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Tom Hanks: "Non uscire in sala con 'Greyhound' ci spezza il cuore"

L'attore due volte premio Oscar, colpito dal virus nello scorso marzo, è protagonista e produttore del film ora disponibile in streaming ambientato durante la Seconda guerra mondiale
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Il due volte premio Oscar Tom Hanks compie 64 anni il 9 luglio, ed è lui il primo a dire che rientra nella fascia di età a rischio Covid. Virus che, come tutti i suoi fan e follower su Twitter sanno benissimo, Hanks e sua moglie, l'attrice Rita Wilson, hanno contratto nel marzo scorso mentre si trovavano in Australia, dove stavano per iniziare le riprese del biopic su Elvis Presley diretto da Baz Luhrman – riprese sospese per l'emergenza e che forse riprenderanno ad ottobre. La coppia si è completamente ripresa e adesso Hanks, rientrato in Usa e risultato due volte negativo ai test medici, è già impegnatissimo nella promozione del suo nuovo film, girato prima della pandemia, intitolato Greyhound. Ambientato durante la Seconda guerra mondiale, è la storia di un comandante di marina nell'Atlantico che deve vedersela contro gli U-Boot tedeschi. Tratto dal romanzo di C. S. Forester The Good Shepherd, il film, oltre che inter…
Il due volte premio Oscar Tom Hanks compie 64 anni il 9 luglio, ed è lui il primo a dire che rientra nella fascia di età a rischio Covid. Virus che, come tutti i suoi fan e follower su Twitter sanno benissimo, Hanks e sua moglie, l'attrice Rita Wilson, hanno contratto nel marzo scorso mentre si trovavano in Australia, dove stavano per iniziare le riprese del biopic su Elvis Presley diretto da Baz Luhrman – riprese sospese per l'emergenza e che forse riprenderanno ad ottobre. La coppia si è completamente ripresa e adesso Hanks, rientrato in Usa e risultato due volte negativo ai test medici, è già impegnatissimo nella promozione del suo nuovo film, girato prima della pandemia, intitolato Greyhound. Ambientato durante la Seconda guerra mondiale, è la storia di un comandante di marina nell'Atlantico che deve vedersela contro gli U-Boot tedeschi. Tratto dal romanzo di C. S. Forester The Good Shepherd, il film, oltre che interpretato, è stato anche scritto e prodotto da Hanks, che ha affidato la regia ad Aaron Schneider (noto come direttore della fotografia).

"La storia di Greyhound", ci spiega subito, "è ispirata a eventi accaduti nel febbraio 1942, quando il capitano americano Ernest Krause (Hanks) guidava una flotta internazionale attraverso l’Atlantico lungo un pericoloso percorso in cui per oltre 50 ore le 37 navi, dirette dagli Usa all’Inghilterra, procedettero senza protezione aerea e preda dei sommergibili tedeschi.


Come sta signor Hanks? Come si sente dopo l’esperienza che ha vissuto?
"Il Covid è la grande livella, nessuno è al sicuro, nemmeno io! (ride). Di fronte a questa minaccia siamo tutti uguali. Io mi sveglio ogni giorno ringraziando la sorte per tutta la mia fortuna. Ma non c'è immunità garantita contro questa minaccia, non abbiamo finito la battaglia, ci siamo ancora in mezzo, e vi prego tutti di continuare a fare la vostra parte. Insieme possiamo sconfiggerlo. Come i nazisti durante la Seconda guerra mondiale".

Lei si sta dando molto da fare: non solo è protagoniste di campagne per la sensibilizzazione ma fornisce anche aiuti concreti...
"Con mia moglie Rita stiamo facendo e promuovendo donazioni a “food banks” e altre organizzazioni in prima fila per l'aiuto a chi ne ha bisogno. Cerchiamo sempre di essere all'altezza delle nostre responsabilità. Mai come ora bisogna dimostrare l'altruismo coi fatti, oltre che a parole. L'America, come accaduto anche in in Italia, ha preso una bella bastonata col Covid. La sofferenza è grande ed evidente. C'è chi davvero non ha più soldi per andare a fare la spesa. Possiamo essere all'altezza dei nostri padri e nonni, che hanno sacrificato tutto per garantire le nostre libertà?".


Lei ha dimostrato coraggio e anche piglio da leader nei giorni del suo contagio. E al cinema recita spesso ruoli di eroi per caso, modesti, ma pur sempre eroi. Come è nata questa attrazione verso quel tipo di personaggi?
"Mi hanno sempre attratto i film che, all'uscita del cinema, mi spingono a chiedermi: cosa avrei fatto io in quelle circostanze? E mi domando ancora: sarei capace di fidarmi dei miei istinti per sopravvivere? Questo è il tipo di situazione che mi attrae come attore. Se mi chiede di considerare a posteriori le mie scelte come attore, vedo che tendo a scegliere storie che mi permettono una certa dose di autoanalisi".

