Più morti che in Italia, così il Brasile è diventato il nuovo focolaio del coronavirus
di DANIELE MASTROGIACOMOE il presidente negazionista Bolsonaro commenta: "Mi spiace per le tante vittime, ma prima o poi moriamo tutti"
Travolto dal Covid 19, il Brasile adesso è al terzo posto per morti nella pandemia mondiale. Dietro agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna, ha superato l’Italia e questo, per i brasiliani, ha l’effetto di una frustata che lascia smarrito un Paese diviso ma convinto, alla fine, che tutto passa e che la fame uccida più del virus.
Non è così: la dura realtà si impone con tre giorni consecutivi di record. Giovedì sera, con un ritardo di due ore che spiega molto da un punto di vista psicologico più che organizzativo, il ministero della Sanità ha comunicato il suo bollettino della tragedia: 1.473 morti e 34.021 contagi in sole 24 ore; martedì le vittime erano state 1.262, salite a 1.349 mercoledì. Il Brasile adesso conta un totale di oltre 615 mila contagi e 34.021 morti. Numeri crudi e implacabili. Il Covid 19 non guarda in faccia nessuno, colpisce tutti. L’indice RO, quello che fissa il tasso di …
Non è così: la dura realtà si impone con tre giorni consecutivi di record. Giovedì sera, con un ritardo di due ore che spiega molto da un punto di vista psicologico più che organizzativo, il ministero della Sanità ha comunicato il suo bollettino della tragedia: 1.473 morti e 34.021 contagi in sole 24 ore; martedì le vittime erano state 1.262, salite a 1.349 mercoledì. Il Brasile adesso conta un totale di oltre 615 mila contagi e 34.021 morti. Numeri crudi e implacabili. Il Covid 19 non guarda in faccia nessuno, colpisce tutti. L’indice RO, quello che fissa il tasso di …
Travolto dal Covid 19, il Brasile adesso è al terzo posto per morti nella pandemia mondiale. Dietro agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna, ha superato l’Italia e questo, per i brasiliani, ha l’effetto di una frustata che lascia smarrito un Paese diviso ma convinto, alla fine, che tutto passa e che la fame uccida più del virus.
Non è così: la dura realtà si impone con tre giorni consecutivi di record. Giovedì sera, con un ritardo di due ore che spiega molto da un punto di vista psicologico più che organizzativo, il ministero della Sanità ha comunicato il suo bollettino della tragedia: 1.473 morti e 34.021 contagi in sole 24 ore; martedì le vittime erano state 1.262, salite a 1.349 mercoledì. Il Brasile adesso conta un totale di oltre 615 mila contagi e 34.021 morti. Numeri crudi e implacabili. Il Covid 19 non guarda in faccia nessuno, colpisce tutti. L’indice RO, quello che fissa il tasso di contagio, resta saldamente sopra l’1. E questo, come tutti hanno imparato da tempo, significa che la pandemia è ancora fuori controllo.
La curva cresce. Ci sono solo tre Stati dove il coronavirus si sta normalizzando: Ceára, Pernambuco e Espírito Santo. Nelle ultime due settimane rilevate (17-30 maggio) si è stabilizzato. Il merito è dell’applicazione rigorosa delle misure di protezione: distanza sociale, mascherine, lavaggio frequente delle mani; uso, quando possibile, di gel e disinfettanti.
Jair Bolsonaro, negazionista e contrario ad ogni forma di lockdown, fa finta di niente ma evita, di fronte a dati incontrovertibili, di incitare il dissenso e la protesta contro le indicazioni della scienza. Sa bene, a malincuore, che il suo Brasile è adesso il cuore del coronavirus nel mondo.
I Paesi della regione, come Perú, Cile, Ecuador, fino al Messico, per non parlare del Centro America, registrano nuove impennate di contagi. Faticano a contenere il numero di morti che comunque sono inferiori, a fronte di un minor numero di abitanti, perché hanno subito applicato un lockdown rigoroso. Davanti a le tante incognite di questo maledetto Covid 19 non ci sono altre alternative. Il Brasile lo sperimenta sulla sua pelle.
