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I carabinieri arrestati a Piacenza (ansa)

Piacenza, cadono le teste: trasferiti tre comandanti

L’Arma sostituisce i vertici del provinciale, del nucleo investigativo e del reparto operativo. Taglio netto col passato anche se non sono indagati. Prime ammissioni durante gli interrogatori
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Via il comandante provinciale Stefano Savo. Via il capo del nucleo operativo Marco Iannucci. E via anche quello del nucleo investigativo Giuseppe Pischedda. Il comando generale dell'Arma ha deciso di rimuovere l'intero gruppo di Comando dei carabinieri di Piacenza. Nessuno dei tre ufficiali è stato sfiorato dall'indagine che ha invece riguardato tutti i militari della stazione Levante di via Caccialupo. Tuttavia, fanno sapere da Roma, l'avvicenddamento "era necessario" per "ristabilire un rapporto di fiducia con i cittadini e le istituzioni".

Che qualcosa stava per succedere lo si è capito ieri in tarda mattinata, quando a Piacenza è arrivato il comandante della legione Emilia Romagna, Davide Angrisani, per un colloquio con il procuratore capo Grazia Pradella. Volto teso e nessuna dichiarazione. Poi un passaggio al provinciale, per annunciare la decisione dei vertici dell'Arma.

Poco dopo il Comando ha diramato la notizia d…
Via il comandante provinciale Stefano Savo. Via il capo del nucleo operativo Marco Iannucci. E via anche quello del nucleo investigativo Giuseppe Pischedda. Il comando generale dell'Arma ha deciso di rimuovere l'intero gruppo di Comando dei carabinieri di Piacenza. Nessuno dei tre ufficiali è stato sfiorato dall'indagine che ha invece riguardato tutti i militari della stazione Levante di via Caccialupo. Tuttavia, fanno sapere da Roma, l'avvicenddamento "era necessario" per "ristabilire un rapporto di fiducia con i cittadini e le istituzioni".

Che qualcosa stava per succedere lo si è capito ieri in tarda mattinata, quando a Piacenza è arrivato il comandante della legione Emilia Romagna, Davide Angrisani, per un colloquio con il procuratore capo Grazia Pradella. Volto teso e nessuna dichiarazione. Poi un passaggio al provinciale, per annunciare la decisione dei vertici dell'Arma.

Poco dopo il Comando ha diramato la notizia dell'arrivo del colonnello Paolo Abrate da Milano, del tenente colonnello Alfredo Beveroni da Firenze, e del maggiore Lorenzo Provenzano dal Ros di Milano. Nuovi ufficiali, dicono fonti interne, con il compito di andare a sradicare eventuali "sacche di inefficienza, rimettendo ordine".

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Ieri è stato anche il giorno dei primi interrogatori di garanzia davanti al gip Luca Milani e ai pm Matteo Centini e Antonio Colonna. In carcere, nessuno dei cinque interrogati si è avvalso della facoltà di non rispondere. Si tratta di tre civili e di due carabinieri, "scossi e a tratti in lacrime davanti al giudice", dicono i legali. Il primo militare a parlare è stato Angelo Esposito che si è detto "estraneo ai fatti".

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Ha insomma affermato di non aver mai assistito ai pestaggi e di non sapere nulla rispetto a giri di droga, arresti irregolari, falsi e quant'altro. In posizione difensiva anche Daniele Spagnolo che ha negato "qualsiasi coinvolgimento". Entrambi hanno preso le distanze da eventuali scorrettezze dell'appuntato Giuseppe Montella, considerato il capo della banda. Oggi sarà lui a essere interrogato. Gli investigatori sanno che negli ultimi tempi sapeva di essere intercettato. Il gip potrebbe chiedergli conto anche di questo.

In mattinata sono stati sentiti anche tre spacciatori. Megid Seniguer, un italiano di 20 anni, ha ammesso le sue responsabilità spiegando che era finito nel giro dei carabinieri a causa della sua tossicodipendenza. Una fragilità che di fatto lo ha portato a mettersi sotto scacco con l'intento di raccattare qualche soldo e qualche dose di droga. Una confessione piena, ma solo in relazione agli episodi che lo vedevano protagonista.

Simile la posizione del magrebino El Mehdy Ghormy. Di tenore invece diverso la testimonianza di Simone Giardino (il rosso), uno dei tre fratelli indagati assieme al padre. Giardino era presente durante il pestaggio per l'acquisto dell'Audi di Montella nel trevigiano. Ha detto al giudice che era andato con l'appuntato in qualità di meccanico per verificare le condizioni della macchina e che Montella si era molto arrabbiato perché gli era stato promesso un sconto sull'acquisto dell'Audi. Giardino ha anche detto che il carabiniere era furioso, ma che non c'è stato nessun pestaggio ma "soltanto forti grida". Una versione assolutamente diversa rispetto a quella registrata dalle microspie nelle quali lui stesso parlava di scene "alla Gomorra".