Crisi migranti, governo nel caos. E la riforma dei decreti sicurezza è rinviata a settembre
di GIOVANNA CASADIONell'esecutivo non c'è la quadra sulle modifiche ai provvedimenti di Salvini. Che rimangono saldamente al loro posto
Ormai si parla di "accordo politico entro l'estate", che è la definizione passe-partout della maggioranza giallo-rossa. I decreti sicurezza di Salvini dovranno aspettare settembre, o più in là, per le modifiche vere e proprie. Da undici mesi attendono di essere cambiati un po', modificati o - come vorrebbe l'area più radicale della sinistra - abrogati. Ma hanno una straordinaria capacità: la permanenza. Restano nonostante tutte le buone intenzioni per archiviarli, mettendo tra l'altro in difficoltà il Pd e il centrosinistra che di voltare pagina sulle politiche di immigrazione e sicurezza si erano fatti garanti.
I numeri di queste ore, con sbarchi che fino a lunedì erano di 12.228 migranti, di cui 9.500 sbarchi autonomi, non aiutano a cambiare rotta sulle politiche migratorie. Luigi Di Maio, il ministro degli Esteri grillino, ha fatto capire che quelle misure non cambieranno. Rappresenta l'area dura…
I numeri di queste ore, con sbarchi che fino a lunedì erano di 12.228 migranti, di cui 9.500 sbarchi autonomi, non aiutano a cambiare rotta sulle politiche migratorie. Luigi Di Maio, il ministro degli Esteri grillino, ha fatto capire che quelle misure non cambieranno. Rappresenta l'area dura…
Ormai si parla di "accordo politico entro l'estate", che è la definizione passe-partout della maggioranza giallo-rossa. I decreti sicurezza di Salvini dovranno aspettare settembre, o più in là, per le modifiche vere e proprie. Da undici mesi attendono di essere cambiati un po', modificati o - come vorrebbe l'area più radicale della sinistra - abrogati. Ma hanno una straordinaria capacità: la permanenza. Restano nonostante tutte le buone intenzioni per archiviarli, mettendo tra l'altro in difficoltà il Pd e il centrosinistra che di voltare pagina sulle politiche di immigrazione e sicurezza si erano fatti garanti.
I numeri di queste ore, con sbarchi che fino a lunedì erano di 12.228 migranti, di cui 9.500 sbarchi autonomi, non aiutano a cambiare rotta sulle politiche migratorie. Luigi Di Maio, il ministro degli Esteri grillino, ha fatto capire che quelle misure non cambieranno. Rappresenta l'area dura del Movimento, mentre l'impostazione di Roberto Fico, il presidente della Camera, è di diverso segno. Tra l'altro il governo ha sancito un tacito patto tra Italia e Malta - raccontato da "Repubblica" - per non soccorrere i i barconi e farli riprendere dalla guardia costiera di Tripoli.
Sulle politiche migratorie e della sicurezza quindi, la prospettiva che governare i flussi e riprendere un'organizzazione dell'accoglienza pre-decreti sarebbe un beneficio, non compare più, anzi si allontana. Le modifiche dei decreti sicurezza continuano ad essere sacrificate sull'altare del consenso politico. Così i decreti - meglio conosciuti come legge Salvini - permangono al loro posto.
Vero è che da qualche mese al Viminale si riuniscono tavoli di discussione sull'argomento. E vero è anche che il sottosegretario dem Matteo Mauri, su indicazione della ministra dell'Interno Luciana Lamorgese, ha preparato diverse bozze, toccando i punti più controversi: dalle multe alle Ong per il soccorso in mare (che l'allora responsabile del Viminale, Salvini aveva portato fino a un milione di euro) all'accoglienza (smantellata nell'epoca del governo gialloverde). Dopodomani, giovedì, ne è stata convocata un'altra. Ancora un incontro "interlocutorio", in cui i partiti con i loro rappresentanti illustreranno possibili punti di intesa. Certamente però il confronto di maggioranza virerà sui controlli anti-Covid e il pericolo dell'arrivo dei migranti, su cui la destra soffia con continui "dagli all'untore".
