"In quella caserma calci e ricatti. Mi misero la droga in tasca e mi dissero: ora vai in carcere"
dai nostri inviati Giuliano Foschini e Fabio TonacciParla Hicham Hikim, un'altra vittima di Giuseppe Montella e dei carabinieri della caserma Levante. "Finora non avevo denunciato perché avevo paura"
"Calci nello stomaco, pugni, schiaffi forti. E mentre mi pestavano, quello là, Montella, rideva. Si abbracciava con gli altri...". Hicham Hikim risponde al telefono dal Centro di permanenza rimpatri di Gradisca d'Isonzo dove è arrivato il 12 luglio scorso, dopo un anno e mezzo passato nel carcere di Piacenza per spaccio di hashish. Ha 34 anni. È cittadino marocchino, da otto anni è in Italia. Conosce bene l'appuntato e i metodi della caserma Levante. Non foss'altro perché il 30 ottobre 2017 è stato proprio Giuseppe Montella ad arrestarlo, insieme a Valentina, la fidanzata italiana, in un giardino di Piacenza.
In questi tre anni Hicham è stato zitto. Non ha denunciato alcuna violenza, né in udienza al processo né di fronte agli assistenti psico-sociali che lo hanno accolto a luglio nel Cpr. Dopo aver saputo dell'inchiesta di Piacenza, invece, ha deciso di parlare. Anche se questo gli sta creando g…
In questi tre anni Hicham è stato zitto. Non ha denunciato alcuna violenza, né in udienza al processo né di fronte agli assistenti psico-sociali che lo hanno accolto a luglio nel Cpr. Dopo aver saputo dell'inchiesta di Piacenza, invece, ha deciso di parlare. Anche se questo gli sta creando g…
"Calci nello stomaco, pugni, schiaffi forti. E mentre mi pestavano, quello là, Montella, rideva. Si abbracciava con gli altri...". Hicham Hikim risponde al telefono dal Centro di permanenza rimpatri di Gradisca d'Isonzo dove è arrivato il 12 luglio scorso, dopo un anno e mezzo passato nel carcere di Piacenza per spaccio di hashish. Ha 34 anni. È cittadino marocchino, da otto anni è in Italia. Conosce bene l'appuntato e i metodi della caserma Levante. Non foss'altro perché il 30 ottobre 2017 è stato proprio Giuseppe Montella ad arrestarlo, insieme a Valentina, la fidanzata italiana, in un giardino di Piacenza.
In questi tre anni Hicham è stato zitto. Non ha denunciato alcuna violenza, né in udienza al processo né di fronte agli assistenti psico-sociali che lo hanno accolto a luglio nel Cpr. Dopo aver saputo dell'inchiesta di Piacenza, invece, ha deciso di parlare. Anche se questo gli sta creando guai. "Qualche giorno fa le guardie mi avevano detto 'niente Marocco, tornerai a Piacenza entro 45 giorni'. E invece ora che si è sparsa la voce che voglio raccontare la verità, sono tornate per dirmi: ti rimpatriamo nel tuo Paese". La sua versione dei fatti è, in queste ore, all'attenzione degli investigatori.
Mappa I luoghi della banda della Caserma Levante
Cosa è successo il giorno dell'arresto?
"Ero in quel parco con Valentina e stavamo fumando una canna insieme a un ragazzo che si era avvicinato. Dopo un po' siè avvicinato Montella con altri due uomini, uno pelato e uno che si chiama Crepa, l'unico per bene. Si sono presentati come carabinieri e hanno invitato me e Valentina a seguirli in caserma. Mentre hanno lasciato l'altro ragazzo sulla panchina".
Perché?
"Penso fosse il loro informatore".
Lei era incensurato?
"Avevo un precedente per spaccio. Un grande errore che ho commesso in passato, anche se non ho mai venduto un grammo di droga: i carabinieri sono arrivati mentre, a casa di un amico, consumavamo cocaina".
Quelli della Levante dove vi hanno portato?
"In caserma. Hanno messo Valentina in una stanza. E hanno portato me invece in un'altra, non troppo lontano. È successo tre anni fa ma ricordo tutto come fosse accaduto ieri. Ci hanno perquisito e non hanno trovato niente, se non quella canna. Ero così tranquillo che abbiamo chiesto di andare via. Valentina, che all'epoca lavorava da Amazon, aveva il turno in magazzino".
Loro cosa vi hanno risposto?
"Montella mi ha detto: 'Se tu mi aiuti, io ti aiuto...'. Ho capito subito cosa voleva dire. Poi ha detto: 'Fammi beccare qualcuno che ha la cocaina e io ti faccio andare via'. Io gli ho risposto: 'Faccio tutto, ma non l'infame'. A quel punto mi hanno cominciato a picchiare in tre: Montella, uno pelato e robusto, e un altro con gli occhi azzurri".
Che le hanno fatto?
"Mi hanno dato tante botte. Schiaffi, forti in faccia. Pugni. Poi sono caduto per terra e mi hanno preso a calci nello stomaco. Poi è arrivato un altro carabiniere, penso fosse una specie di comandante, e mi ha detto: mettiti faccia al muro. Io l'ho fatto. E sono rimasto a lungo così: ogni volta che passava qualche carabiniere alle mie spalle, mi dava uno schiaffo".
Lei che ha fatto?
