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Cristiano Ronaldo durante un incontro Juventus-Roma nel 2018 

Perché certi atleti sputano e altri no?

Vietato nei campi di gioco a causa della Covid-19, lo sputo fa parte della teatralità di alcuni sport. Che cosa c'è dietro questo rituale un po' ripugnante? (Tribune de Genève)
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A lungo il dubbio è rimasto: quale sanzione deve riservare il calcio al tempo della Covid-19 a chi sputa per abitudine, a chi non prende di mira nessuno, ma scandisce così i tempi morti e i primi piani dello sport per eccellenza? Dall’ammonizione verbale al cartellino giallo: la Bundesliga non si è voluta esprimere in modo definitivo, accontentandosi di “vietare l’emissione di saliva”. Si tratta, dunque, di un reato sanitario che dovrà essere lasciato all’interpretazione dell’arbitro.
 
Sputare può essere un errore – per lo meno di cattivo gusto – se è anche una necessità fisiologica? Questa è la domanda che è stata sollevata ai microfoni di C’te équipe, il podcast di Matin.ch, da Geoffrey Tréand. “Non sono un medico, ma penso che lo sputo sia un’abitudine attinente agli sport ad alta intensità, e mi sembra davvero difficile regolam…
A lungo il dubbio è rimasto: quale sanzione deve riservare il calcio al tempo della Covid-19 a chi sputa per abitudine, a chi non prende di mira nessuno, ma scandisce così i tempi morti e i primi piani dello sport per eccellenza? Dall’ammonizione verbale al cartellino giallo: la Bundesliga non si è voluta esprimere in modo definitivo, accontentandosi di “vietare l’emissione di saliva”. Si tratta, dunque, di un reato sanitario che dovrà essere lasciato all’interpretazione dell’arbitro.
 
Sputare può essere un errore – per lo meno di cattivo gusto – se è anche una necessità fisiologica? Questa è la domanda che è stata sollevata ai microfoni di C’te équipe, il podcast di Matin.ch, da Geoffrey Tréand. “Non sono un medico, ma penso che lo sputo sia un’abitudine attinente agli sport ad alta intensità, e mi sembra davvero difficile regolamentarla. Se si ha la bocca piena di saliva, diventa impossibile respirare”. D’accordo. Perché, allora, il calciatore sputa con teatralità, mentre il tennista lo fa di nascosto e il giocatore di pallacanestro non lo fa? E come giustificare il fatto che gli sportivi cedano meno dei calciatori a questa esigenza imperiosa?
 
Non si tratta di una necessità fisiologica
“Sputare non è una necessità fisiologica”, precisa Laurent Koglin, medico dello sport all’Hôpital de La Tour. “In coincidenza con uno sforzo intenso, in effetti un misto di saliva e di muco proveniente dalle vie respiratorie può risalire alla bocca. Per quanto io capisca che lo sputo può avere un effetto liberatorio se ci si ritrova la bocca impastata, l’atleta potrebbe benissimo ingoiare il tutto. Lo sputo non è indispensabile e non presenta un vantaggio potenziale ai fini della prestazione. Secondo me, è più una forma di rito”. Che sia un rito, una moda, un tic, un’abitudine o una fissa, poco importa: lo sputo in sostanza sarebbe prima di tutto una questione di usanze. Un gesto sociale, sul campo sportivo come ovunque, del resto.
Tale constatazione è rassicurante: sputare non è una fatalità. Al tempo stesso è interessante: che cosa raccontano queste bocche che emettono saliva? Stéphane Héas, sociologo e relatore all’Università di Rennes 2, parte da questo presupposto: “Lo sputo è un gesto poliedrico, i cui significati cambiano col passare del tempo e a seconda della situazione. Lo storico Norber Elias ricorda che nell’arco di una sola generazione lo sputo si è trasformato: da gesto igienico – espettorare fa bene alla salute – è diventato un gesto antigienico poiché aumenta i rischi di contagio”. Il sociologo canadese Erving Goffman, invece, dimostra che a seconda delle situazioni sputare può aiutare a ‘salvare la faccia’ o, al contrario, servire a essere considerati ‘maleducati’.

