Gioele, le scarpette blu che nessuno aveva visto
dal nostro inviato Salvo PalazzoloI resti del bimbo trovati dopo 16 giorni in una radura: erano a 700 metri dal corpo della mamma. I dubbi: l’area già perlustrata. Il procuratore: “Da appurare perché è stato scoperto solo oggi"
Caronia (Messina) - Le scarpette blu di Gioele sono adagiate sotto un albero della montagna del mistero. Un poliziotto della Scientifica si ferma a guardarle e le sistema dentro una busta trasparente. Mamma Viviana aveva scelto anche un bel colore blu per la maglietta del suo bambino, chissà per andare dove. Il fango e l'assalto degli animali non hanno cancellato quel blu brillante. Si intravede un disegno bianco al centro della maglietta, che ancora copre quel che rimane del corpo martoriato del piccolo scomparso sedici giorni fa. E si intravedono pure i pantaloncini bianchi di Gioele. Ma non c'è più nulla dentro. Altri resti del bambino vengono trovati alcuni metri più in là. "Che strazio", sussurra Giuseppe Di Bello, è un brigadiere in pensione dei carabinieri, è lui il volontario che verso le 10 e mezzo ha trovato i resti. E ha subito dato l'allarme. "Mi trovo a duecento metri dall'autostrada Messina-P…
Caronia (Messina) - Le scarpette blu di Gioele sono adagiate sotto un albero della montagna del mistero. Un poliziotto della Scientifica si ferma a guardarle e le sistema dentro una busta trasparente. Mamma Viviana aveva scelto anche un bel colore blu per la maglietta del suo bambino, chissà per andare dove. Il fango e l'assalto degli animali non hanno cancellato quel blu brillante. Si intravede un disegno bianco al centro della maglietta, che ancora copre quel che rimane del corpo martoriato del piccolo scomparso sedici giorni fa. E si intravedono pure i pantaloncini bianchi di Gioele. Ma non c'è più nulla dentro. Altri resti del bambino vengono trovati alcuni metri più in là. "Che strazio", sussurra Giuseppe Di Bello, è un brigadiere in pensione dei carabinieri, è lui il volontario che verso le 10 e mezzo ha trovato i resti. E ha subito dato l'allarme. "Mi trovo a duecento metri dall'autostrada Messina-Palermo, venite".
Ora, i ragazzi della Scientifica di Catania, che tante scene del crimine complesse e tanti cadaveri hanno visto, continuano a guardarsi attorno in questo bosco che sembra essere diventato maledetto. C'erano già stati l'8 agosto, settecento metri più giù, verso il mare: sotto un traliccio dell'Enel, un'unità cinofila dei vigili del fuoco, aveva trovato il cadavere della mamma di Gioele, Viviana Parisi, morta non si sa ancora come. E, adesso, i poliziotti si trovano a raccogliere i resti del figlio. Ma cosa è accaduto quassù? E quel corpicino è stato dilaniato dagli animali dopo la morte, o prima? Alle dodici e mezza, nel bosco arrivano il procuratore di Patti Angelo Cavallo, gli investigatori della squadra mobile e del commissariato di Sant'Agata di Militello, il medico legale Elena Ventura Spagnolo, che già ha esaminato il corpo di Viviana.
Dura tre ore il sopralluogo. Poi, il procuratore dice ai giornalisti: "Le indagini e le ricerche sono state effettuate in condizioni difficili. Sono state fatte varie ipotesi, se ne sono rafforzate alcune, altre sono cadute. Stiamo lavorando da 16 giorni e continueremo a farlo". Quali piste cadono? "Quelle riconducibili ad ambiti familiari", si limita a dire il magistrato. E aggiunge: "Abbiamo sempre pensato che il bambino fosse in questo posto e purtroppo i fatti ci danno ragione. Ci stringiamo alla famiglia, continueremo a lavorare e andare fino in fondo in questa triste storia".
