LAMPEDUSA. "Questi migranti ci stanno rovinando, sono troppi e ci portano il Covid", dice Gaetano Guaragno, capelli bianchi e tanto sole sulla pelle. Da qualche giorno Lampedusa è ripiombata nei suoi peggiori incubi. In questi anni difficili aveva imparato a convivere con la tragedia dell'immigrazione, a coniugare l'ospitalità verso i turisti con quella offerta a chi ha affidato la vita al mare. Ma ora è cambiato tutto.
"Gli unici stranieri, quest'anno, sono i migranti", sorride sornione il ragazzo del furgone che porta a spasso i turisti. La stagione è partita tardi, raccontano i lampedusani, ma è partita bene. "Non è come gli anni scorsi ma è meglio di come temevamo", dice il cameriere del bar Isola delle Rose. Però ora hanno tutti paura che cali il sipario.
"Pronto? Ma è vero che ci sono le spiagge invase dai migranti? Non è che veniamo lì e ci prendiam…
"Gli unici stranieri, quest'anno, sono i migranti", sorride sornione il ragazzo del furgone che porta a spasso i turisti. La stagione è partita tardi, raccontano i lampedusani, ma è partita bene. "Non è come gli anni scorsi ma è meglio di come temevamo", dice il cameriere del bar Isola delle Rose. Però ora hanno tutti paura che cali il sipario.
"Pronto? Ma è vero che ci sono le spiagge invase dai migranti? Non è che veniamo lì e ci prendiam…
LAMPEDUSA. "Questi migranti ci stanno rovinando, sono troppi e ci portano il Covid", dice Gaetano Guaragno, capelli bianchi e tanto sole sulla pelle. Da qualche giorno Lampedusa è ripiombata nei suoi peggiori incubi. In questi anni difficili aveva imparato a convivere con la tragedia dell'immigrazione, a coniugare l'ospitalità verso i turisti con quella offerta a chi ha affidato la vita al mare. Ma ora è cambiato tutto.
"Gli unici stranieri, quest'anno, sono i migranti", sorride sornione il ragazzo del furgone che porta a spasso i turisti. La stagione è partita tardi, raccontano i lampedusani, ma è partita bene. "Non è come gli anni scorsi ma è meglio di come temevamo", dice il cameriere del bar Isola delle Rose. Però ora hanno tutti paura che cali il sipario.
"Pronto? Ma è vero che ci sono le spiagge invase dai migranti? Non è che veniamo lì e ci prendiamo il Covid?". Concetta Taccone allarga le braccia sorseggiando una flûte di Prosecco nella hall del suo Hotel Medusa, 4 stelle a due passi dalla spiaggia: "È un continuo, ricevo decine di telefonate come questa. I clienti hanno paura e disdicono".
Tirando la sigaretta fino al filtro con l'aria di chi ne ha viste di crude, Gian Lorenzo Marinese usa parole molto nobili per il centro alle sue spalle, l'hotspot che tracima vite e puzza dannatamente di fogna. "Quattromila arrivi negli ultimi venti giorni sono una grande sfida", dice, e "siamo orgogliosi di avere restituito dignità e identità a persone entrate come numeri. Ora tutti hanno un materasso, tutti sono controllati, pre identificati e foto segnalati".
Il materasso c'è, ma è sotto gli alberi. Ci sono 800 ospiti in tre palazzine prefabbricate con 192 letti, gli altri si arrangiano ma non è certo colpa di Marinese e della sua cooperativa, la Nova Facility di Treviso che da febbraio gestisce la struttura: "Il problema non è qui ma dall'altra parte del Mediterraneo: noi siamo orgogliosi di lavorare senza fermarci mai, sperando di dare il tempo a qualcun altro di risolverlo".
Sono troppi, 800 ospiti, ma "abbiamo visto di peggio: siamo arrivati a 1.030 persone", dice Marinese. Fuori dai cancelli invalicabili le mosche ti assediano fameliche. Da lì vedi maglie e mutande stese sulle recinzioni, e centinaia di uomini spalla a spalla senza una sola mascherina. Le uniche le hanno gli operatori. "Quando l'hotspot si riempie troppo i migranti fuggono e noi passiamo la giornata a cercarli insieme alla polizia e a riportarli al centro", dice il sindaco, Toto Martello. Due giorni fa un barchino è arrivato alla spiaggia da sogno dell'Isola dei Conigli, i migranti si sono sparsi tra i turisti e l'onda del racconto e delle foto ha fatto il giro dei social. "Quando ho detto in famiglia che sarei venuta qui, francamente sono rimasti perplessi", dice Margherita Menconi, professoressa di Filosofia al liceo in Toscana: "E sinceramente ero perplessa anche io, quando me lo hanno proposto le amiche. Pensavo che l'hotspot fosse vicino al porto, non sapevo fosse nascosto in mezzo all'isola. In effetti la presenza dei migranti la percepisci solo, vedi i militari sulle barche della guardia costiera con le tute bianche per il Covid e capisci che c'è qualche operazione in corso, tutto lì. Confesso che ci siamo andate apposta, all'Isola dei Conigli, per vedere se li vedevamo".
