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 L'incontro con il procuratore di Terni Alberto Liguori (al centro) (ansa)

Il procuratore di Terni: "La morte dei due adolescenti è anche colpa mia"

Alberto Liguori: "In trent'anni di servizio non mi era mai capitato di vedere due ragazzi di 15 e 16 stesi in un obitorio nella stessa notte. Abbiamo tutti delle responsabilità, dovevamo fare più attenzione al fenomeno dello spaccio di metadone". E sui ragazzi: "Non dobbiamo colpevolizzarli, questa società gliel'abbiamo preparata noi"
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ROMA - "La colpa è anche mia". Non capita spesso di sentire un procuratore capo assumersi, in un certo senso, la responsabilità morale di un fattaccio di cronaca nera. Ma Alberto Liguori, 57 anni, cosentino, oggi parla da padre più che da magistrato incaricato delle indagini. "La morte di Gianluca e Flavio mi ha disturbato...ho trent'anni di servizio, ho lavorato in zone infestate dalla criminalità in Sicilia e in Calabria, ma non mi era mai successo di vedere due ragazzi in ottima salute, di 15 e 16 anni, stesi in un obitorio nell'arco della stessa nottata. In una città civilissima come Terni, per giunta. Questo mi fa paura". E aggiunge: "Quanto è successo riguarda tutta la collettività: il nostro Paese ha le migliori regole giuridiche del mondo, di tradizione romanistica. Mancano, però, gli interpreti. Per cui io per primo faccio mea culpa: ho fatto mille indagini sulla droga ma non ho fatto abb…
ROMA - "La colpa è anche mia". Non capita spesso di sentire un procuratore capo assumersi, in un certo senso, la responsabilità morale di un fattaccio di cronaca nera. Ma Alberto Liguori, 57 anni, cosentino, oggi parla da padre più che da magistrato incaricato delle indagini. "La morte di Gianluca e Flavio mi ha disturbato...ho trent'anni di servizio, ho lavorato in zone infestate dalla criminalità in Sicilia e in Calabria, ma non mi era mai successo di vedere due ragazzi in ottima salute, di 15 e 16 anni, stesi in un obitorio nell'arco della stessa nottata. In una città civilissima come Terni, per giunta. Questo mi fa paura". E aggiunge: "Quanto è successo riguarda tutta la collettività: il nostro Paese ha le migliori regole giuridiche del mondo, di tradizione romanistica. Mancano, però, gli interpreti. Per cui io per primo faccio mea culpa: ho fatto mille indagini sulla droga ma non ho fatto abbastanza il mio dovere, dovevo fare di più".

In che senso lei, che è procuratore capo di Terni, doveva fare di più?
"Dovevamo attenzionare di più il fenomeno dello spaccio di metadone da parte dei tossicodipendenti che lo prendono al Sert. Metadone, codeina...Le droghe che sembrano essere al centro di questo caso (la certezza si avrà solo con l'autopsia, ndr) non sono nuove. Su Internet si trovano ancora le Linee guida sull'assunzione del metadone datate 1975, leggendo le quali si apprende che già 45 anni fa c'era questo fenomeno. Evidetemente non si è esaurito. Per cui il mea culpa deve cominciare da noi, dalla magistratura".

A vendere il metadone, probabilmente fatto passare per codeina, è stato un tossicodipendente di 41 anni, che ha confessato.
"La domanda che ci dobbiamo porre è: perché nessuno si è accorto che quell'uomo si aggirava nei luoghi di ritrovo dei ragazzi? Com'è possibile che fosse entrato così in confidenza con Flavio e Gianluca tanto da farsi chiamare per nome? L'anno scorso, con una grossa operazione di polizia, abbiamo individuato duecento episodi di spaccio e arrestato una trentina di pusher in città. Li abbiamo trovati che vendevano stupefacenti agli alunni delle scuole medie. Temo che non abbiamo capito il mercato della droga, dovevamo indagare di più sul mondo dei giovani".

Lei in conferenza stampa è parso molto sorpreso dalla capacità dei giovanissimi di distinguere tra oppiacei.
"Abbiamo ascoltato come testimoni informati una decina di amici dei due adolescenti. Devo ammettere che io non ricordavo che il biancastro color latte fosse attribuibile al metadone, mentre il violaceo alla codeina. Questo tecnicismo uscito dalla bocca di uno di quei ragazzi mi ha fatto impressione. Dobbiamo chiederci come abbiano fatto ad acquisire questo tipo di informazioni".

E' assai probabile che le abbiano trovate sul web. O no?
"Esattamente. Sono un uomo liberale e il web è una grande invenzione, però non ci sono filtri alle informazioni che vi si reperiscono, e un adolescente, di fronte all'argomento droghe, può non avere la capacità critica per gestirle".

Colpevolizzare una generazione è il modo migliore per non comprenderla, lo sa vero?
"Infatti io non colpevolizzo i ragazzi, so bene che questa società gliel'abbiamo preparata noi. I giovani sono liberi, non temono nulla perché non hanno fatto in tempo a essere inquinati da noi adulti. Quelli che abbiamo sentito dopo la morte di Flavio e Gianluca ci hanno detto subito la verità, senza remore, consentendoci di individuare il 41 enne. Ho visto in loro sentimenti di fratellanza e solidarietà. Gli adulti non sono così limpidi, di solito si trincerano dietro l'interesse personale"

Quanto accaduto riguarda la collettività. Lo ha detto lei. Ci spiega meglio?
"Sono padre di due figli, uno di 18 e uno di 24 anni, e di fronte a un fatto così terribile voglio riflettere per capirne l'origine. Sono preoccupato dal modo in cui vivono i giovani di oggi, credo che sia il momento per interrogarci sul recupero della genitorialità e della responsabilità di essere genitori. Intendiamoci: non voglio che i parenti dei due ragazzi morti si sentano colpevolizzati, adesso stanno vivendo una tragedia indicibile e a loro va tutta la mia solidarietà e vicinanza.

Quindi?
"Quindi, in generale, mi chiedo: siamo sicuri che non convenga passare più tempo coi nostri figli? Prendersi un momento per andare a vedere dove giocano, con chi giocano, chi frequentano. Siamo sicuri, aggiungo, che a quell'età sia giusto dar loro il permesso di rientrare molto tardi la notte? Non sono uno che vuole irregimentare le nuove generazioni, ma voglio approfondire, per capire le ragioni di certi comportamenti e prevenire altre morti assurde".

Questa tragedia cambierà il suo modo di esercitate l'ufficio di pubblico ministero?
"Sì, voglio spostare il focus delle attività investigative per riuscire non soltanto a individuare pusher, piazzatori e spacciatori, ma anche a parlare coi ragazzi nei quartieri, per comprendere da loro come vivono e se hanno contezza di cosa assumono. All'inizio dell'anno scolastico, poi, intensificherò i controlli nei plessi scolastici".