"Gridavo, ma ho capito subito che non mi avrebbe aiutato nessuno. Montella, a quel punto, ha riprovato a convincermi: 'L'unica possibilità che hai per andare via da qui è darci una mano'. Ma io non volevo lavorare per loro, perché non sono un infame. Gliel'ho detto. E lui mi ha picchiato ancora. A quel punto gli ho detto: 'Non puoi mandarmi in carcere per una canna', perché io avevo soltanto quella in tasca. Una canna! Montella però ha messo le mani in tasca e ha preso un pezzo di fumo. E mi ha detto: 'Questo è il tuo, ora vai in carcere". Ci sono rimasto per tre anni".
In conferenza stampa i carabinieri dissero di avervi arrestato perché avevate 11 grammi di hashish che avevate venduto a un ragazzo con il passeggino. E che Valentina, la sua fidanzata, aveva anche un trita erba e un bilancino di precisione.
"Tutte cavolate. Ma voi ve li vedete due ragazzi che, prima di andare al lavoro, vanno in un parco anche con un trita erba e un bilancino? Che fai, pesi la droga sulla panchina?".
Perché lo racconta soltanto ora?
"Perché prima avevo paura. E perché soltanto ora, davanti a tutta l'Italia che si è accorta chi erano Montella e quelli della Levante, forse la parola di un ragazzo marocchino può avere un peso contro quella di uomini in divisa".
In questi tre anni Hicham è stato zitto. Non ha denunciato alcuna violenza, né in udienza al processo né di fronte agli assistenti psico-sociali che lo hanno accolto a luglio nel Cpr. Dopo aver saputo dell'inchiesta di Piacenza, invece, ha deciso di parlare. Anche se questo gli sta creando guai. "Qualche giorno fa le guardie mi avevano detto 'niente Marocco, tornerai a Piacenza entro 45 giorni'. E invece ora che si è sparsa la voce che voglio raccontare la verità, sono tornate per dirmi: ti rimpatriamo nel tuo Paese". La sua versione dei fatti è, in queste ore, all'attenzione degli investigatori.
Mappa I luoghi della banda della Caserma Levante
Cosa è successo il giorno dell'arresto?
"Ero in quel parco con Valentina e stavamo fumando una canna insieme a un ragazzo che si era avvicinato. Dopo un po' siè avvicinato Montella con altri due uomini, uno pelato e uno che si chiama Crepa, l'unico per bene. Si sono presentati come carabinieri e hanno invitato me e Valentina a seguirli in caserma. Mentre hanno lasciato l'altro ragazzo sulla panchina".
Perché?
"Penso fosse il loro informatore".
Lei era incensurato?
"Avevo un precedente per spaccio. Un grande errore che ho commesso in passato, anche se non ho mai venduto un grammo di droga: i carabinieri sono arrivati mentre, a casa di un amico, consumavamo cocaina".
Quelli della Levante dove vi hanno portato?
"In caserma. Hanno messo Valentina in una stanza. E hanno portato me invece in un'altra, non troppo lontano. È successo tre anni fa ma ricordo tutto come fosse accaduto ieri. Ci hanno perquisito e non hanno trovato niente, se non quella canna. Ero così tranquillo che abbiamo chiesto di andare via. Valentina, che all'epoca lavorava da Amazon, aveva il turno in magazzino".
Loro cosa vi hanno risposto?
"Montella mi ha detto: 'Se tu mi aiuti, io ti aiuto...'. Ho capito subito cosa voleva dire. Poi ha detto: 'Fammi beccare qualcuno che ha la cocaina e io ti faccio andare via'. Io gli ho risposto: 'Faccio tutto, ma non l'infame'. A quel punto mi hanno cominciato a picchiare in tre: Montella, uno pelato e robusto, e un altro con gli occhi azzurri".
Che le hanno fatto?
"Mi hanno dato tante botte. Schiaffi, forti in faccia. Pugni. Poi sono caduto per terra e mi hanno preso a calci nello stomaco. Poi è arrivato un altro carabiniere, penso fosse una specie di comandante, e mi ha detto: mettiti faccia al muro. Io l'ho fatto. E sono rimasto a lungo così: ogni volta che passava qualche carabiniere alle mie spalle, mi dava uno schiaffo".
Lei che ha fatto?
"Gridavo, ma ho capito subito che non mi avrebbe aiutato nessuno. Montella, a quel punto, ha riprovato a convincermi: 'L'unica possibilità che hai per andare via da qui è darci una mano'. Ma io non volevo lavorare per loro, perché non sono un infame. Gliel'ho detto. E lui mi ha picchiato ancora. A quel punto gli ho detto: 'Non puoi mandarmi in carcere per una canna', perché io avevo soltanto quella in tasca. Una canna! Montella però ha messo le mani in tasca e ha preso un pezzo di fumo. E mi ha detto: 'Questo è il tuo, ora vai in carcere". Ci sono rimasto per tre anni".
In conferenza stampa i carabinieri dissero di avervi arrestato perché avevate 11 grammi di hashish che avevate venduto a un ragazzo con il passeggino. E che Valentina, la sua fidanzata, aveva anche un trita erba e un bilancino di precisione.
"Tutte cavolate. Ma voi ve li vedete due ragazzi che, prima di andare al lavoro, vanno in un parco anche con un trita erba e un bilancino? Che fai, pesi la droga sulla panchina?".
Perché lo racconta soltanto ora?
"Perché prima avevo paura. E perché soltanto ora, davanti a tutta l'Italia che si è accorta chi erano Montella e quelli della Levante, forse la parola di un ragazzo marocchino può avere un peso contro quella di uomini in divisa".