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L’appuntato ammette: "Ho sbagliato". Ma salva la catena di comando

Nelle quasi quattro ore di interrogatorio di garanzia, l’appuntato 37 enne Giuseppe Montella ha pianto, ha sostanzialmente ammesso i fatti contestati e ha negato l’esistenza di 'una regia'
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PIACENZA - L'intoccabile non è più intoccabile. Nelle quasi quattro ore di interrogatorio di garanzia, dietro le sbarre del carcere di Novate, l'appuntato 37 enne Giuseppe Montella, al centro dell'inchiesta sulle torture e gli arresti illegali alla caserma Levante di Piacenza, ha fatto tre cose. Ha pianto, molto. Ha sostanzialmente ammesso i fatti contestati, seppur ridimensionandone in alcuni casi la portata, negando l'esistenza di "una regia". E ha protetto, almeno per il momento, la catena di comando dell'Arma. Perché è vero che, a proposito degli abusi della Levante, ha affermato che "tutti sapevano", ma è anche vero che si riferiva ai suoi colleghi del gruppo e ha fermato l'asticella della connivenza al livello del suo comandante di stazione, il maresciallo Marco Orlando che si trova agli arresti domiciliari. Ha tenuto fuori il maggiore Stefano Bezzeccheri, che, stando alle carte di indagine, è …
PIACENZA - L'intoccabile non è più intoccabile. Nelle quasi quattro ore di interrogatorio di garanzia, dietro le sbarre del carcere di Novate, l'appuntato 37 enne Giuseppe Montella, al centro dell'inchiesta sulle torture e gli arresti illegali alla caserma Levante di Piacenza, ha fatto tre cose. Ha pianto, molto. Ha sostanzialmente ammesso i fatti contestati, seppur ridimensionandone in alcuni casi la portata, negando l'esistenza di "una regia". E ha protetto, almeno per il momento, la catena di comando dell'Arma. Perché è vero che, a proposito degli abusi della Levante, ha affermato che "tutti sapevano", ma è anche vero che si riferiva ai suoi colleghi del gruppo e ha fermato l'asticella della connivenza al livello del suo comandante di stazione, il maresciallo Marco Orlando che si trova agli arresti domiciliari. Ha tenuto fuori il maggiore Stefano Bezzeccheri, che, stando alle carte di indagine, è l'uomo che lo ha convocato in segreto per sollecitarlo a fare più arresti possibile.


Montella ha parlato, dunque. Non si è avvalso della facoltà di non rispondere, che è invece la classica strategia di difesa di chi ritiene di poter smontare le accuse, o perlomeno attuenarle, durante il dibattimento al processo. Del resto, quanto captato dal trojan inoculato dai finanzieri nel suo cellulare (gli audio dei pestaggi, le intercettazioni con il resto del gruppo della Levante, le foto), i pedinamenti degli investigatori e le 326 pagine di ordinanza di custodia cautelare in cui sono ricostruiti nel dettaglio, oltre al traffico di droga, quattro arresti illegittimi (in realtà, come ha rivelato ieri Repubblica, quelli su cui la procuratrice capo di Piacenza Grazia Pradella sta facendo accertamenti sono una quarantina, effettuati dalla caserma Levante negli ultimi tre anni) non hanno lasciato spazio di manovra al legale dell'appuntato, Emanuele Solari, noto avvocato di Piacenza, candidato alle amministrative del 2017 nelle file della formazione neofascista Forza Nuova. "Il mio cliente, molto provato, ha espresso la volontà di spiegare una situazione complessa", dice Solari. "È stato collaborativo al cento per cento. C'è stata una collaborazione completa, chiarificatrice, esplicita e senza esitazioni". Di più, l'avvocato, non aggiunge. A parte un sibillino "si può sbagliare, si possono fare errori per ingenuità, vanità, per tante cose...", cui fa seguire un richiamo ai giornalisti perché evitino "racconti alla Scarface".

Le ammissioni di Montella - che nei prossimi giorni sarà sentito dai pm - sono state, con una certa sorpresa degli investigatori, le più chiare. Gli altri carabinieri ascoltati hanno scelto altre strade. Salvatore Cappellano, "l'elemento più violento della banda dei criminali" per citare le parole della Procura nella richiesta di custodia cautelare, non ha risposto alle domande del giudice. Giacomo Falanga ha provato, goffamente, a ridimensionare alcune vicende. La foto con il denaro? "Frutta di una vincita al Gratte e Vinci, altro che Gomorra" ha spiegato il suo avvocato. Il ragazzo nigeriano pestato, come documentato dalla foto recuperata nel cellulare di Montella? "Non è stato picchiato in sua presenza: in realtà è cascato". "Lo abbiamo ammazzato" diceva però al telefono Montella. Non esattamente una caduta.

Carabinieri Piacenza, il legale di Falanga: "Quei soldi erano del gratta e vinci. Il nigeriano picchiato? È caduto"