Se l’anticiclone mostra un mondo alla rovescia
Valentina Acordon , di VALENTINA ACORDONNegli anni '90 ci sarebbe sembrata un'estate normale. Ora, con il riscaldamento globale, ci troviamo a salutare una stagione più fresca della media
Trent’anni fa avremmo sofferto il caldo, oggi benediciamo un’estate, se non proprio fresca, certamente dal clima gradevole e senza grandi eccessi di calore. È il segno dell’accelerazione del riscaldamento globale che negli ultimi due decenni, a colpi di temperature estive sempre più canicolari, ci sta rapidamente abituando ad una nuova normalità. L’anomalia di questi mesi rispetto al clima degli anni Duemila, in cui cadono quasi tutte le estati più calde degli ultimi secoli, è quindi evidente, ma solo negli anni Novanta temperature simili sarebbero state piuttosto frequenti e ben più elevate del normale prima degli anni Ottanta. Il fatto è che l’anticiclone africano, che negli ultimi anni si è spinto sempre più a Nord invadendo con la sua bolla di aria sahariana non solo il Mediterraneo, ma spesso anche gran parte d’Europa, in questa strana estate latita e i massimi di pressione e di cal…
Trent’anni fa avremmo sofferto il caldo, oggi benediciamo un’estate, se non proprio fresca, certamente dal clima gradevole e senza grandi eccessi di calore. È il segno dell’accelerazione del riscaldamento globale che negli ultimi due decenni, a colpi di temperature estive sempre più canicolari, ci sta rapidamente abituando ad una nuova normalità. L’anomalia di questi mesi rispetto al clima degli anni Duemila, in cui cadono quasi tutte le estati più calde degli ultimi secoli, è quindi evidente, ma solo negli anni Novanta temperature simili sarebbero state piuttosto frequenti e ben più elevate del normale prima degli anni Ottanta. Il fatto è che l’anticiclone africano, che negli ultimi anni si è spinto sempre più a Nord invadendo con la sua bolla di aria sahariana non solo il Mediterraneo, ma spesso anche gran parte d’Europa, in questa strana estate latita e i massimi di pressione e di calore si sono collocati in giugno sulla Scandinavia e in luglio in Siberia, lasciando il resto d’Europa in una situazione meteorologica più movimentata, esposta all’ingresso di qualche perturbazione atlantica. Così anche le timide comparse dell’anticiclone africano sono durate al massimo pochi giorni di fila, per poi essere bruscamente interrotte da sventagliate di forti temporali. A breve termine non si prevedono cambiamenti di rotta, ma l’estate è ancora lunga e sarà agosto a decretare il destino di quella che al momento è, dopo il 2014, una delle stagioni più fresche degli ultimi 20 anni.