AAA. Cercasi colf in regola con il Covid
di Lucia FrancoLa crisi del Coronavirus sta cambiando gli annunci per la ricerca e l'offerta del personale domestico. Aver superato la malattia diventa un atout da mettere sul piatto, nonostante le perplessità degli scienziati sull'effettiva immunità. Il virus che ha fatto perdere il lavoro a molti, diventa un passaporto per trovare un nuovo impiego (El País)
Lo scorso aprile Basilio Silgero, 46 anni, si è ammalato di Covid-19. È rimasto in ospedale una settimana e poi in isolamento a casa per altri 15 giorni. Lo stesso virus che gli ha fatto perdere il lavoro di autista ora può essere il passaporto per trovarne uno nuovo. Qualche settimana fa ha pubblicato un annuncio in un portale per l’impiego e, da quel che racconta, tutte le persone che l’hanno contattato gli hanno chiesto se avesse superato il coronavirus. Si è perciò reso conto di possedere un requisito estremamente apprezzato, e così lo ha aggiunto subito al curriculum: “Referti medici disponibili; due tamponi negativi al coronavirus e anticorpi positivi”. I due esami della PCR, la proteina C-reattiva, Silgero li ha pagati di tasca propria, oltre 300 euro.
Non si tratta di un caso molto frequente, ma non è nemmeno l’unico. In una dozzina di annunci di lavoro comparsi su Milanuncios e Wallapop si esige o…
Non si tratta di un caso molto frequente, ma non è nemmeno l’unico. In una dozzina di annunci di lavoro comparsi su Milanuncios e Wallapop si esige o…
Lo scorso aprile Basilio Silgero, 46 anni, si è ammalato di Covid-19. È rimasto in ospedale una settimana e poi in isolamento a casa per altri 15 giorni. Lo stesso virus che gli ha fatto perdere il lavoro di autista ora può essere il passaporto per trovarne uno nuovo. Qualche settimana fa ha pubblicato un annuncio in un portale per l’impiego e, da quel che racconta, tutte le persone che l’hanno contattato gli hanno chiesto se avesse superato il coronavirus. Si è perciò reso conto di possedere un requisito estremamente apprezzato, e così lo ha aggiunto subito al curriculum: “Referti medici disponibili; due tamponi negativi al coronavirus e anticorpi positivi”. I due esami della PCR, la proteina C-reattiva, Silgero li ha pagati di tasca propria, oltre 300 euro.
Non si tratta di un caso molto frequente, ma non è nemmeno l’unico. In una dozzina di annunci di lavoro comparsi su Milanuncios e Wallapop si esige o si offre come condizione e requisito l’aver superato il Covid-19. È così anche nelle agenzie per la ricerca di collaboratori domestici. L’impiegata di una di queste agenzie, con 18 anni esperienza nel settore, chiede alle collaboratrici domestiche se abbiano superato il virus, perché i clienti ora lo pretendono. Oppure, nel caso di collaboratrici domestiche conviventi, l’agenzia seleziona per i clienti persone disposte a rimanere confinate nel luogo di lavoro fino a quattro settimane o più, senza giorno di riposo, per assicurare loro che non escano a contagiarsi.
“Se il cliente richiede che la domestica abbia superato il coronavirus, noi cerchiamo una persona con questa caratteristica; è come quando ci chiedono donne di età inferiore ai 30 anni”, spiega la responsabile di un’altra agenzia del centro di Madrid, che adesso si offre di sbrigare, al posto dei datori di lavoro e per un centinaio di euro, anche le pratiche con i laboratori che eseguono i test della PCR. “Se si tratta di domestiche conviventi con la famiglia, è un servizio molto richiesto”, dice.
Offerte di lavoro di questo tipo vulnerano i diritti fondamentali dei lavoratori, spiega José María Casero, segretario per le Politiche Sindacali di UGT Madrid, storico sindacato spagnolo. “Il candidato a un impiego ha tutto il diritto alla privacy; non c’è ragione di esibire le proprie patologie pregresse”, sottolinea. “Il fatto di vivere immersi in una situazione di crisi non dà diritto ai datori di lavoro a segregare e discriminare i lavoratori”, aggiunge Ana Gómez Hernández, avvocato del lavoro dello studio Ceca Magan.
La seconda serie di statistiche sul Covid-19, presentate le scorsa settimana, confermano la scarsa circolazione del virus, nonostante siano iniziate le fasi di apertura: solo il 5,2% della popolazione presenta anticorpi IgG contro la SARS-CoV-2, e quindi ha già superato l’infezione. In maggio, durante una conferenza stampa, venne chiesto a Fernando Simón, direttore del Centro di Coordinamento Stati d’Allerta ed Emergenze Sanitarie del Ministero della Sanità spagnolo, di esprimere un parere sulle offerte di lavoro di questo tipo. “Potrebbe essere perfino illegale, credo, e se non lo è non mi sembra comunque moralmente accettabile”, disse.
