I treni, le scuole e la nuova ondata. Tutte le incognite di settembre
di ELENA DUSI, ALESSANDRA ZINITI e CORRADO ZUNINO
Il Paese ai blocchi di partenza per la vera Fase 2, quella dopo l’estate. Tra lo scontro sulle regole, la paura dei contagi e la caccia ai fondi
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Fino al 7 settembre continueremo così: mascherine, distanziamento e igiene rigorosa. Sempre con un occhio alla curva dei contagi in crescita ma non troppo: ieri 347 con 13 deceduti dopo gli oltre 500 di venerdì, a fronte di un numero di tamponi simile, 53.000. Ma le prossime quattro settimane, disciplinate dal nuovo Dpcm firmato dal premier Conte, saranno molto delicate, per il timore che i comportamenti dei più giovani e i rientri dalle vacanze possano incrementare ulteriormente il numero dei focolai, circa 700, al momento ritenuti dagli esperti sotto controllo.
A preoccupare però c'è soprattutto l'orizzonte (ormai ravvicinatissimo e confuso) della ripartenza: scuole e attività lavorative ripartiranno senza che siano stati sciolti i nodi fondamentali. È una corsa contro il tempo il cui esito è purtroppo scontato. Più di otto milioni di studenti torneranno in classe dopo sei mesi ma non troveranno le aule e i banc…
Fino al 7 settembre continueremo così: mascherine, distanziamento e igiene rigorosa. Sempre con un occhio alla curva dei contagi in crescita ma non troppo: ieri 347 con 13 deceduti dopo gli oltre 500 di venerdì, a fronte di un numero di tamponi simile, 53.000. Ma le prossime quattro settimane, disciplinate dal nuovo Dpcm firmato dal premier Conte, saranno molto delicate, per il timore che i comportamenti dei più giovani e i rientri dalle vacanze possano incrementare ulteriormente il numero dei focolai, circa 700, al momento ritenuti dagli esperti sotto controllo.
A preoccupare però c'è soprattutto l'orizzonte (ormai ravvicinatissimo e confuso) della ripartenza: scuole e attività lavorative ripartiranno senza che siano stati sciolti i nodi fondamentali. È una corsa contro il tempo il cui esito è purtroppo scontato. Più di otto milioni di studenti torneranno in classe dopo sei mesi ma non troveranno le aule e i banchi necessari per il distanziamento né i professori che dovranno essere assunti. Non sono ancora arrivati i soldi e un concorso non si fa dall'oggi al domani.
E i sindaci non sanno come far arrivare i ragazzi a scuola se bus e scuolabus dovranno viaggiare a capienza ridotta, come i treni regionali utilizzati ogni giorno da milioni di studenti e lavoratori. Si ipotizza di differenziare l'orario delle lezioni ma questo dipende dall'organizzazione delle scuole. E se non ci saranno le condizioni per ripartire in sicurezza, tornerà a rischio il sistema sanitario, a cominciare dai medici di famiglia da subito in trincea al comparire dei primi sintomi influenzali.
Scuola
I prof in più già non bastano e i banchi potrebbero tardare
Tre scenari, dice l'Istituto superiore di sanità. E una grande incognita: la scuola. Per ottobre la variabile è l'istruzione, con i suoi 8,4 milioni di studenti (paritarie comprese) e gli 800 mila docenti, gran parte sopra i 55 anni, età a rischio secondo i tabellari Inail. La diffusione del Covid, con l'ingresso dell'Italia nello scenario uno, due o tre, dipende molto dal rispetto del distanziamento in aula. D'altro canto, sulla contagiosità dei nostri bambini- adolescenti-ragazzi ne sappiamo poco. L'Iss sulle "Preparazioni per ottobre" ha scritto: "Non è nota la reale trasmissibilità di SarsCov-2 nelle scuole, non è noto quanto i bambini siano contagiosi". Tutto questo, "rende molto incerto il ruolo della trasmissione negli istituti scolastici".
E incerta è la situazione organizzativa della scuola italiana. I docenti, innanzitutto. Si stima un bisogno di supplenti superiore ai duecentomila. La risposta del ministero è stata: digitalizzare le graduatorie d'istituto (ora Gps), ricevere 753.750 richieste di lavoro e impegnarsi a ordinarle entro l'1 settembre (ma ha cambiato criteri, il sistema si è inceppato e nessuno ha controllato se i curriculum immessi sono veritieri: il rischio ricorsi è alto). Questi 200 mila sono i precari naturali, ma, con serio ritardo, la ministra Lucia Azzolina ha offerto alla scuola 40 mila precari plus e, da giovedì scorso, 84.808 docenti per il ruolo definitivo. Bene, i sindacati, che sanno che per queste assunzioni da anni ci sono problemi al Nord e nelle materie scientifiche, stimano che i veri rinforzi in cattedra alla fine saranno tra 15 e 20 mila. I banchi monoposto? Ne servono due milioni e mezzo. La gara si è chiusa, con 14 offerte. Al ministero si teme siano al di sotto delle necessità. E farli arrivare tutti il 14 settembre sarà un'impresa.