Eduardo Macario, segretario supplente alla Sanità, l’unico autorizzato a rilasciare dati sull'andamento epidemiologico dopo la giostra di licenziamenti e la nomina di un generale della logistica come ministro, illumina le speranze dicendo che anche a Manaus, altro focolaio in piena Amazzonia, il virus tende a stabilizzarsi.
Ma il resto, dati, analisi, proiezioni, modelli matematici confermano che il Brasile è nel cuore della pandemia. Con alcune variabili. Il Nord e il Nordest sono investiti dal Covid 19; il Sud e il Centro mostrano segnali di tregua. Cinque gli Stati più colpiti: San Paolo (129.200 contagi; 8.560 morti); Rio de Janeiro (60.932 - 6.327); Ceará (59.795 - 3.813); Pará (48.049 - 3.416); Pernambuco (46.473 - 3.134).
Ma il quadro così complicato non ferma la voglia di ripartire su cui fa leva da settimane il presidente Bolsonaro. In cento giorni di pandemia, il leader della destra estrema al potere è passato dalla banalizzazione del virus, bollato come una gripezinha, un'influenzina, alla mobilitazione di fan e sostenitori nelle piazze, senza usare mascherine, abbracciando e stringendo mani, passeggiando nei quartieri tra hotdog comprati alle bancarelle e scattando selfie con i lavoratori ambulanti. Fino allo scontro duro con chi non la pensava come lui: il licenziamento dei ministri della Sanità che, in quanto medici, lo imploravano di adottare le misure di protezione applicate nel mondo. Il tutto esasperando un clima divisivo, polemizzando, fino alle minacce di un intervento militare, con la Corte Suprema e il Congresso e con i governatori che agivano autonomamente e chiudevano le città.
Nel pieno di una crisi politica e istituzionale è stato facile per il Covid 19 sommergere il Paese. Ora si procede a fare tamponi a raffica, analisi sierologiche, si lascia un po’ di autonomia ai governatori. Sette sono stati contagiati. Bolsonaro si è arreso, apparentemente, all’evidenza dei fatti. Ma sa di aver aperto una breccia nel muro del lockdown: San Paolo e Rio, assieme a tante altre grandi città, hanno riaperto.
Il governo estende per altri due mesi il contributo di 600 reais, meno di 100 euro, ai lavoratori informali. Il Senato approva il disegno di legge che obbliga l’uso delle mascherine. Meglio tardi che mai. Molti Stati allentano le misure di contenimento. Difficile tornare indietro. Il danno ormai è fatto. Il Brasile ha superato l’Italia. Ai 210 milioni di uomini e di donne, ricchi e poveri, neri e bianchi, che guardano con rabbia e sgomento l’uomo che doveva rifare grande il loro paese, Bolsonaro risponde per l’ennesima volta: “Mi spiace per le tante vittime, ma prima o poi moriamo tutti”.
Non è così: la dura realtà si impone con tre giorni consecutivi di record. Giovedì sera, con un ritardo di due ore che spiega molto da un punto di vista psicologico più che organizzativo, il ministero della Sanità ha comunicato il suo bollettino della tragedia: 1.473 morti e 34.021 contagi in sole 24 ore; martedì le vittime erano state 1.262, salite a 1.349 mercoledì. Il Brasile adesso conta un totale di oltre 615 mila contagi e 34.021 morti. Numeri crudi e implacabili. Il Covid 19 non guarda in faccia nessuno, colpisce tutti. L’indice RO, quello che fissa il tasso di contagio, resta saldamente sopra l’1. E questo, come tutti hanno imparato da tempo, significa che la pandemia è ancora fuori controllo.
