Tamponi ultra rapidi in tutti gli aeroporti: “Tuteliamo l’Italia”
di TOMMASO CIRIACOSperanza chiede di validare un nuovo test per controllare gli ingressi. Risultati in 15-20 minuti: oggi invece per il responso servono ore
ROMA - "Tutelerò l'Italia", promette Roberto Speranza. Significa che non intende abbassare la guardia, nel giorno in cui il contagio mondiale segna un nuovo record: 284.196 casi accertati. Un numero impressionante. Per questo, il ministro della Salute difende e rivendica la scelta di aver adottato misure più rigide ai confini e allargato a Romania e Bulgaria la lista dei Paesi per i quali c'è l'obbligo di quarantena. Per la stessa ragione, non esclude di introdurre altri divieti di approdo, se necessario. E fa di più, Speranza: si muove per aumentare i controlli negli aeroporti italiani.
L'idea è quella di dotare le strutture aeroportuali di un test ultra rapido per rilevare il coronavirus in 15-20 minuti. Uno strumento che consentirebbe di intensificare i controlli per chi sbarca sul territorio nazionale, non limitando il tampone solo ad alcuni voli mirati o viaggiatori che mostrano sintomi.
È una corsa contr…
L'idea è quella di dotare le strutture aeroportuali di un test ultra rapido per rilevare il coronavirus in 15-20 minuti. Uno strumento che consentirebbe di intensificare i controlli per chi sbarca sul territorio nazionale, non limitando il tampone solo ad alcuni voli mirati o viaggiatori che mostrano sintomi.
È una corsa contr…
ROMA - "Tutelerò l'Italia", promette Roberto Speranza. Significa che non intende abbassare la guardia, nel giorno in cui il contagio mondiale segna un nuovo record: 284.196 casi accertati. Un numero impressionante. Per questo, il ministro della Salute difende e rivendica la scelta di aver adottato misure più rigide ai confini e allargato a Romania e Bulgaria la lista dei Paesi per i quali c'è l'obbligo di quarantena. Per la stessa ragione, non esclude di introdurre altri divieti di approdo, se necessario. E fa di più, Speranza: si muove per aumentare i controlli negli aeroporti italiani.
L'idea è quella di dotare le strutture aeroportuali di un test ultra rapido per rilevare il coronavirus in 15-20 minuti. Uno strumento che consentirebbe di intensificare i controlli per chi sbarca sul territorio nazionale, non limitando il tampone solo ad alcuni voli mirati o viaggiatori che mostrano sintomi.
È una corsa contro il tempo, come sempre quando si prova a frenare la diffusione del Covid. C'è bisogno di strumenti che agiscano bene e in fretta. E non sempre questo è possibile. Un test tradizionale, infatti, richiede circa quattro ore per il risultato. È la ragione per cui finora il test di massa è stato possibile solo in situazioni specifiche e su alcuni voli a rischio. Ed ecco perché i passeggeri sono sottoposti di norma solo alla misurazione della temperatura, se non si presentano casi sospetti o che manifestano sintomi influenzali. L'alternativa, d'altra parte, sarebbe quella di paralizzare gli scali. Un esempio si è avuto qualche settimana fa, a Fiumicino, quando si è reso necessario il controllo di un aereo con oltre duecento passeggeri provenienti dal Bangladesh, pochi giorni prima che quel Paese entrasse nella black-list italiana. Tamponi per tutti i passeggeri di quel volo, poi un'attesa di sei ore in aeroporto per i risultati.
Speranza, però, sa che servirebbe un supplemento di screening per chi viaggia in aereo. Da questa riflessione è nata la richiesta del ministro della Salute allo Spallanzani - il centro responsabile in Italia per le malattie infettive - di validare il nuovo test rapido, che permetterebbe di riconoscere un positivo in venti minuti. Il condizionale è d'obbligo ed è del ministro, che attende una certificazione della scienza per approvare il progetto. In estrema sintesi, il test non cerca l'acido nucleico come un normale tampone, ma l'anello di proteina del virus. Non ha la stessa precisione del sistema tradizionale, ma se validato può comunque aiutare i controlli. Negli aeroporti, per cominciare.