La grande paura si alimenta di se stessa. Sono i barchini squinternati lungo il moletto della Guardia di finanza, accanto alle navi militari che li hanno intercettati, e quelli che arrivano a ogni ora, davvero ora dopo ora. È la corsa contro il tempo per svuotare l'hotspot prima che si riempia di nuovo. Ieri notte erano in partenza due navi con 230 migranti da trasferire: con gli ultimi tre arrivi si era saliti a 800, si tornerà a 570 ma è sempre emergenza. "Aspettiamo la nave per le quarantene, dovrebbe arrivare sabato e sarà una svolta", dice il sindaco. "Soluzione? Mah, avrà solo 300 posti", alza il sopracciglio il dirigente responsabile dell'hotspot.
"Gli unici stranieri, quest'anno, sono i migranti", sorride sornione il ragazzo del furgone che porta a spasso i turisti. La stagione è partita tardi, raccontano i lampedusani, ma è partita bene. "Non è come gli anni scorsi ma è meglio di come temevamo", dice il cameriere del bar Isola delle Rose. Però ora hanno tutti paura che cali il sipario.
"Pronto? Ma è vero che ci sono le spiagge invase dai migranti? Non è che veniamo lì e ci prendiamo il Covid?". Concetta Taccone allarga le braccia sorseggiando una flûte di Prosecco nella hall del suo Hotel Medusa, 4 stelle a due passi dalla spiaggia: "È un continuo, ricevo decine di telefonate come questa. I clienti hanno paura e disdicono".
Tirando la sigaretta fino al filtro con l'aria di chi ne ha viste di crude, Gian Lorenzo Marinese usa parole molto nobili per il centro alle sue spalle, l'hotspot che tracima vite e puzza dannatamente di fogna. "Quattromila arrivi negli ultimi venti giorni sono una grande sfida", dice, e "siamo orgogliosi di avere restituito dignità e identità a persone entrate come numeri. Ora tutti hanno un materasso, tutti sono controllati, pre identificati e foto segnalati".
Il materasso c'è, ma è sotto gli alberi. Ci sono 800 ospiti in tre palazzine prefabbricate con 192 letti, gli altri si arrangiano ma non è certo colpa di Marinese e della sua cooperativa, la Nova Facility di Treviso che da febbraio gestisce la struttura: "Il problema non è qui ma dall'altra parte del Mediterraneo: noi siamo orgogliosi di lavorare senza fermarci mai, sperando di dare il tempo a qualcun altro di risolverlo".
Sono troppi, 800 ospiti, ma "abbiamo visto di peggio: siamo arrivati a 1.030 persone", dice Marinese. Fuori dai cancelli invalicabili le mosche ti assediano fameliche. Da lì vedi maglie e mutande stese sulle recinzioni, e centinaia di uomini spalla a spalla senza una sola mascherina. Le uniche le hanno gli operatori. "Quando l'hotspot si riempie troppo i migranti fuggono e noi passiamo la giornata a cercarli insieme alla polizia e a riportarli al centro", dice il sindaco, Toto Martello. Due giorni fa un barchino è arrivato alla spiaggia da sogno dell'Isola dei Conigli, i migranti si sono sparsi tra i turisti e l'onda del racconto e delle foto ha fatto il giro dei social. "Quando ho detto in famiglia che sarei venuta qui, francamente sono rimasti perplessi", dice Margherita Menconi, professoressa di Filosofia al liceo in Toscana: "E sinceramente ero perplessa anche io, quando me lo hanno proposto le amiche. Pensavo che l'hotspot fosse vicino al porto, non sapevo fosse nascosto in mezzo all'isola. In effetti la presenza dei migranti la percepisci solo, vedi i militari sulle barche della guardia costiera con le tute bianche per il Covid e capisci che c'è qualche operazione in corso, tutto lì. Confesso che ci siamo andate apposta, all'Isola dei Conigli, per vedere se li vedevamo".
La grande paura si alimenta di se stessa. Sono i barchini squinternati lungo il moletto della Guardia di finanza, accanto alle navi militari che li hanno intercettati, e quelli che arrivano a ogni ora, davvero ora dopo ora. È la corsa contro il tempo per svuotare l'hotspot prima che si riempia di nuovo. Ieri notte erano in partenza due navi con 230 migranti da trasferire: con gli ultimi tre arrivi si era saliti a 800, si tornerà a 570 ma è sempre emergenza. "Aspettiamo la nave per le quarantene, dovrebbe arrivare sabato e sarà una svolta", dice il sindaco. "Soluzione? Mah, avrà solo 300 posti", alza il sopracciglio il dirigente responsabile dell'hotspot.