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L'allarme del capo dell'Antimafia milanese: “La 'ndrangheta sfrutta il Covid per fare affari con i rifiuti“

Il procuratore aggiunto della Dda Alessandra Dolci critica due ordinanze della giunta regionale che aumentano la capacità di stoccaggio dei siti con un'autodichiarazione
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Nei mesi dell'emergenza sanitaria, "c'è stato un immediato interessamento a sfruttare l'occasione della pandemia". Perché "da una parte porta guadagni, dall'altra permette di allargare il proprio capitale sociale, la rete di relazioni all'interno della società e del mondo imprenditoriale". Sentita in audizione dal suo ufficio al Palazzo di giustizia di Milano dalla Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali il capo dell'Antimafia milanese Alessandra Dolci ha ribadito quanto il coronavirus possa diventare un affare per le mafie, in particolare per la 'ndrangheta. Ma ha anche criticato gli interventi di deregulation della politica, in particolare di Regione Lombardia, che non favoriscono i controlli, e rischiano di lasciare campo libero alle infiltrazioni dei clan.

E' il passaggio più significativo dell'intervento del procuratore aggiun…
Nei mesi dell'emergenza sanitaria, "c'è stato un immediato interessamento a sfruttare l'occasione della pandemia". Perché "da una parte porta guadagni, dall'altra permette di allargare il proprio capitale sociale, la rete di relazioni all'interno della società e del mondo imprenditoriale". Sentita in audizione dal suo ufficio al Palazzo di giustizia di Milano dalla Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali il capo dell'Antimafia milanese Alessandra Dolci ha ribadito quanto il coronavirus possa diventare un affare per le mafie, in particolare per la 'ndrangheta. Ma ha anche criticato gli interventi di deregulation della politica, in particolare di Regione Lombardia, che non favoriscono i controlli, e rischiano di lasciare campo libero alle infiltrazioni dei clan.

E' il passaggio più significativo dell'intervento del procuratore aggiunto della Direzione antimafia milanese, che critica due ordinanze della giunta regionale lombarda, quelle del primo aprile e del 20 maggio. "Mi hanno colpito per la previsione di un'autorizzazione in deroga ai limiti previsti per lo stoccaggio dei rifiuti, aumentati del 20% rispetto alla capacità ricettizia dei siti, senza che sia accompagnata da un aumento delle fideiussioni, e con una semplice autodichiarazione alla Città metropolitana".

Per il magistrato antimafia, "l'emergenza Covid non giustifica un tale provvedimento, anche perché nel periodo di lockdown non si è registrato un aumento della produzione di rifiuti". Per questo, ha ribadito Dolci, "ritengo che non sia il momento opportuno per una simile disciplina in deroga al regime ordinario". Soprattutto in settimane in cui è stato difficile monitorare e controllare siti e aree dismesse.

D'altronde anche le indagini in corso, ha spiegato il magistrato, hanno evidenziato "l'interesse della criminalità organizzata a rilevare, attraverso prestanome, società che hanno una regolare autorizzazione alla gestione dei rifiuti, così come imprese che si propongono per la sanificazione". Tra le inchieste citate, quella per il rogo all'impianto di Corteolona, a Pavia, che ha portato a ulteriori indagini su gruppi di calabresi collegati alla 'ndrangheta. "Un attività paradigmatica di come avviene l'infiltrazione nel settore - ha spiegato Alessandra Dolci - con i rifiuti in arrivo prevalentemente dalla Campania che finiscono a società che sono apparentemente in regola, ma che non hanno la capacità di smaltire quantità così ingenti di materiale secondo le regole". In altri casi, i carichi hanno fatto il percorso opposto: formalmente smaltite in Lombardia, in realtà finite in cave abusive in Calabria.

Ora il nuovo fronte della criminalità è la "gestione transfrontaliera" dei rifiuti, soprattutto verso l'est Europa. Una è partita con il sequestro di un treno nel Lecchese, pieno di "materiali misti e non recuperabili" diretti in Bulgaria e accompagnati da documenti che li classificavano come rifiuti ordinari. Ma su questa nuova emergenza ci sono "indagini in corso, ma coperte da segreto istruttorio".