Speranza, d'altra parte, incarna nel governo fin dall'inizio dell'epidemia la "linea dura", proponendo misure stringenti nel tentativo di contenere il virus. È sua la richiesta di allargare a Romania e Bulgaria la quarantena obbligatoria, ad esempio. Ed è sempre a lui che risale la decisione dell'esecutivo di adottare criteri più stringenti di altri Paesi europei rispetto all'approdo dei voli da aree extra Shengen. Pronto ovviamente a "togliere dalla lista nera" quelle nazioni, quando il virus si mostrerà sotto controllo: ma non un minuto prima che questo accada.
Non sono mancate le pressioni, ovviamente, perché questa filosofia può creare inevitabilmente alcuni problemi al turismo e, nel caso dei due Paesi dell'Est europeo, ai lavoratori stagionali. "Ma non possiamo vanificare gli sforzi - ripete Speranza a tutti, in queste ore - Nel mondo l'epidemia cresce. E anche in altri Paesi europei i numeri sono in risalita. Noi siamo ancora a due o trecento casi al giorno, ma dobbiamo tenere alta la guardia".
L'idea è quella di dotare le strutture aeroportuali di un test ultra rapido per rilevare il coronavirus in 15-20 minuti. Uno strumento che consentirebbe di intensificare i controlli per chi sbarca sul territorio nazionale, non limitando il tampone solo ad alcuni voli mirati o viaggiatori che mostrano sintomi.
È una corsa contro il tempo, come sempre quando si prova a frenare la diffusione del Covid. C'è bisogno di strumenti che agiscano bene e in fretta. E non sempre questo è possibile. Un test tradizionale, infatti, richiede circa quattro ore per il risultato. È la ragione per cui finora il test di massa è stato possibile solo in situazioni specifiche e su alcuni voli a rischio. Ed ecco perché i passeggeri sono sottoposti di norma solo alla misurazione della temperatura, se non si presentano casi sospetti o che manifestano sintomi influenzali. L'alternativa, d'altra parte, sarebbe quella di paralizzare gli scali. Un esempio si è avuto qualche settimana fa, a Fiumicino, quando si è reso necessario il controllo di un aereo con oltre duecento passeggeri provenienti dal Bangladesh, pochi giorni prima che quel Paese entrasse nella black-list italiana. Tamponi per tutti i passeggeri di quel volo, poi un'attesa di sei ore in aeroporto per i risultati.
Speranza, però, sa che servirebbe un supplemento di screening per chi viaggia in aereo. Da questa riflessione è nata la richiesta del ministro della Salute allo Spallanzani - il centro responsabile in Italia per le malattie infettive - di validare il nuovo test rapido, che permetterebbe di riconoscere un positivo in venti minuti. Il condizionale è d'obbligo ed è del ministro, che attende una certificazione della scienza per approvare il progetto. In estrema sintesi, il test non cerca l'acido nucleico come un normale tampone, ma l'anello di proteina del virus. Non ha la stessa precisione del sistema tradizionale, ma se validato può comunque aiutare i controlli. Negli aeroporti, per cominciare.
Speranza, d'altra parte, incarna nel governo fin dall'inizio dell'epidemia la "linea dura", proponendo misure stringenti nel tentativo di contenere il virus. È sua la richiesta di allargare a Romania e Bulgaria la quarantena obbligatoria, ad esempio. Ed è sempre a lui che risale la decisione dell'esecutivo di adottare criteri più stringenti di altri Paesi europei rispetto all'approdo dei voli da aree extra Shengen. Pronto ovviamente a "togliere dalla lista nera" quelle nazioni, quando il virus si mostrerà sotto controllo: ma non un minuto prima che questo accada.
Non sono mancate le pressioni, ovviamente, perché questa filosofia può creare inevitabilmente alcuni problemi al turismo e, nel caso dei due Paesi dell'Est europeo, ai lavoratori stagionali. "Ma non possiamo vanificare gli sforzi - ripete Speranza a tutti, in queste ore - Nel mondo l'epidemia cresce. E anche in altri Paesi europei i numeri sono in risalita. Noi siamo ancora a due o trecento casi al giorno, ma dobbiamo tenere alta la guardia".