Quell’onda grigia che minaccia il paradiso Mauritius
di GIACOMO TALIGNANIUn cargo si spezza: 10 mila tonnellate di carburante in mare. La battaglia dei volontari per fermare il disastro ambiental
Si è rotta in due, la grande nave, lasciando nelle acque turchesi una ferita grigia e cupa come il futuro della stessa Mauritius. Nelle paradisiaca isola dell’Oceano Indiano è lotta contro il tempo per arginare i danni creati dalla nave cargo Wakashio, incagliata sulla barriera corallina dal 25 luglio: dopo aver già perso 1000 tonnellate di combustibile a causa di crepe iniziate il 6 agosto, ora si è spezzata definitivamente in due parti, contribuendo a nuove perdite, nonostante lo sforzo dei tecnici per recuperare tutto l’inquinante possibile (3mila tonnellate sarebbero state già raccolte).
A breve, sperano le autorità, con l’aiuto di diversi Paesi tra cui il Giappone degli armatori del cargo, la vicina India e la Francia preoccupata per la poco distante isola di Reunion, alcuni rimorchiatori tenteranno di agganciare i resti dell’imbarcazione per portarli lontano dalla già fragilissima b…
Si è rotta in due, la grande nave, lasciando nelle acque turchesi una ferita grigia e cupa come il futuro della stessa Mauritius. Nelle paradisiaca isola dell’Oceano Indiano è lotta contro il tempo per arginare i danni creati dalla nave cargo Wakashio, incagliata sulla barriera corallina dal 25 luglio: dopo aver già perso 1000 tonnellate di combustibile a causa di crepe iniziate il 6 agosto, ora si è spezzata definitivamente in due parti, contribuendo a nuove perdite, nonostante lo sforzo dei tecnici per recuperare tutto l’inquinante possibile (3mila tonnellate sarebbero state già raccolte).
A breve, sperano le autorità, con l’aiuto di diversi Paesi tra cui il Giappone degli armatori del cargo, la vicina India e la Francia preoccupata per la poco distante isola di Reunion, alcuni rimorchiatori tenteranno di agganciare i resti dell’imbarcazione per portarli lontano dalla già fragilissima barriera corallina. Nel frattempo i danni all’ecosistema dove si trova il relitto sono già enormi: nell’area, a cavallo tra la zona umida protetta dall’Unesco di Blue Bay Marine Park, le foreste di mangrovie di Pointe D’Esny e la riserva naturale di Ile aux Aigrettes, le ripercussioni del disastro potrebbero farsi sentire anche per vent’anni, sostengono gli esperti.
Questo luogo è infatti uno straordinario scrigno di biodiversità che ospita le rare foreste d’ebano, quasi duemila specie diverse disseminate nell’isola, vari mammiferi e tartarughe marine, ma anche centinaia di specie di pesci e di organismi marini che saranno fra i primi a pagare l’altissimo prezzo dell’impatto con il carburante fuoriuscito. Dalla Wakashio si è infatti perso soprattutto olio combustibile noto anche come “bunker oil”: sebbene non abbia lo stesso impatto visivo del greggio più nero, questo combustibile potrebbe risultare estremamente tossico se a contatto con i raggi ultravioletti di una zona tropicale e soleggiata come Mauritius.
Mentre infuriano le polemiche su una azione di recupero partita con gravi ritardi, Mauritius teme ora per l’economia che, già piegata dal Covid, potrebbe vacillare se privata dei tanti turisti attratti dalle sue acque cristalline. Così, nel tentativo di salvare il salvabile, da qualche giorno le comunità locali stanno provando ad usare di tutto per assorbire ed evitare l’avanzata del combustibile: riempiono sacchi e sistemi galleggianti con paglia, calze, stracci e perfino i capelli, donati da parrucchieri e singoli cittadini, utili grazie alla capacità di assorbire.
Piccoli gesti che potrebbero non bastare dato che la marea grigia sembra avanzare costantemente e i dati dei satelliti finlandesi mostrano almeno 30 chilometri quadrati di macchia inquinante che sta già filtrando fra le mangrovie. Criticato, il primo ministro Pravind Jugnauth chiede aiuti internazionali e prega perché, nonostante si sia scongiurata una possibile fuoriuscita tre volte maggiore, il futuro del paradiso turchese oggi appare nero come il petrolio.