Valerio Carocci: "Sotto scorta per minacce ma sono solo un ragazzo che ha salvato un cinema"
di VLADIMIRO POLCHIIl presidente dell'Associazione Piccolo America di Roma: “Non voglio pesare sullo Stato, ma è chiaro che in questo Paese qualcosa non funziona”
ROMA. "Sono solo un ragazzo che assieme ai suoi amici ha salvato uno storico cinema dalla demolizione, ne sta ristrutturando un altro e ha aperto delle arene gratuite. Nulla di più. Giravo libero per la città come tutti, ma qualcosa è cambiato e ora devo muovermi con la scorta". Valerio Carocci è un 28enne, nato e cresciuto ai Colli Aniene, periferia della capitale. Da qualche anno è presidente dell'associazione Piccolo America di Roma. Al telefono è scosso, non vorrebbe parlare, poi lo fa, ma con difficoltà, "è stato tutto troppo veloce, devo ancora capire", si sente in colpa, "ci sono persone che rischiano molto più di me, chi sono io per avere la scorta?", chiede una riflessione, "se siamo arrivati a questo, vuol dire che qualcosa non funziona nella società".
Quando ha saputo della scorta?
"Negli ultimi giorni ero già sotto servizio di tutela da parte degli…
Quando ha saputo della scorta?
"Negli ultimi giorni ero già sotto servizio di tutela da parte degli…
ROMA. "Sono solo un ragazzo che assieme ai suoi amici ha salvato uno storico cinema dalla demolizione, ne sta ristrutturando un altro e ha aperto delle arene gratuite. Nulla di più. Giravo libero per la città come tutti, ma qualcosa è cambiato e ora devo muovermi con la scorta". Valerio Carocci è un 28enne, nato e cresciuto ai Colli Aniene, periferia della capitale. Da qualche anno è presidente dell'associazione Piccolo America di Roma. Al telefono è scosso, non vorrebbe parlare, poi lo fa, ma con difficoltà, "è stato tutto troppo veloce, devo ancora capire", si sente in colpa, "ci sono persone che rischiano molto più di me, chi sono io per avere la scorta?", chiede una riflessione, "se siamo arrivati a questo, vuol dire che qualcosa non funziona nella società".
Quando ha saputo della scorta?
"Negli ultimi giorni ero già sotto servizio di tutela da parte degli uomini della Digos. Da stamattina, invece, si è attivato ufficialmente l'ufficio scorte. Due agenti della polizia di Stato mi accompagnano in ogni mio movimento".
Perché è stata necessaria questa misura di protezione?
"La scorta è la conseguenza di una serie di aggressioni, sia fisiche che verbali, e di minacce avvenute ai miei danni e di persone a me molto vicine. Purtroppo negli ultimi giorni tutto questo non è cessato".
Di cosa la si accusa?
"Di essere 'amico della guardie'. Mi si imputa che per difendermi dai militanti neofascisti e da un altro aggressore ho deciso di denunciare tutto alle forze dell'ordine".
Dall'impegno per il cinema all'aperto alla scorta, cosa è successo?
"Non lo capisco bene neppure io. Va tutto così veloce. Pochi giorni fa eravamo su tutti i giornali per la nostra battaglia vinta all'Antitrust per poter proiettare liberamente i film nelle nostre arene. Due settimane dopo mi ritrovo con due agenti che mi devono accompagnare ovunque".
Cosa pensa di fare?
"Da un lato c'è Carocci presidente del Cinema America, che deve assumersi le sue responsabilità, perché sa che questo è necessario ed è la strada che si è scelto. Dall'altro, c'è Valerio, un ragazzo ventenne, che vorrebbe girare libero, libero di incontrare i suoi amici, libero di innamorarsi e di dichiararsi, senza avere una scorta. Mi viene il gelo solo a pensarci, mi chiedo pure se n'è valsa la pena. È un momento difficile. Chi sono poi io per avere una scorta? Mi sento in colpa".