"Greyhound" era stato prodotto dalla Sony, che poi lo ha venduto alla Apple che ora ha deciso di renderlo disponibile in streaming, senza uscita in sala. Cosa ne pensa?
"Il fatto che il nostro film non sarà nei cinema, come meritava, ci ha spezzato il cuore. Doveva uscire nelle sale l’8 giugno, una settimana dopo Wonder Woman e prima di Top Gun 2: un capolavoro di strategia distributiva. Con la sua durata di soli 88 minuti, e un budget di 40 milioni di dollari, davvero niente per quel tipo di grande produzione sulla guerra, eravamo sicuri che avrebbe fatto ottimi incassi. Magari in streaming andrà bene, non lo so, non ho ancora capito i dettagli del mercato online, ma il solo fatto di non poter condividere l'esperienza con un gruppo di estranei e parlarne all'uscita mi mette tristezza. Ma magari alla fine lo vedranno più persone, o comunque lo avrebbero visto in streaming dopo qualche giorno di permanenza al cinema".

Perché ci teneva tanto a raccontare la storia di 'Greyhound'?
"Avevo letto il romanzo di Forester e circa sette anni fa cominciai a provare ad adattarlo per il cinema, la mia prima sceneggiatura vera. Uno sforzo solitario, ma credevo fermamente nelle sue potenzialità. Come sapete avevo recitato in un piccolo film chiamato Salvate il soldato Ryan [ride], e poi con Steven Spielberg abbiamo prodotto la miniserie della HBO Band of Brothers, sui soldati americani in Normandia. La Seconda guerra mondiale è tuttora l'evento storico più importante della nostra vita, anche se siamo nati dopo. Non ci sarebbe niente di tutto ciò che conosciamo senza quel conflitto, ed io, da bravo studente, non smetto di approfondire e di meravigliarmi di quanto magnifica sia stata la generazione dei nostri padri".
 
Nel 2016 lei non credeva che Trump sarebbe stato “il prossimo Berlusconi”, come disse. Che pensa adesso di Trump, con le “rielezioni” presidenziali alle porte?
"Cito un filosofo irlandese del 17mo secolo, Edmund Burk, che scriveva:  “L’unica cosa necessaria per il trionfo del male è che le persone buone non facciano nulla". Periodicamente l’America ha dei leader che si merita e che si sceglie. Abbiamo un’opportunità, tra quattro mesi, grazie alla quale l'America potrà di nuovo dire la sua su chi sarà alla guida del paese: potremo scegliere un presidente che difenderà la costituzione degli Stati Uniti".

Quando finirete il film su Elvis?
"L’intera industria sta ancora cercando di capire come ripartire e come andare avanti. A Hollywood sembrava che le produzioni stessero per ricominciare, e invece niente. Tutto è ancora in sospeso. Spero che la lavorazione di Elvis riprenda presto. Ci stavamo divertendo lì in Australia, col tipico stile di Baz Luhrmann che sul set fa andare nove cineprese tutte insieme, un'eccitante follia! Ma ora è tutta una questione di protocolli, igiene, distanziamento, scienza, epidemiologia. Speriamo che l'arte torni presto. Ma dipende anche da noi e dai nostri comportamenti".
 
Cosa pensa del recente movimento di Black Lives Matter? Potremo vedere dei veri cambiamenti?
"Come ogni bianco della mia età, non ho abbastanza esperienza per fare previsioni. Con tutto quello che sta succedendo mi ritrovo a volermi sedere e ascoltare qualcuno che prenda la realtà della morte di George Floyd e la metta nella prospettiva di una comunità che non è solo la mia. Uno dei parenti di Floyd al suo funerale ha detto che la sua grande speranza è che tutte queste tragedie possano insegnarci che dobbiamo continuare a combattere perché l'America diventi America per tutti gli americani. Che si possa parlare del 1964, di Pearl Harbor, della grande depressione, di Tulsa nel 1921 – cosa che vorrei tanto ci avessero insegnato a scuola – della dichiarazione di indipendenza che è stata firmata in gran parte da uomini bianchi milionari che non volevano pagare le tasse. La domanda per tutti noi dovrebbe essere: come facciamo a far diventare l’America il Paese di tutti gli americani? Era il nostro obiettivo, e non siamo ancora riusciti a realizzarlo".