sarà completato con alberghi e funivie".
Quali sono le regole da rispettare?
"Tutte quelle previste a livello nazionale. Resta l'obbligo della mascherina e nei locali pubblici il distanziamento tra persone sarà di 2 metri. Vietati gli assembramenti: anche scuole, università e sport di squadra dovranno aspettare. Siamo un territorio piccolo, con una popolazione ridotta e sparsa tra valli con tanti centri abitati di pochi abitanti : controllare il rispetto delle norme di sicurezza è possibile".
Non crede che resti comunque la sensazione di un Alto Adige che va avanti da solo, senza aspettare il resto del Paese di cui fa parte?
"La realtà sanitaria di oggi qui non rende più legittima, da parte dell'ente pubblico, la limitazione della libertà, personale, sociale e d'impresa. Nessuno strappo con Roma, che nella fase dell'emergenza ha operato bene. Ma nemmeno lo Stato può imporre a tempo indeterminato la chiusura di un territorio in cui la presenza del virus è scesa sotto la soglia della sicurezza collettiva".
Come controllerà che questa sicurezza sanitaria sia reale e non piegata agli interessi economici?
"Con un monitoraggio stretto. Seguiremo i dati giorno per giorno, pronti a tamponi a tappeto e a micro zone rosse circoscritte ai luoghi in chi dovessero riaccendersi focolai. In partenza ci sono anche i test sierologici, per accertare il raggiungimento dell'immunità di gregge".
Non crede che l'esempio dell'Alto Adige costringerà tutti i governatori delle regioni italiane ad anticipare i tempi della riapertura totale, mettendo in secondo piano le ragioni della salute pubblica?
"Penso che a questo punto il modello giusto sia quello della differenziazione territoriale. Chi può riaprire, in base alla curva epidemiologica, riapre in sicurezza: chi non può, resiste e aspetta".
Gli altoatesini potranno spostarsi anche nelle altre regioni?
"No. Le regole valgono solo in provincia di Bolzano, dove già è abolita l'autocertificazione per spostarsi. Bar, ristoranti, negozi e alberghi per ora potranno contare solo su clienti locali. Dal resto d'Italia l'Alto Adige resterà raggiungibile solo in base alle condizioni straordinarie previste dal governo, non per turismo"
Gli studenti universitari possono già andare in Tirolo, senza quarantena?
"Sì, grazie ad un accordo tra Bolzano e Vienna. Appena gli atenei riapriranno, questo sarà possibile. Stiamo lavorando però a qualcosa di più".
A cosa?
"In Austria il contagio è basso da settimane, in Svizzera è in rapida discesa. Accordi bilaterali presto possono riaprire alla libera circolazione tra Alto Adige, Austria e Svizzera. Per turismo e affari è fondamentale. Stiamo però lavorando anche ad un accordo con la Germania, da cui proviene la maggioranza dei nostri ospiti. Vogliamo essere apripista anche in questo settore, cruciale per la ripresa economia dell'Italia. Il modello è quello degli accordi bilaterali, o trilaterali tra zone confinanti: la parola definitiva spetta però al ministero degli Esteri".
Non teme che agendo così si dia una spallata fatale all'Unione europea?
"Io resto favorevole ad un accordo europeo. Tenere chiusa la Ue, mentre gli Stati riaprono, non ha più senso. Proprio il lockdown interno all'Europa può mettere in crisi il senso comune di appartenenza e di solidarietà. Per questo, se trovare un accordo europeo si rivelasse lento e difficile, gli accordi tra territori possono alleviare i danni economici, sociali e politici".