Francia, il successo della “collassologia”: una terapia per convivere con le paure del virus
dalla nostra corrispondente ANAIS GINORISaggi, pagine Facebook e scienziati: il boom della disciplina che studia come sopravvivere ai disastri che possono far crollare le civiltà
PARIGI - Yves Cochet ha passato serenamente il lockdown nella sua casa bretone. Chi più sereno di lui? Sono anni che profetizza la fine del mondo, e si prepara a sopravvivere. L'ex ministro dell'Ambiente, 74 anni, già dirigente dei Verdi, è diventato uno dei maggiori teorici della "collassologia", scienza non esatta che studia l'apocalisse a venire.
A settembre Cochet aveva mandato in libreria un saggio Devant l'effondrement, davanti al crollo, nel quale descriveva uno scenario molto preciso: un crollo a partire dal 2020 con diverse tappe, da una drastica riduzione della popolazione mondiale provocati da epidemie e altri cataclismi, al fallimento degli Stati incapaci di gestire i problemi di salute o di sicurezza, alla fine dell'energia fossile e nucleare, per andare verso una dieta più vegetale, locale e stagionale, e l'avvento della mobilità a bassa tecnologia. Tutto andrà male, dice l'autore, ma dai va…
A settembre Cochet aveva mandato in libreria un saggio Devant l'effondrement, davanti al crollo, nel quale descriveva uno scenario molto preciso: un crollo a partire dal 2020 con diverse tappe, da una drastica riduzione della popolazione mondiale provocati da epidemie e altri cataclismi, al fallimento degli Stati incapaci di gestire i problemi di salute o di sicurezza, alla fine dell'energia fossile e nucleare, per andare verso una dieta più vegetale, locale e stagionale, e l'avvento della mobilità a bassa tecnologia. Tutto andrà male, dice l'autore, ma dai va…
PARIGI - Yves Cochet ha passato serenamente il lockdown nella sua casa bretone. Chi più sereno di lui? Sono anni che profetizza la fine del mondo, e si prepara a sopravvivere. L'ex ministro dell'Ambiente, 74 anni, già dirigente dei Verdi, è diventato uno dei maggiori teorici della "collassologia", scienza non esatta che studia l'apocalisse a venire.
A settembre Cochet aveva mandato in libreria un saggio Devant l'effondrement, davanti al crollo, nel quale descriveva uno scenario molto preciso: un crollo a partire dal 2020 con diverse tappe, da una drastica riduzione della popolazione mondiale provocati da epidemie e altri cataclismi, al fallimento degli Stati incapaci di gestire i problemi di salute o di sicurezza, alla fine dell'energia fossile e nucleare, per andare verso una dieta più vegetale, locale e stagionale, e l'avvento della mobilità a bassa tecnologia. Tutto andrà male, dice l'autore, ma dai vari disastri che ci aspettano potrebbe nascere una civiltà migliore come dalla peste medievale è nato il Rinascimento.
Con l'apparizione del Covid, e un lockdown che ha paralizzato l'intero Pianeta, molti collassologi tenuti ai margini del dibattito mainstream come l'ex ministro si sono sentiti rafforzati nelle loro tesi. "È l'inizio della fine" riassume Cochet. Il movimento francese è uno strano incrocio tra i survivalisti americani e gli attivisti della decrescita felice, e coglie un sentimento diffuso Oltralpe.
Già a febbraio, un sondaggio Ifop per la Fondazione Jean Jaurès aveva rivelato che il 65% dei francesi credeva nella tesi di un crollo della nostra civiltà nei prossimi anni. In Italia, secondo lo studio realizzato dal sociologo Jérôme Fourquet, la percentuale di catastrofisti sarebbe addirittura più elevata (71%) mentre scende al 39% in Germania.
Il virus ha offerto un'inedita ribalta ai collassologi accompagnati da una saggistica di successo e da gruppi molto attivi in Rete. L'economista Loïc Steffan ha appena pubblicato Non abbiate paura del collasso e anima una pagina Facebook che si chiama Il Crollo felice.
"Abbiamo capito che il nostro discorso può provocare ansia - riconosce - così abbiamo pensato che fosse importante aprire un confronto per riflettere con calma e senza deprimerci". Durante il lockdown oltre 30 mila persone si sono iscritte al gruppo Facebook. Molte delle battaglie dei collassologi coincidono con quelle degli ambientalisti ma vengono portate all'estremo. Denunciano la rovina verso cui ci starebbe portando una civiltà "termoindustriale", basata sui combustibili fossili, sul consumo e sulla crescita "infinita in un mondo finito".
La parola "collassologia" è diventata popolare in Francia con un saggio dell'ingegnere agronomo belga Pablo Servigne pubblicato nel 2015 da un editore di tutto rispetto come Le Seuil. Comment tout peut s'effondrer, come tutto può crollare, definisce il termine come "esercizio transdisciplinare nello studio del crollo della civiltà industriale e di ciò che potrà seguire, basato sulla ragione, sull'intuizione e su un riconosciuto lavoro scientifico".
Le tesi del movimento, anche quando portano argomenti scientifici, sono spesso controverse e dibattute, ma i collassologi continuano a difenderle e oggi si sentono rafforzati dalla crisi mondiale. Servigne ha accolto con sollievo il lockdown visto come "una grande frenata, come un segnale d'allarme sul treno".
Cochet vive in un regime di quasi autarchia nella sua casa vicino Rennes dove ha un pozzo, una caldaia a legno e un orto (non coltivato), in quello che definisce "sistema di resilienza locale". Parlando con Le Monde subito dopo il confinamento ha ammesso un po' di stupore. "Con i miei amici ci siamo detti che la fine del mondo sta arrivando prima di quanto pensassimo. Purtroppo - aggiunge l'ex leader dei Verdi - il governo non ci prende ancora sul serio".