Nei giorni scorsi è stata pubblicata un’offerta di lavoro per collaboratrice domestica convivente, nel madrileno quartiere di Moratalaz; avrebbe dovuto prendersi cura di un uomo affetto da demenza, per 500 euro al mese e un giorno di riposo a settimana. Non importava se la persona in questione avesse o meno i permessi di residenza o soggiorno in regola: l’unico requisito imprescindibile era il test del Covid-19. Proprio per questo tipo di pressioni anche Erika, 43 anni, ha deciso, come Silgero, di specificare nel proprio curriculum di aver superato il coronavirus. “Sono in grado di fornire prove di immunità”, scrive Erika (peraltro l'immunità dei guariti non è data per scontata dagli scienziati, ndr) nel suo profilo professionale, offrendosi come stiratrice: “Non posso svolgere lavori domestici, perché ho avuto una polmonite bilaterale e non mi sono ancora ripresa del tutto, e la stanchezza si fa sentire in fretta”.
(Copyright El País/Lena- Leading European Newspaper Alliance.Traduzione di Monica Rita Bedana)
Non si tratta di un caso molto frequente, ma non è nemmeno l’unico. In una dozzina di annunci di lavoro comparsi su Milanuncios e Wallapop si esige o si offre come condizione e requisito l’aver superato il Covid-19. È così anche nelle agenzie per la ricerca di collaboratori domestici. L’impiegata di una di queste agenzie, con 18 anni esperienza nel settore, chiede alle collaboratrici domestiche se abbiano superato il virus, perché i clienti ora lo pretendono. Oppure, nel caso di collaboratrici domestiche conviventi, l’agenzia seleziona per i clienti persone disposte a rimanere confinate nel luogo di lavoro fino a quattro settimane o più, senza giorno di riposo, per assicurare loro che non escano a contagiarsi.
“Se il cliente richiede che la domestica abbia superato il coronavirus, noi cerchiamo una persona con questa caratteristica; è come quando ci chiedono donne di età inferiore ai 30 anni”, spiega la responsabile di un’altra agenzia del centro di Madrid, che adesso si offre di sbrigare, al posto dei datori di lavoro e per un centinaio di euro, anche le pratiche con i laboratori che eseguono i test della PCR. “Se si tratta di domestiche conviventi con la famiglia, è un servizio molto richiesto”, dice.
Offerte di lavoro di questo tipo vulnerano i diritti fondamentali dei lavoratori, spiega José María Casero, segretario per le Politiche Sindacali di UGT Madrid, storico sindacato spagnolo. “Il candidato a un impiego ha tutto il diritto alla privacy; non c’è ragione di esibire le proprie patologie pregresse”, sottolinea. “Il fatto di vivere immersi in una situazione di crisi non dà diritto ai datori di lavoro a segregare e discriminare i lavoratori”, aggiunge Ana Gómez Hernández, avvocato del lavoro dello studio Ceca Magan.
La seconda serie di statistiche sul Covid-19, presentate le scorsa settimana, confermano la scarsa circolazione del virus, nonostante siano iniziate le fasi di apertura: solo il 5,2% della popolazione presenta anticorpi IgG contro la SARS-CoV-2, e quindi ha già superato l’infezione. In maggio, durante una conferenza stampa, venne chiesto a Fernando Simón, direttore del Centro di Coordinamento Stati d’Allerta ed Emergenze Sanitarie del Ministero della Sanità spagnolo, di esprimere un parere sulle offerte di lavoro di questo tipo. “Potrebbe essere perfino illegale, credo, e se non lo è non mi sembra comunque moralmente accettabile”, disse.
Nei giorni scorsi è stata pubblicata un’offerta di lavoro per collaboratrice domestica convivente, nel madrileno quartiere di Moratalaz; avrebbe dovuto prendersi cura di un uomo affetto da demenza, per 500 euro al mese e un giorno di riposo a settimana. Non importava se la persona in questione avesse o meno i permessi di residenza o soggiorno in regola: l’unico requisito imprescindibile era il test del Covid-19. Proprio per questo tipo di pressioni anche Erika, 43 anni, ha deciso, come Silgero, di specificare nel proprio curriculum di aver superato il coronavirus. “Sono in grado di fornire prove di immunità”, scrive Erika (peraltro l'immunità dei guariti non è data per scontata dagli scienziati, ndr) nel suo profilo professionale, offrendosi come stiratrice: “Non posso svolgere lavori domestici, perché ho avuto una polmonite bilaterale e non mi sono ancora ripresa del tutto, e la stanchezza si fa sentire in fretta”.
(Copyright El País/Lena- Leading European Newspaper Alliance.Traduzione di Monica Rita Bedana)