Applicata all’ambito sportivo, questa ambiguità intrinseca sembra sposare la contrapposizione tra lo sputo funzionale e lo sputo vendicativo. Il primo testimonierebbe il buon esercizio fisico praticato, il secondo sarebbe sinonimo di esplosione. “Lo sputo vendicativo ha qualcosa di infantile. Segna una forma di impotenza, quella del bambino contrariato che sputa perché sa che le regole gli proibiscono di fare a pugni” è l’analisi del sociologo dello sport Christophe Jaccoud. “Sputare, imbrogliare, mordere: questa molteplicità di pulsioni infantili fa venire in mente un giocatore come Luis Suárez”. E riporta alla memoria anche gli episodi più perversi dell’epopea degli sputi.
 
Una gestualità mascolina
Il nuovo nemico dei campi sportivi, tuttavia, non ha nulla di vendicativo. Non è l’esito di un conflitto o di un eccesso, bensì di rituali che si sono affermati e consolidati nel tempo. “Il fenomeno mi sembra quasi un passatempo da bambini, un gesto di affermazione” riprende Christophe Jaccoud, sociologo dello sport al CIES dell’Università di Neuchâtel. “Segna un momento di pausa, di recupero, un po’ come tirarsi su i pantaloncini. Sputare lontano appartiene a una gestualità tutta mascolina. Il gesto va dunque inquadrato in quella che viene definita la virilità egemonica, concetto che alcuni sportivi incarnano da vicino. Sputare è un modo per occupare uno spazio, per marcare il proprio territorio. Da questo punto di vista, non è un caso se vediamo Cristiano Ronaldo sputare così spesso”.

Più assertivo che trasgressivo, dunque, lo sputo metodico dello sportivo acquista varie sfumature quando si prendono in considerazione le situazioni nelle quali lo si pratica. Prima di tutto c’è lo sputo nascosto, legato a un oggetto: lo effettua il lanciatore che gioca a cricket o a baseball e sputa sulla palla, o il portiere che sputa sui guanti. “Qui siamo ai limiti del gesto scaramantico, e vi vedo l’espressione di una forma di religiosità”. Il ricercatore del CIES prosegue questo tentativo di tipizzazione dello sputo con quello del calciatore prima di un calcio di punizione: “Lo sputo nella fase preparatoria sottintende un supplemento di concentrazione. Il calciatore ha bisogno di calmarsi, deve osservare il gioco e concentrarsi sulla sua tecnica. Si tratta dunque di uno sputo di rimobilitazione: mi alleggerisco di qualcosa e vado. È un po’ come se il calciatore si liberasse da un eccesso di emozioni”.

E che cosa sta a significare lo sputo liberatorio, la bava emessa quando si arriva spossati al traguardo o al termine di un placcaggio che ha salvato la situazione? “È il prezzo dello sforzo, la manifestazione evidente del lavoro eseguito” risponde Christophe Jaccoud. “Il calciatore di una squadra ha poche occasioni di mettere in mostra quanto vale agli occhi del mondo. Allora espelle la prova tangibile del suo sacrificio. Lo sputo corrisponde ad affermare: ho lavorato bene, sono allo stremo delle forze”.
 
Come trattenersi?
Per limitare i rischi di contagio da coronavirus, i calciatori della Bundesliga, in attesa di essere raggiunti dagli altri sportivi, senza dubbio hanno rinunciato a più di un’emissione di saliva. Quella che devono imparare a tenere per sé è tutta una varietà di significati, un non-linguaggio che arriva proprio dalle viscere. Sarà interessante vedere ora che riprendono le gare se ne saranno capaci, considerata l’automaticità del gesto: lo dice sorridendo il dottor Koglin. Sul piano sanitario, il divieto è in ogni caso del tutto logico. Lo sputo è un’emissione consistente di goccioline e fluidi la cui carica virale è teoricamente molto alta. In secondo luogo, forse, il divieto sarà l’occasione di cui il calcio aveva bisogno per far evolvere la mentalità comune a questo riguardo e rendere questo sport più decoroso. In effetti, a furia di sentirci dire che lo sputo non significava niente, senza dubbio abbiamo finito per dimenticare che è ripugnante.

(Copyright Tribune de Genève/Lena-Leading European Newspaper Alliance. Traduzione di Anna Bissanti)