Al movimento francese partecipano scienziati, attivisti, accademici. Nella prestigiosa università parigina Sciences Po Agnès Sinaï è titolare di un corso sulla politica della decrescita e insieme a Cochet ha appena firmato Dans le Grand Paris après l'effondrement, un saggio nel quale viene descritta la regione di Parigi nel 2050 dopo un esodo urbano, la drastica riduzione dei consumi energetici, la divisione in "bioregioni" e ridefinizione del lavoro in compiti più manuali.
Per molti la collassologia sta diventando anche un piccolo business come ha fiutato l'ex responsabile della sicurezza dell'Eliseo, Alexandre Boisson, 42 anni, che ha fondato Sos Maires, società di consulenza per aiutare i sindaci a prepararsi a nuovi disastri. L'obiettivo, spiega Boisson, è aiutare le piccole città a sviluppare una "autonomia di guerra" e la "resilienza a lungo termine".
A settembre Cochet aveva mandato in libreria un saggio Devant l'effondrement, davanti al crollo, nel quale descriveva uno scenario molto preciso: un crollo a partire dal 2020 con diverse tappe, da una drastica riduzione della popolazione mondiale provocati da epidemie e altri cataclismi, al fallimento degli Stati incapaci di gestire i problemi di salute o di sicurezza, alla fine dell'energia fossile e nucleare, per andare verso una dieta più vegetale, locale e stagionale, e l'avvento della mobilità a bassa tecnologia. Tutto andrà male, dice l'autore, ma dai vari disastri che ci aspettano potrebbe nascere una civiltà migliore come dalla peste medievale è nato il Rinascimento.
Con l'apparizione del Covid, e un lockdown che ha paralizzato l'intero Pianeta, molti collassologi tenuti ai margini del dibattito mainstream come l'ex ministro si sono sentiti rafforzati nelle loro tesi. "È l'inizio della fine" riassume Cochet. Il movimento francese è uno strano incrocio tra i survivalisti americani e gli attivisti della decrescita felice, e coglie un sentimento diffuso Oltralpe.
Già a febbraio, un sondaggio Ifop per la Fondazione Jean Jaurès aveva rivelato che il 65% dei francesi credeva nella tesi di un crollo della nostra civiltà nei prossimi anni. In Italia, secondo lo studio realizzato dal sociologo Jérôme Fourquet, la percentuale di catastrofisti sarebbe addirittura più elevata (71%) mentre scende al 39% in Germania.
Il virus ha offerto un'inedita ribalta ai collassologi accompagnati da una saggistica di successo e da gruppi molto attivi in Rete. L'economista Loïc Steffan ha appena pubblicato Non abbiate paura del collasso e anima una pagina Facebook che si chiama Il Crollo felice.
"Abbiamo capito che il nostro discorso può provocare ansia - riconosce - così abbiamo pensato che fosse importante aprire un confronto per riflettere con calma e senza deprimerci". Durante il lockdown oltre 30 mila persone si sono iscritte al gruppo Facebook. Molte delle battaglie dei collassologi coincidono con quelle degli ambientalisti ma vengono portate all'estremo. Denunciano la rovina verso cui ci starebbe portando una civiltà "termoindustriale", basata sui combustibili fossili, sul consumo e sulla crescita "infinita in un mondo finito".
La parola "collassologia" è diventata popolare in Francia con un saggio dell'ingegnere agronomo belga Pablo Servigne pubblicato nel 2015 da un editore di tutto rispetto come Le Seuil. Comment tout peut s'effondrer, come tutto può crollare, definisce il termine come "esercizio transdisciplinare nello studio del crollo della civiltà industriale e di ciò che potrà seguire, basato sulla ragione, sull'intuizione e su un riconosciuto lavoro scientifico".
Le tesi del movimento, anche quando portano argomenti scientifici, sono spesso controverse e dibattute, ma i collassologi continuano a difenderle e oggi si sentono rafforzati dalla crisi mondiale. Servigne ha accolto con sollievo il lockdown visto come "una grande frenata, come un segnale d'allarme sul treno".
Cochet vive in un regime di quasi autarchia nella sua casa vicino Rennes dove ha un pozzo, una caldaia a legno e un orto (non coltivato), in quello che definisce "sistema di resilienza locale". Parlando con Le Monde subito dopo il confinamento ha ammesso un po' di stupore. "Con i miei amici ci siamo detti che la fine del mondo sta arrivando prima di quanto pensassimo. Purtroppo - aggiunge l'ex leader dei Verdi - il governo non ci prende ancora sul serio".
Al movimento francese partecipano scienziati, attivisti, accademici. Nella prestigiosa università parigina Sciences Po Agnès Sinaï è titolare di un corso sulla politica della decrescita e insieme a Cochet ha appena firmato Dans le Grand Paris après l'effondrement, un saggio nel quale viene descritta la regione di Parigi nel 2050 dopo un esodo urbano, la drastica riduzione dei consumi energetici, la divisione in "bioregioni" e ridefinizione del lavoro in compiti più manuali.
Per molti la collassologia sta diventando anche un piccolo business come ha fiutato l'ex responsabile della sicurezza dell'Eliseo, Alexandre Boisson, 42 anni, che ha fondato Sos Maires, società di consulenza per aiutare i sindaci a prepararsi a nuovi disastri. L'obiettivo, spiega Boisson, è aiutare le piccole città a sviluppare una "autonomia di guerra" e la "resilienza a lungo termine".