L'idea di Renzo Piano per i banchi della scuola post Covid
Trasporti
Le Regioni: serve un miliardo per riempire i mezzi al 50%
"O ci date i soldi o ci lasciate riempire il trasporto pubblico a piena capienza". Le Regioni bussano alla cassa dello Stato e chiedono un miliardo per rafforzare la rete di bus e treni in vista della riapertura delle scuole e della ripresa delle attività. Ma domani, nell'incontro decisivo che avranno con i ministri dei Trasporti De Micheli, della Salute Speranza e delle Autonomie locali Boccia, i governatori insisteranno: che sia lasciata alle Regioni la responsabilità di valutare se ci sono le condizioni di far viaggiare i mezzi pubblici con tutti i posti pieni, naturalmente con l'obbligo di mascherina per i passeggeri, o se invece si dovrà tornare al 50 per cento della capienza come il governo ha confermato per i treni a lunga percorrenza. Con la possibilità di trovare un punto d'incontro consentendo solo alle persone conviventi di occupare posti di fronte.
"Anche se avessimo i soldi che servono per comprare treni e bus - dice il governatore veneto Luca Zaia - i mezzi non sono disponibili sul mercato. Molta gente a settembre resterà a piedi". È questo il nodo da sciogliere. Gli esperti ci ragionano dalla fine del lockdown ma a un mese dalla ripartenza non è stata trovata alcuna soluzione. E gli amministratori locali, a cui compete l'onere di organizzare il trasporto pubblico, non sanno come garantire a studenti e lavoratori i mezzi per andare a scuola e al lavoro.
Se saranno costretti a dimezzare la capienza di autobus, scuolabus, pullman e treni regionali dovranno aumentare le corse almeno nelle ore di punta, tra le 7.30 e le 9.30 e tra le 13 e le 15. Una delle soluzioni individuate dalla commissione creata in seno alla Conferenza delle Regioni è quella dell'utilizzo dei pullman turistici, in questo momento fermi quasi ovunque. Al governo verrà proposto anche di diversificare gli orari di ingresso e uscita dalle scuole per poter diluire i flussi degli studenti sui mezzi.
Sanità
La sanità in ordine sparso e la minaccia dell'influenza
Qualcosa l'abbiamo imparato. Alla possibile rimonta del virus il sistema sanitario opporrà più tamponi, mascherine e posti letto da convertire in terapie intensive. Ma alcune lezioni restano indigeste. Rimane intatta la frammentazione fra le Regioni, le singole Asl, i medici di famiglia. La telemedicina non ha fatto progressi. Restano da recuperare tutte le prestazioni mediche congelate da febbraio che rischiano di far salire la mortalità per le malattie diverse dal Covid.
L'autunno, per il sistema sanitario, si presenta con una minaccia e una promessa. La minaccia è l'influenza. Di fronte a colpi di tosse e linee di febbre, dovremo chiamare il medico di famiglia, che spesso deciderà senza una visita se sottoporci al tampone o soprassedere. L'estensione del vaccino contro l'influenza sarà di aiuto (ammesso che ci sia tempo e manodopera per fare tutte le iniezioni), così come mascherine e distanze. Ma il dilemma influenza o Covid resterà intatto, soprattutto per i bambini, colpiti da virus respiratori ogni uno-due mesi.
La promessa è invece il test rapido che rileva l'antigene del coronavirus. Non ha bisogno di essere processato in laboratorio e dà risultati in 15-30 minuti. Non è ancora molto affidabile, ma sta migliorando. Ci si aspetta che in autunno riveli almeno le persone con grandi quantità di virus, le più contagiose. Potrà essere usato all'ingresso di Rsa od ospedali, per decidere sul momento chi far entrare. Non dovrebbe soffrire delle strozzature nel commercio internazionale vissute a marzo, quando la carenza di reagenti ha limitato di molto i tamponi disponibili.
La routine ormai acquisita di testare chi deve ricoverarsi e di dividere gli accessi ai pronto soccorso proteggerà probabilmente gli ospedali da invasioni massicce di virus. Ma nella scuola, sui posti di lavoro e nella comunità, la risposta ai focolai resterà affidata alla reattività e alla rapidità dei singoli attori del sistema sanitario. Ed è questo il punto più debole in cui potrebbero aprirsi le falle dell'autunno.