Arthur, Smalling e gli altri: quei contratti scaduti a rischio Champions e Europa League
di MATTEO PINCIComincia la fase continentale, ma ci sono giocatori che non sanno se potranno giocare: Roma e Inter sono interessate
La questione imbarazza la Fifa, mentre la Uefa sonnecchia. Il Manchester United ha in mano una fettina del destino europeo di Roma e Inter. Chris Smalling e Alexis Sanchez, di proprietà del club britannico ma in prestito alle squadre italiane, non sanno ancora se potranno giocare l'Euroa League che riparte mercoledì. I loro contratti sono scaduti il 30 giugno, ma il tecnico del Manchester Solskjaer ha accettato di estendere il prestito fino alla fine del campionato italiano. E solo fin lì. Per le norme Fifa, in Europa potranno giocare solo con le squadre con cui sono tesserati oggi: insomma, il Manchester non può schierarli. Eppure non ha ancora deciso di lasciarli dove sono. Le situazioni sono diverse, e riguardano anche altri calciatori in giro per l'Europa.
Una cosa oggi pare certa: lo United non lascerà Chris Smalling alla Roma per le partite di Europa League. Il motivo? Semplice: la Roma e lo United potrebbero essere avversari in…
Una cosa oggi pare certa: lo United non lascerà Chris Smalling alla Roma per le partite di Europa League. Il motivo? Semplice: la Roma e lo United potrebbero essere avversari in…
La questione imbarazza la Fifa, mentre la Uefa sonnecchia. Il Manchester United ha in mano una fettina del destino europeo di Roma e Inter. Chris Smalling e Alexis Sanchez, di proprietà del club britannico ma in prestito alle squadre italiane, non sanno ancora se potranno giocare l'Euroa League che riparte mercoledì. I loro contratti sono scaduti il 30 giugno, ma il tecnico del Manchester Solskjaer ha accettato di estendere il prestito fino alla fine del campionato italiano. E solo fin lì. Per le norme Fifa, in Europa potranno giocare solo con le squadre con cui sono tesserati oggi: insomma, il Manchester non può schierarli. Eppure non ha ancora deciso di lasciarli dove sono. Le situazioni sono diverse, e riguardano anche altri calciatori in giro per l'Europa.
Una cosa oggi pare certa: lo United non lascerà Chris Smalling alla Roma per le partite di Europa League. Il motivo? Semplice: la Roma e lo United potrebbero essere avversari in una eventuale semifinale. Insomma, gli inglesi non vogliono correre il rischio di "regalare" un rinforzo a dei possibili avversari. O almeno, non senza monetizzare: per questo chiedono 20 milioni di euro subito, oppure un "bonus" a partita, una sorta di noleggio da 300 mila euro per ogni incontro. Il tempo per un cambio di orientamento scade domani e la Roma si è arresa: margine di trattativa, a queste condizioni, non c'è. L'unico che potrebbe far qualcosa per cambiare la situazione è proprio Smalling: la Fifa infatti potrebbe interpretare come un vincolo di concorrenza il rifiuto dello United a estendere un prestito già esteso oltre il 30 giugno, leggendoci proprio la volontà di non correre il rischio di averlo contro. Se il giocatore facesse un esposto per dire di essere stato penalizzato, visto che in una condizione naturale, senza il coronavirus, l'Europa League l'avrebbe regolarmente giocata a marzo, la Fifa potrebbe accoglierlo. Ma difficilmente Smalling farà un passo del genere.
Discorso diverso per Alexis Sanchez: Inter e United hanno un accordo per il riscatto dell'attaccante, che giocherà almeno il primo incontro dell'Inter, contro il Getafe, mercoledì a Gelsenkirchen. Per il futuro, nessuna certezza, ma Marotta, ad nerazzurro, pensa di poter far leva sul fatto che United e Inter si incontrerebbero solo in una eventuale finale, oggettivamente c'è tempo per capire se convenga o no lasciarlo dov'è. Ma il cileno e il romanista non sono gli unici in una condizione simile. Anzi.