Nel governo non c'è la quadra sui decreti Salvini. I 5Stelle con il capo politico e vice ministro all'Interno Vito Crimi si erano messi di traverso, chiedendo un rinvio delle modifiche. Al punto che, per non approfondire crepe e diversità nella maggioranza giallo-rossa, a proseguire le riunioni è stato designato il presidente grillino della commissione Affari costituzionali Giuseppe Brescia, più vicino all'area Fico. Sarà lui giovedì a sedersi al tavolo del Viminale. Il momento è davvero delicatissimo. Ieri una manifestazione a Roma ha contestato le politiche migratorie del governo chiedendo una discontinuità rispetto al governo Salvini. C'era la sinistra in piazza, ma anche esponenti del Pd come Matteo Orfini. E Emma Bonino, la leader di +Europa, ha chiesto sui decreti sicurezza di "fare e non annunciare". "Tutto questo tema dagli sbarchi all'integrazione va rivisto superando le leggi Salvini e il rapporto con la Libia - ha detto - Questa situazione va risolta anche con un po' di cuore che non guasta mai. Primo passo quello di regolarizzare le attuali situazioni lavorative reiterate. Penso che arriveremo a circa 200 mila ma restano fuori gli edili e le altre categorie. Sui decreti sicurezza per ora non si è visto nulla, da settimane sento che il ministero dell'interno sta lavorando. Aspetto "carta canta", perché finora ho visto annunci".
Per il segretario dem, Nicola Zingaretti le politiche migratorie sono uno dei punti dirimenti. Proprio lui con il capogruppo dem Graziano Delrio, all'inizio del patto di governo, si erano spesi non solo per modifiche radicali dei decreti sicurezza, ma anche per superare la Bossi-Fini l'attuale legge sull'immigrazione.
I numeri di queste ore, con sbarchi che fino a lunedì erano di 12.228 migranti, di cui 9.500 sbarchi autonomi, non aiutano a cambiare rotta sulle politiche migratorie. Luigi Di Maio, il ministro degli Esteri grillino, ha fatto capire che quelle misure non cambieranno. Rappresenta l'area dura del Movimento, mentre l'impostazione di Roberto Fico, il presidente della Camera, è di diverso segno. Tra l'altro il governo ha sancito un tacito patto tra Italia e Malta - raccontato da "Repubblica" - per non soccorrere i i barconi e farli riprendere dalla guardia costiera di Tripoli.
Sulle politiche migratorie e della sicurezza quindi, la prospettiva che governare i flussi e riprendere un'organizzazione dell'accoglienza pre-decreti sarebbe un beneficio, non compare più, anzi si allontana. Le modifiche dei decreti sicurezza continuano ad essere sacrificate sull'altare del consenso politico. Così i decreti - meglio conosciuti come legge Salvini - permangono al loro posto.
Vero è che da qualche mese al Viminale si riuniscono tavoli di discussione sull'argomento. E vero è anche che il sottosegretario dem Matteo Mauri, su indicazione della ministra dell'Interno Luciana Lamorgese, ha preparato diverse bozze, toccando i punti più controversi: dalle multe alle Ong per il soccorso in mare (che l'allora responsabile del Viminale, Salvini aveva portato fino a un milione di euro) all'accoglienza (smantellata nell'epoca del governo gialloverde). Dopodomani, giovedì, ne è stata convocata un'altra. Ancora un incontro "interlocutorio", in cui i partiti con i loro rappresentanti illustreranno possibili punti di intesa. Certamente però il confronto di maggioranza virerà sui controlli anti-Covid e il pericolo dell'arrivo dei migranti, su cui la destra soffia con continui "dagli all'untore".
Nel governo non c'è la quadra sui decreti Salvini. I 5Stelle con il capo politico e vice ministro all'Interno Vito Crimi si erano messi di traverso, chiedendo un rinvio delle modifiche. Al punto che, per non approfondire crepe e diversità nella maggioranza giallo-rossa, a proseguire le riunioni è stato designato il presidente grillino della commissione Affari costituzionali Giuseppe Brescia, più vicino all'area Fico. Sarà lui giovedì a sedersi al tavolo del Viminale. Il momento è davvero delicatissimo. Ieri una manifestazione a Roma ha contestato le politiche migratorie del governo chiedendo una discontinuità rispetto al governo Salvini. C'era la sinistra in piazza, ma anche esponenti del Pd come Matteo Orfini. E Emma Bonino, la leader di +Europa, ha chiesto sui decreti sicurezza di "fare e non annunciare". "Tutto questo tema dagli sbarchi all'integrazione va rivisto superando le leggi Salvini e il rapporto con la Libia - ha detto - Questa situazione va risolta anche con un po' di cuore che non guasta mai. Primo passo quello di regolarizzare le attuali situazioni lavorative reiterate. Penso che arriveremo a circa 200 mila ma restano fuori gli edili e le altre categorie. Sui decreti sicurezza per ora non si è visto nulla, da settimane sento che il ministero dell'interno sta lavorando. Aspetto "carta canta", perché finora ho visto annunci".
Per il segretario dem, Nicola Zingaretti le politiche migratorie sono uno dei punti dirimenti. Proprio lui con il capogruppo dem Graziano Delrio, all'inizio del patto di governo, si erano spesi non solo per modifiche radicali dei decreti sicurezza, ma anche per superare la Bossi-Fini l'attuale legge sull'immigrazione.