Liguria, duecento giorni di divisioni sino a Sansa. Così non decolla il "laboratorio" dei giallorossi
di LUIGI PASTORE
Sei mesi di trattative, fino ai dubbi di Di Maio sul giornalista diventato candidato ufficiale. Ma anche una parte della base dem non gradisce il "matrimonio" voluto da Orlando e Pinotti
2 minuti di lettura
GENOVA. Liguria laboratorio: è l'espressione più usata in questi ultimi giorni dopo quella, "Modello Genova", in voga a torto o a ragione ormai da tempo per significare la rapidità e l'efficacia con cui è stato costruito il nuovo ponte. Già, Liguria laboratorio: ma di cosa? Di un nuovo modello di centrosinistra, spiegava a Repubblica ieri Ferruccio Sansa, designato candidato alle Regionali per una coalizione che va dal Pd al M5S passando per Leu. Una soluzione arrivata dopo sei mesi di trattative sfinenti. Che hanno logorato il Pd ligure al suo interno e sconcertato un elettorato, già sotto choc da tempo per le sconfitte in serie in una regione che storicamente era considerata una roccaforte rossa. Ma politicamente era un'altra era geologica.
Ora, sull'accordo per il candidato ufficiale Sansa, spunta lo stop di Luigi Di Maio condito dalle perplessità del fondatore Beppe Grillo, che del giornalista è vicino di casa nella collina di Sant'Ilario sopra Nervi, il quartiere di Genova in cui risiede anche Gino Paoli. Che succederà? Ormai occorrerebbe chiamare in causa gli aruspici, perchè questa storia di certo, almeno fin qui, è stata un laboratorio in negativo, riflettendo e amplificando a livello ligure le tensioni e i corti circuiti che cronicamente agitano la maggioranza del governo nazionale. La partita delle Regionali è diventata semplicemente un mezzo e non un fine, come osservano alcuni osservatori vicini al centrosinistra genovese, convinti che venga utilizzata per sistemare conti interni alla coalizione giallorossa e all'interno dei partiti stessi che la compongono.
I sondaggi danno il presidente uscente Giovanni Toti in vantaggio di oltre dieci punti, e il fattore tempo, esiguo, non gioca a favore di chi vuole sfidarlo. Il tormentone che ha portato alla scelta di Sansa dopo aver bruciato un numero indefinito di possibili o fantomatici candidati (tra cui, 40 giorni fa, lo stesso Sansa), è stato non solo frutto di antiche divisioni e rancori locali, ma dei posizionamenti all'interno del Pd nazionale, con il vicesegretario Andrea Orlando, spezzino, e la senatrice Roberta Pinotti, genovese, che hanno promosso la candidatura del giornalista, vissuta da molti dem locali come una mezza imposizione.
I grillini hanno atteso invano segnali dalla Capitale e questi sono arrivati solo a intermittenza, e ora anche a decisione presa. Il tutto mentre Matteo Renzi, due settimane fa, in una visita in Liguria all'imprenditore siderurgico Tonino Gozzi, bocciava senza mezzi termini la candidatura di Sansa: "Con tutto il rispetto per la persona, non potremmo mai sostenere un giornalista del Fatto Quotidiano. Le loro idee anti impresa sono agli antipodi dalle nostre".
Così, la deputata Raffaella Paita, vittima cinque anni fa delle divisioni del centrosinistra, con Sergio Cofferati che aveva sbattuto la porta dopo aver perso le Primarie vinte dalla Paita medesima poi sconfitta alle urne da Toti, non ha altra scelta che portare Italia Viva al voto da sola, sfilandosi cosi dalla maggioranza che invece vede i renziani dentro il governo giallorosso nazionale. Un laboratorio di divisioni, dunque, che potrebbe, negli auspici di Sansa, diventare con una chiamata all'unità un nuovo inizio anche per il centrosinistra e il M5S al governo. Oppure al contrario, seminare il percorso dell'esecutivo di altre grane. Il tutto a poche settimane di distanza dalla inaugurazione del nuovo ponte di Genova: a tagliare il nastro, insieme al sindaco commissario Marco Bucci, il governatore uscente Toti.