Se la Roma finirà per esserne penalizzata, Juventus e Atalanta potranno persino beneficiare di questo uso, molto diffuso in Europa. La squadra di Sarri contro il Lione infatti non incontrerà Tousart: il suo giustiziere nella gara d'andata, salterà incredibilmente il ritorno. Il centrocampista infatti è già a Berlino, all'Herta, che lo ha acquistato a gennaio ma lo aveva lasciato fino a fine stagione al club francese. Ora ha preteso di riavere il giocatore, senza che il Lione potesse obiettare alcunché. L'Atalanta invece affronterà un Psg addirittura senza Cavani. L'attaccante uruguaiano era in scadenza di contratto il 30 giugno e - a differenza del suo ex capitano Thiago Silva, che ha esteso la permanenza a Parigi fino alla fine della Champions League - ha deciso che la sua esperienza parigina si sarebbe conclusa quel giorno. Come lui, il compagno di squadra Meunier, terzino titolare della nazionale belga. Idem il campione tedesco Timo Werner: il Lipsia lo ha ceduto al Chelsea a giugno e lui ha fatto immediatamente sapere di non aver alcuna intenzione di restare in Germania per giocarsi i quarti di Champions contro l'Atletico Madrid: la sua testa era già a Londra. Come faccia il Lipsia - ma anche la Roma - a sostituire uno dei suoi migliori giocatori non è certo un problema suo. Forse dovrebbe esserlo per la Uefa, ma da marzo a Nyon nessuno ha mai pensato di affrontare seriamente il problema.
Una cosa oggi pare certa: lo United non lascerà Chris Smalling alla Roma per le partite di Europa League. Il motivo? Semplice: la Roma e lo United potrebbero essere avversari in una eventuale semifinale. Insomma, gli inglesi non vogliono correre il rischio di "regalare" un rinforzo a dei possibili avversari. O almeno, non senza monetizzare: per questo chiedono 20 milioni di euro subito, oppure un "bonus" a partita, una sorta di noleggio da 300 mila euro per ogni incontro. Il tempo per un cambio di orientamento scade domani e la Roma si è arresa: margine di trattativa, a queste condizioni, non c'è. L'unico che potrebbe far qualcosa per cambiare la situazione è proprio Smalling: la Fifa infatti potrebbe interpretare come un vincolo di concorrenza il rifiuto dello United a estendere un prestito già esteso oltre il 30 giugno, leggendoci proprio la volontà di non correre il rischio di averlo contro. Se il giocatore facesse un esposto per dire di essere stato penalizzato, visto che in una condizione naturale, senza il coronavirus, l'Europa League l'avrebbe regolarmente giocata a marzo, la Fifa potrebbe accoglierlo. Ma difficilmente Smalling farà un passo del genere.
Discorso diverso per Alexis Sanchez: Inter e United hanno un accordo per il riscatto dell'attaccante, che giocherà almeno il primo incontro dell'Inter, contro il Getafe, mercoledì a Gelsenkirchen. Per il futuro, nessuna certezza, ma Marotta, ad nerazzurro, pensa di poter far leva sul fatto che United e Inter si incontrerebbero solo in una eventuale finale, oggettivamente c'è tempo per capire se convenga o no lasciarlo dov'è. Ma il cileno e il romanista non sono gli unici in una condizione simile. Anzi.
Se la Roma finirà per esserne penalizzata, Juventus e Atalanta potranno persino beneficiare di questo uso, molto diffuso in Europa. La squadra di Sarri contro il Lione infatti non incontrerà Tousart: il suo giustiziere nella gara d'andata, salterà incredibilmente il ritorno. Il centrocampista infatti è già a Berlino, all'Herta, che lo ha acquistato a gennaio ma lo aveva lasciato fino a fine stagione al club francese. Ora ha preteso di riavere il giocatore, senza che il Lione potesse obiettare alcunché. L'Atalanta invece affronterà un Psg addirittura senza Cavani. L'attaccante uruguaiano era in scadenza di contratto il 30 giugno e - a differenza del suo ex capitano Thiago Silva, che ha esteso la permanenza a Parigi fino alla fine della Champions League - ha deciso che la sua esperienza parigina si sarebbe conclusa quel giorno. Come lui, il compagno di squadra Meunier, terzino titolare della nazionale belga. Idem il campione tedesco Timo Werner: il Lipsia lo ha ceduto al Chelsea a giugno e lui ha fatto immediatamente sapere di non aver alcuna intenzione di restare in Germania per giocarsi i quarti di Champions contro l'Atletico Madrid: la sua testa era già a Londra. Come faccia il Lipsia - ma anche la Roma - a sostituire uno dei suoi migliori giocatori non è certo un problema suo. Forse dovrebbe esserlo per la Uefa, ma da marzo a Nyon nessuno ha mai pensato di affrontare seriamente il problema.