"Non spegnete le luci dello spettacolo"
Gianluca Durno , di GIANLUCA DURNOFausto Perri, storico tecnico delle luci innamorato del teatro, in piazza per chiedere attenzioni dal Governo
Sono tanti, l'uno a un metro e mezzo dall'altro, come vogliono le disposizioni anti covid-19. Hanno l'aspetto regolare delle forme geometriche le prime manifestazioni dell'anno della pandemia. In piedi, all'interno di quadrati disegnati col gesso sul pavimento di piazza De Ferrari a Genova, stanno le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo e dalla cultura. “Per la prima volta, uniti” per chiedere misure d'aiuto concrete al Governo. Tra i corpi di uomini e donne, attori e musicisti, scenografici e costumisti, c'è anche Fausto Perri, tecnico delle luci genovese di 55 anni, 33 dei quali passati a illuminare i palchi dei teatri e le scene dei film. “Senza luci non ci sarebbero gli spettacoli. Senza luci, non ci esiterebbe il cinema”, spiega. Perri è entrato nel mondo del light design che aveva 22 anni, nel 1987, quando fu catapultato, quasi per caso, nella tournée della Putta onorata, opera di Carlo Goldoni messa…
Sono tanti, l'uno a un metro e mezzo dall'altro, come vogliono le disposizioni anti covid-19. Hanno l'aspetto regolare delle forme geometriche le prime manifestazioni dell'anno della pandemia. In piedi, all'interno di quadrati disegnati col gesso sul pavimento di piazza De Ferrari a Genova, stanno le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo e dalla cultura. “Per la prima volta, uniti” per chiedere misure d'aiuto concrete al Governo. Tra i corpi di uomini e donne, attori e musicisti, scenografici e costumisti, c'è anche Fausto Perri, tecnico delle luci genovese di 55 anni, 33 dei quali passati a illuminare i palchi dei teatri e le scene dei film. “Senza luci non ci sarebbero gli spettacoli. Senza luci, non ci esiterebbe il cinema”, spiega. Perri è entrato nel mondo del light design che aveva 22 anni, nel 1987, quando fu catapultato, quasi per caso, nella tournée della Putta onorata, opera di Carlo Goldoni messa in scena dal regista Marco Sciaccaluga, con la partecipazione dell'attrice Elisabetta Pozzi, poi vincitrice, nel 1992, del David di Donatello per il film Maledetto il giorno che t'ho incontrato di Carlo Verdone. “Devo dire grazie a uno dei maestri di questo mestiere qual era Sandro Sussi, anche lui di Genova: fu lui a instradarmi. Rimasi folgorato dalla bellezza e dalle emozioni del teatro. Da quel giorno, non me ne andai più”.
Fausto, insieme a tanti suoi colleghi, oggi è sceso in strada per manifestare il proprio dissenso verso le “insufficienti misure del Governo”, ma soprattutto per proporre delle soluzioni per risolvere la crisi del settore della cultura. Il capoluogo ligure è una delle tredici città italiane – tra cui Milano, Torino, Firenze, Venezia e Palermo – in cui attori, musicisti, tecnici e operatori si sono riuniti per mandare una richiesta d'aiuto alle Istituzioni: “Siamo una massa di lavoratori che vuol vedere riconosciuta la propria professionalità. Abbiamo raggiunto una nuova consapevolezza di categoria”. La vita di chi lavora nel mondo dello spettacolo è diversa da quella di ha altri impieghi. “La valigia è sempre sfatta affianco al letto; sempre pronti a partire – racconta Perri –. Con il tempo può essere faticoso, ma è una scelta di vita”. Sono centinaia di migliaia gli operatori che lavorano dietro gli spettacoli che andiamo a vedere: che siano a teatro, o in uno stadio, le esibizioni sono il frutto del lavoro certosino di squadre di montatori, tecnici delle luci, fonici, sarte, attrezzisti, direttori di scena e molti altri: “Le persone pensano che basti girare le luci e tutto è fatto, ma questo è un lavoro che richiede buon gusto, esperienza e sensibilità con i colleghi. Le luci creano le atmosfere dei film e degli spettacoli. Senza, sarebbe tutto piatto”.
Nella sua carriera Perri ha lavorato sia come freelance per importanti brand dell'alta moda, sia come tecnico delle luci per il teatro Stabile di Genova; come parte della crew dell'attrice Mariangela Melato e per il festival dei Due Mondi di Spoleto: “Quello delle luci è un settore che muove un indotto spaventoso. Basti pensare ai convegni e alle fiere: il 50 per cento degli alberghi vengono occupati da queste manifestazioni. Al di là del lavoro dei tecnici, questa è una grave perdita per tutto il Paese”. I soldi sono importanti, ma è dalla cultura che si giudica il valore di una nazione. E l'Italia ha visto oggi a De Ferrari a Genova, così in altre piazze della Penisola, migliaia di attori e musicisti che non si sono esibiti in performance o spettacoli, ma che hanno protestato per aver migliori condizioni di lavoro e una vita più dignitosa: “Dall'inizio del lockdown, siamo rimasti senza lavoro e completamente dimenticati – spiega l'attrice Elena Dragonetti –. Ci siamo organizzati in tavoli di confronto per studiare e approfondire tematiche legate al nostro mestiere, con l’obiettivo di richiedere maggiori tutele per la nostra categoria e arrivare ad una vera e propria proposta di riforma della legge sullo spettacolo”.