La curva cresce. Ci sono solo tre Stati dove il coronavirus si sta normalizzando: Ceára, Pernambuco e Espírito Santo. Nelle ultime due settimane rilevate (17-30 maggio) si è stabilizzato. Il merito è dell’applicazione rigorosa delle misure di protezione: distanza sociale, mascherine, lavaggio frequente delle mani; uso, quando possibile, di gel e disinfettanti.
Jair Bolsonaro, negazionista e contrario ad ogni forma di lockdown, fa finta di niente ma evita, di fronte a dati incontrovertibili, di incitare il dissenso e la protesta contro le indicazioni della scienza. Sa bene, a malincuore, che il suo Brasile è adesso il cuore del coronavirus nel mondo.
I Paesi della regione, come Perú, Cile, Ecuador, fino al Messico, per non parlare del Centro America, registrano nuove impennate di contagi. Faticano a contenere il numero di morti che comunque sono inferiori, a fronte di un minor numero di abitanti, perché hanno subito applicato un lockdown rigoroso. Davanti a le tante incognite di questo maledetto Covid 19 non ci sono altre alternative. Il Brasile lo sperimenta sulla sua pelle.
Eduardo Macario, segretario supplente alla Sanità, l’unico autorizzato a rilasciare dati sull'andamento epidemiologico dopo la giostra di licenziamenti e la nomina di un generale della logistica come ministro, illumina le speranze dicendo che anche a Manaus, altro focolaio in piena Amazzonia, il virus tende a stabilizzarsi.
Ma il resto, dati, analisi, proiezioni, modelli matematici confermano che il Brasile è nel cuore della pandemia. Con alcune variabili. Il Nord e il Nordest sono investiti dal Covid 19; il Sud e il Centro mostrano segnali di tregua. Cinque gli Stati più colpiti: San Paolo (129.200 contagi; 8.560 morti); Rio de Janeiro (60.932 - 6.327); Ceará (59.795 - 3.813); Pará (48.049 - 3.416); Pernambuco (46.473 - 3.134).
Ma il quadro così complicato non ferma la voglia di ripartire su cui fa leva da settimane il presidente Bolsonaro. In cento giorni di pandemia, il leader della destra estrema al potere è passato dalla banalizzazione del virus, bollato come una gripezinha, un'influenzina, alla mobilitazione di fan e sostenitori nelle piazze, senza usare mascherine, abbracciando e stringendo mani, passeggiando nei quartieri tra hotdog comprati alle bancarelle e scattando selfie con i lavoratori ambulanti. Fino allo scontro duro con chi non la pensava come lui: il licenziamento dei ministri della Sanità che, in quanto medici, lo imploravano di adottare le misure di protezione applicate nel mondo. Il tutto esasperando un clima divisivo, polemizzando, fino alle minacce di un intervento militare, con la Corte Suprema e il Congresso e con i governatori che agivano autonomamente e chiudevano le città.
Nel pieno di una crisi politica e istituzionale è stato facile per il Covid 19 sommergere il Paese. Ora si procede a fare tamponi a raffica, analisi sierologiche, si lascia un po’ di autonomia ai governatori. Sette sono stati contagiati. Bolsonaro si è arreso, apparentemente, all’evidenza dei fatti. Ma sa di aver aperto una breccia nel muro del lockdown: San Paolo e Rio, assieme a tante altre grandi città, hanno riaperto.
Il governo estende per altri due mesi il contributo di 600 reais, meno di 100 euro, ai lavoratori informali. Il Senato approva il disegno di legge che obbliga l’uso delle mascherine. Meglio tardi che mai. Molti Stati allentano le misure di contenimento. Difficile tornare indietro. Il danno ormai è fatto. Il Brasile ha superato l’Italia. Ai 210 milioni di uomini e di donne, ricchi e poveri, neri e bianchi, che guardano con rabbia e sgomento l’uomo che doveva rifare grande il loro paese, Bolsonaro risponde per l’ennesima volta: “Mi spiace per le tante vittime, ma prima o poi moriamo tutti”.