Se pensate che le fake news fabbricate durante l’emergenza Covid 19 dalla macchina della disinformazione russo-cinese siano soltanto rumore di fondo, un fastidioso ma innocuo inquinamento acustico nel grande dibattito che anima i social network, allora è bene che leggiate questa storia. Che inizia a marzo in Cecoslovacchia e finisce un mese dopo a Maddaloni, in provincia di Napoli. Dove un paio di antenne telefoniche vengono date alle fiamme.
Le antenne di Maddaloni
Il 21 marzo l’agenzia stampa
Sputnik, organica agli interessi del Cremlino, scrive sul proprio sito in lingua cecoslovacca che le radiazioni degli impianti 5G, la rete superveloce di quinta generazione su cui si concentrano gli interessi di tutte le superpotenze mondiali, provocano la mutazione del Covid 19 e facilitano l’infezione. Nell’articolo si citano imprecisate “fonti” e “studi scientifici”. Il 5 aprile, poi, i social in lingua araba vengono infestati da un’altra notizia dello stesso tenore, che accredita la seguente tesi: è una bugia che il contagio sia partito dalla Cina, perché in realtà è dovuto ai test effettuati sulla rete 5G. L’eco della bufala risuona in tutto il mondo. Rimbalza in Italia dove i gruppi no-vax la rilanciano. Arriva a Maddaloni, nella pagina Facebook aperta da alcuni cittadini del comune casertano. Se ne parla tanto. Il 15 aprile il sindaco firma un’ordinanza per bloccare l’installazione e la sperimentazione delle tecnologie 5G nel territorio comunale. E una settimana dopo un gruppo di balordi incendia due torri telefoniche dell’infrastruttura del 3G e del 4G. Risultato: un pezzo di città resta senza segnale. La stessa cosa accade nel Regno Unito: più di 70 impianti sono stati incendiati e vandalizzati. A dimostrazione che i pericoli dell’“infodemia” eterodiretta da Mosca e Pechino, sollevati dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, non riguardano solo l’Italia. E non rimangono confinati nell’arena digitale.
Russia e Cina, gemelli diversi
A monitorare il profluvio di fake news legate al Covid 19 è la divisione analisi strategiche del Seae, il Servizio dell’Unione europea responsabile per gli affari esteri che collabora anche con i Paesi G7 e Nato. Nell’ultimo report, aggiornato al 18 maggio, contano più di 500 messaggi di disinformazione pro-Cremlino, provenienti da
Rt,
Sputnik e
Ria Novosti. «I canali tv controllati dal governo russo — si legge nel dossier Seae — usano l’emergenza per costruire una contronarrativa sul presunto collasso dei valori perversi dell’Occidente (“Nessuno in Europa organizza più parate per i gay”) e l’abbandono dell’Ucraina (“L’Occidente ha usato l’Ucraina come immondizia”)». «Sia la Russia che la Cina utilizzano le fake news per dimostrare che i regimi autocratici sono superiori alle democrazie», sostiene il deputato Pd
Enrico Borghi, estensore della relazione del Copasir che, per la prima volta, ha messo nero su bianco il rischio dell’infodemia nel nostro Paese. «Ma la Russia lo fa per garantirsi un posto da superpotenza nell’ordine mondiale. La Cina, quell’ordine, vuole sovvertirlo, sostituendosi agli Stati Uniti».
I laboratori Usa e Bill Gates
Bufale verosimili che raccontano di fantomatici «laboratori segreti statunitensi che hanno provocato il colera in Ucraina», di «bio-laboratori americani da cui è partito il contagio in Armenia e in Georgia», di piani di invasione Nato in Bielorussa bloccati dalla pandemia, di sostegno all’Italia «arrivato solo da Russia, Cina e Cuba». Teorie cospirazioniste che vogliono ora l’Oms «coinvolta in un complotto per ridurre la popolazione globale», ora gli aiuti ai cittadini della Moldavia «dirottati dalle pensioni e destinati alle ong». Infine, l’attacco ai filantropi come
Bill Gates accusato di essere l’eminenza diabolica che ha creato il virus per conquistare, con il suo vaccino, «il dominio globale».
Il salto di qualità delle bot
Nell’armamentario della fabbrica di fake news, inoltre, il Covid è stato sfruttato per testare nuovi strumenti, accanto ai soliti troll e agli account falsi. «Tradizionalmente per amplificare il messaggio si usano le botnet, reti di profili anonimi facilmente individuabili perché non hanno follower», spiega Alberto Pelliccione, a capo di una delle più importanti società europee di cybersicurezza. «Ora invece abbiamo visto che vengono hackerati account veri, dunque credibili, trasformati in megafoni della propaganda». Come nel caso riferito da
Pelliccione di quell’utente cinese che durante la pandemia ha postato tweet di elogio alla polizia di Hong Kong, messaggi contro gli Stati Uniti, e post a favore del governo di
Xi Jinping. Tutto a sua insaputa.