Dragonetti vive sui palchi da 20 anni: “Questo periodo di stop totale è stato davvero duro per noi. Il problema è che il sistema del nostro lavoro non è uniforme. Ci sono tanti tipi di contratto diversi e questo comporta divisione tra lavoratori e minori diritti”. Eclatante fu il caso, durante il lockdown, delle 30 giornate di lavoro retribuite che, secondo il ministero della Cultura, sarebbero state necessarie per accedere al bonus dei 600 euro: “La maggior parte di noi non è riuscita a metterle insieme e certo non perché non lavoriamo, anzi. La verità è che c'è tutta una parte di lavoro che non viene riconosciuta a livello contributivo. A volte, neanche a livello retributivo”. L'altro dramma che segna le giornate di chi opera in questo settore è la riapertura dei teatri prevista per il 15 giugno: “È una falsa ripartenza: si stima che l'80 per cento dei lavoratori non tornerà alla propria occupazione. E che solo una piccola parte del settore, circa il 15 per cento, potrà riprendere le attività. Le realtà che organizzano piccoli eventi, che in Italia sono la maggior parte, non avranno le forze per andare avanti” Il messaggio di oggi è chiaro: “Non lasciamo che le luci si spengano sullo spettacolo e sulla cultura”.
Fausto, insieme a tanti suoi colleghi, oggi è sceso in strada per manifestare il proprio dissenso verso le “insufficienti misure del Governo”, ma soprattutto per proporre delle soluzioni per risolvere la crisi del settore della cultura. Il capoluogo ligure è una delle tredici città italiane – tra cui Milano, Torino, Firenze, Venezia e Palermo – in cui attori, musicisti, tecnici e operatori si sono riuniti per mandare una richiesta d'aiuto alle Istituzioni: “Siamo una massa di lavoratori che vuol vedere riconosciuta la propria professionalità. Abbiamo raggiunto una nuova consapevolezza di categoria”. La vita di chi lavora nel mondo dello spettacolo è diversa da quella di ha altri impieghi. “La valigia è sempre sfatta affianco al letto; sempre pronti a partire – racconta Perri –. Con il tempo può essere faticoso, ma è una scelta di vita”. Sono centinaia di migliaia gli operatori che lavorano dietro gli spettacoli che andiamo a vedere: che siano a teatro, o in uno stadio, le esibizioni sono il frutto del lavoro certosino di squadre di montatori, tecnici delle luci, fonici, sarte, attrezzisti, direttori di scena e molti altri: “Le persone pensano che basti girare le luci e tutto è fatto, ma questo è un lavoro che richiede buon gusto, esperienza e sensibilità con i colleghi. Le luci creano le atmosfere dei film e degli spettacoli. Senza, sarebbe tutto piatto”.
Nella sua carriera Perri ha lavorato sia come freelance per importanti brand dell'alta moda, sia come tecnico delle luci per il teatro Stabile di Genova; come parte della crew dell'attrice Mariangela Melato e per il festival dei Due Mondi di Spoleto: “Quello delle luci è un settore che muove un indotto spaventoso. Basti pensare ai convegni e alle fiere: il 50 per cento degli alberghi vengono occupati da queste manifestazioni. Al di là del lavoro dei tecnici, questa è una grave perdita per tutto il Paese”. I soldi sono importanti, ma è dalla cultura che si giudica il valore di una nazione. E l'Italia ha visto oggi a De Ferrari a Genova, così in altre piazze della Penisola, migliaia di attori e musicisti che non si sono esibiti in performance o spettacoli, ma che hanno protestato per aver migliori condizioni di lavoro e una vita più dignitosa: “Dall'inizio del lockdown, siamo rimasti senza lavoro e completamente dimenticati – spiega l'attrice Elena Dragonetti –. Ci siamo organizzati in tavoli di confronto per studiare e approfondire tematiche legate al nostro mestiere, con l’obiettivo di richiedere maggiori tutele per la nostra categoria e arrivare ad una vera e propria proposta di riforma della legge sullo spettacolo”.
Dragonetti vive sui palchi da 20 anni: “Questo periodo di stop totale è stato davvero duro per noi. Il problema è che il sistema del nostro lavoro non è uniforme. Ci sono tanti tipi di contratto diversi e questo comporta divisione tra lavoratori e minori diritti”. Eclatante fu il caso, durante il lockdown, delle 30 giornate di lavoro retribuite che, secondo il ministero della Cultura, sarebbero state necessarie per accedere al bonus dei 600 euro: “La maggior parte di noi non è riuscita a metterle insieme e certo non perché non lavoriamo, anzi. La verità è che c'è tutta una parte di lavoro che non viene riconosciuta a livello contributivo. A volte, neanche a livello retributivo”. L'altro dramma che segna le giornate di chi opera in questo settore è la riapertura dei teatri prevista per il 15 giugno: “È una falsa ripartenza: si stima che l'80 per cento dei lavoratori non tornerà alla propria occupazione. E che solo una piccola parte del settore, circa il 15 per cento, potrà riprendere le attività. Le realtà che organizzano piccoli eventi, che in Italia sono la maggior parte, non avranno le forze per andare avanti” Il messaggio di oggi è chiaro: “Non lasciamo che le luci si spengano sullo spettacolo e sulla cultura”.