TRIESTE - Rosa Scafa, la prima poliziotta d'Italia, ha festeggiato oggi i 95 anni nella sua casa di Trieste in Strada di Fiume, circondata dall'affetto dalla sorella Giuliana, da molti amici. La sua lunga vita in polizia è iniziata per necessità di trovare lavoro ma poi scelta per spirito d'avventura, per il gusto di lavorare 'in strada'. Da giovane, alla questura di Trieste, ha raccontato, ha lavorato per un periodo anche alla 'Buoncostume' e il suo compito era, oltre all'assistenza ai minori, quello di controllare le prostitute, affinchè non sfuggissero dall'ospedale dove venivano portate per accertamenti sanitari.
"Una di loro mi avrebbe sfregiato con una lametta che nascondeva sotto il maglione", racconta Rosa "se, come mi confessò poi, non fosse stata dissuasa dalla gentilezza e dall'umanità con cui si sentì trattata". Rosa Scafa ha svolto 33 anni di servizio, facendo parte prima della polizia civile di Trieste, poi della polizia femminile e dal 1981 della polizia di stato.
Ma come ha avuto l'idea di vestire la divisa della Polizia? "Per un solo motivo - dice - perchè cercavo lavoro, per poter vivere e aiutare in casa. Poi invece mi sono innamorata dalla Polizia ed è stato bellissimo. Facevo parte della Polizia civile di Trieste con il governo militare alleato di allora. Nel 1954 a Trieste noi avevamo la possibilità di scegliere: o un ruolo civile analogo a quello che avevamo prima oppure entrare nella Polizia Italiana appena creata. Io aveva già girato in diversi uffici, dall'Università alla biblioteca cittadina come impiegata civile, e così avevo voglia di cambiare perchè non trovavo grandi simpatie per le scrivanie, per stare ferma, per vedere le solite facce e percorrere le solite strade e quindi ho pensato di entrare in Polizia, cioè nella Pubblica Sicurezza, dove avrei avuto un ruolo e una vita più attiva che sicuramente faceva meglio al mio temperamento. Quando sono entrata non ero l'unica, ma assieme ad altre donne, ad altre che poi sono diventate mie colleghe, ma io ho ricevuto per prima dal Ministero l'investitura da Poliziotta e quindi ad essere nominata la prima agente di Polizia in Italia".
Dice di avere avuto una vita "bellissima, perché ero innamorata del nuovo lavoro". Si è anche sposata, "ma non da giovane, mi sono sposata più in là con gli anni perché era morto mio papà. Sono la prima di otto figli e quindi, come la piu' anziana, dovevo lavorare anche in casa e cercare di sistemare al meglio i miei fratellini piu' giovani e a farli completare gli studi. Tra me e mia mamma c'erano neanche 20 anni di differenza, tra me e la mia sorella piu' piccola ce ne sono 22. Non potevo sposarmi perché avevo il peso della famiglia sulla spalle e non me la sentivo di sposarmi giovane. Poi piu' tardi, il 25 agosto del 1964, ho incontrato mio marito. Pure lui era entrato in Polizia da giovanissimo e dopo un periodo è entrato nella squadra mobile. Tra l'altro era molto popolare qui a Trieste come pittore e caricaturista, era spesso sui giornali. Ma era pure lui come me innamorato della divisa". "Oggi è venuto a trovarmi anche il questore di Trieste", racconta, ma domani "riprenderò la mia vita tranquilla, tra le faccende di casa e le mie letture".
"Una di loro mi avrebbe sfregiato con una lametta che nascondeva sotto il maglione", racconta Rosa "se, come mi confessò poi, non fosse stata dissuasa dalla gentilezza e dall'umanità con cui si sentì trattata". Rosa Scafa ha svolto 33 anni di servizio, facendo parte prima della polizia civile di Trieste, poi della polizia femminile e dal 1981 della polizia di stato.
Ma come ha avuto l'idea di vestire la divisa della Polizia? "Per un solo motivo - dice - perchè cercavo lavoro, per poter vivere e aiutare in casa. Poi invece mi sono innamorata dalla Polizia ed è stato bellissimo. Facevo parte della Polizia civile di Trieste con il governo militare alleato di allora. Nel 1954 a Trieste noi avevamo la possibilità di scegliere: o un ruolo civile analogo a quello che avevamo prima oppure entrare nella Polizia Italiana appena creata. Io aveva già girato in diversi uffici, dall'Università alla biblioteca cittadina come impiegata civile, e così avevo voglia di cambiare perchè non trovavo grandi simpatie per le scrivanie, per stare ferma, per vedere le solite facce e percorrere le solite strade e quindi ho pensato di entrare in Polizia, cioè nella Pubblica Sicurezza, dove avrei avuto un ruolo e una vita più attiva che sicuramente faceva meglio al mio temperamento. Quando sono entrata non ero l'unica, ma assieme ad altre donne, ad altre che poi sono diventate mie colleghe, ma io ho ricevuto per prima dal Ministero l'investitura da Poliziotta e quindi ad essere nominata la prima agente di Polizia in Italia".
Dice di avere avuto una vita "bellissima, perché ero innamorata del nuovo lavoro". Si è anche sposata, "ma non da giovane, mi sono sposata più in là con gli anni perché era morto mio papà. Sono la prima di otto figli e quindi, come la piu' anziana, dovevo lavorare anche in casa e cercare di sistemare al meglio i miei fratellini piu' giovani e a farli completare gli studi. Tra me e mia mamma c'erano neanche 20 anni di differenza, tra me e la mia sorella piu' piccola ce ne sono 22. Non potevo sposarmi perché avevo il peso della famiglia sulla spalle e non me la sentivo di sposarmi giovane. Poi piu' tardi, il 25 agosto del 1964, ho incontrato mio marito. Pure lui era entrato in Polizia da giovanissimo e dopo un periodo è entrato nella squadra mobile. Tra l'altro era molto popolare qui a Trieste come pittore e caricaturista, era spesso sui giornali. Ma era pure lui come me innamorato della divisa". "Oggi è venuto a trovarmi anche il questore di Trieste", racconta, ma domani "riprenderò la mia vita tranquilla, tra le faccende di casa e le mie letture".