In colpa di cosa?
"Di pesare sullo Stato. Di avere questi due agenti che lavorano per la mia sicurezza. Credo che ben altri siano i cittadini che rischiano la vita in questo Paese. Mi dispiace".
È rimasto solo?
"No, le istituzioni e le forze dell'ordine mi sono state veramente vicine, come parte dei movimenti di lotta per la casa e sono felice che domani (oggi, ndr) in piazza venga il Cardinale Zuppi, è un bellissimo segnale. E voglio chiarire che l'ultima persona che mi ha aggredito non fa veramente attività politica. Ma mi sarebbe piaciuta una maggiore presa di distanza da alcuni ambienti di sinistra nei confronti di questo atteggiamento squadrista, perché così va definito. La critica politica è lecita, l'aggressione no e nemmeno la mancata presa distanza".
E invece?
"E invece qualcosa sembra non funzionare in questo nostro Paese. Non è giusto che io non debba sentirmi libero di camminare per la città dove sono nato e cresciuto o di prendere un caffè al Bar Calisto".
Quando ha saputo della scorta?
"Negli ultimi giorni ero già sotto servizio di tutela da parte degli uomini della Digos. Da stamattina, invece, si è attivato ufficialmente l'ufficio scorte. Due agenti della polizia di Stato mi accompagnano in ogni mio movimento".
Perché è stata necessaria questa misura di protezione?
"La scorta è la conseguenza di una serie di aggressioni, sia fisiche che verbali, e di minacce avvenute ai miei danni e di persone a me molto vicine. Purtroppo negli ultimi giorni tutto questo non è cessato".
Di cosa la si accusa?
"Di essere 'amico della guardie'. Mi si imputa che per difendermi dai militanti neofascisti e da un altro aggressore ho deciso di denunciare tutto alle forze dell'ordine".
Dall'impegno per il cinema all'aperto alla scorta, cosa è successo?
"Non lo capisco bene neppure io. Va tutto così veloce. Pochi giorni fa eravamo su tutti i giornali per la nostra battaglia vinta all'Antitrust per poter proiettare liberamente i film nelle nostre arene. Due settimane dopo mi ritrovo con due agenti che mi devono accompagnare ovunque".
Cosa pensa di fare?
"Da un lato c'è Carocci presidente del Cinema America, che deve assumersi le sue responsabilità, perché sa che questo è necessario ed è la strada che si è scelto. Dall'altro, c'è Valerio, un ragazzo ventenne, che vorrebbe girare libero, libero di incontrare i suoi amici, libero di innamorarsi e di dichiararsi, senza avere una scorta. Mi viene il gelo solo a pensarci, mi chiedo pure se n'è valsa la pena. È un momento difficile. Chi sono poi io per avere una scorta? Mi sento in colpa".
In colpa di cosa?
"Di pesare sullo Stato. Di avere questi due agenti che lavorano per la mia sicurezza. Credo che ben altri siano i cittadini che rischiano la vita in questo Paese. Mi dispiace".
È rimasto solo?
"No, le istituzioni e le forze dell'ordine mi sono state veramente vicine, come parte dei movimenti di lotta per la casa e sono felice che domani (oggi, ndr) in piazza venga il Cardinale Zuppi, è un bellissimo segnale. E voglio chiarire che l'ultima persona che mi ha aggredito non fa veramente attività politica. Ma mi sarebbe piaciuta una maggiore presa di distanza da alcuni ambienti di sinistra nei confronti di questo atteggiamento squadrista, perché così va definito. La critica politica è lecita, l'aggressione no e nemmeno la mancata presa distanza".
E invece?
"E invece qualcosa sembra non funzionare in questo nostro Paese. Non è giusto che io non debba sentirmi libero di camminare per la città dove sono nato e cresciuto o di prendere un caffè al Bar Calisto".