L'autopsia sui resti ritrovati proverà a scoprire quali segni di violenza ci sono su Gioele. È stato aggredito dagli animali? Oppure, come ipotizza l'inchiesta, è stata la madre a ucciderlo prima di suicidarsi, lanciandosi dal traliccio? Gli inquirenti lasciano aperta anche l'altra ipotesi, quella dell'aggressione. Perché alcune "fratture costali anteriori e posteriori" non sembrerebbero compatibili con un lancio dal traliccio (su cui peraltro non sono state rilevate impronte).
E com'è possibile che sedici giorni di ricerche con droni, cani molecolari e Gps non abbiamo portato al ritrovamento di Gioele? "Da questo posto c'eravamo già passati", spiega un soccorritore della protezione civile, che non riesce a darsi pace. Allarga le braccia l'ingegnere Ambrogio Ponterio, del comando provinciale dei vigili del fuoco di Messina, rivendica il lavoro fatto: "Le zone vanno esaminate a vari livelli, ci sono tratti in cui si cerca una persona viva, altri in cui si cerca qualcosa di più. È arrivata questa persona che è un conoscitore dei luoghi: aveva un falcetto che gli consentiva di passare dove riescono a intrufolarsi gli animali selvatici". Il procuratore taglia corto sulle polemiche: "In questo momento non mi interessa chi abbia fatto il ritrovamento. L'importante è averlo fatto. Ma appureremo anche questo".
Il carro funebre con i resti di Gioele si allontana dalla montagna. L'ultima immagine che abbiamo di lui ce l'ha descritta l'imprenditore lombardo che il 3 agosto si è fermato nella piazzola di sosta della Messina-Palermo dove Viviana stava correndo, dopo un incidente in galleria. "Il bambino era tranquillo, in braccio alla mamma, il viso adagiato sulla sua spalla destra". Mamma Viviana, invece, aveva uno "sguardo assente mentre scavalcava il guard-rail", ha precisato il testimone alla polizia. Sono scomparsi dentro una boscaglia sopra la galleria. Poi - è possibile dire oggi - sono scesi entrambi, in direzione del mare. E, adesso, l'area del mistero si restringe sempre più.
Ora, i ragazzi della Scientifica di Catania, che tante scene del crimine complesse e tanti cadaveri hanno visto, continuano a guardarsi attorno in questo bosco che sembra essere diventato maledetto. C'erano già stati l'8 agosto, settecento metri più giù, verso il mare: sotto un traliccio dell'Enel, un'unità cinofila dei vigili del fuoco, aveva trovato il cadavere della mamma di Gioele, Viviana Parisi, morta non si sa ancora come. E, adesso, i poliziotti si trovano a raccogliere i resti del figlio. Ma cosa è accaduto quassù? E quel corpicino è stato dilaniato dagli animali dopo la morte, o prima? Alle dodici e mezza, nel bosco arrivano il procuratore di Patti Angelo Cavallo, gli investigatori della squadra mobile e del commissariato di Sant'Agata di Militello, il medico legale Elena Ventura Spagnolo, che già ha esaminato il corpo di Viviana.
Dura tre ore il sopralluogo. Poi, il procuratore dice ai giornalisti: "Le indagini e le ricerche sono state effettuate in condizioni difficili. Sono state fatte varie ipotesi, se ne sono rafforzate alcune, altre sono cadute. Stiamo lavorando da 16 giorni e continueremo a farlo". Quali piste cadono? "Quelle riconducibili ad ambiti familiari", si limita a dire il magistrato. E aggiunge: "Abbiamo sempre pensato che il bambino fosse in questo posto e purtroppo i fatti ci danno ragione. Ci stringiamo alla famiglia, continueremo a lavorare e andare fino in fondo in questa triste storia".
L'autopsia sui resti ritrovati proverà a scoprire quali segni di violenza ci sono su Gioele. È stato aggredito dagli animali? Oppure, come ipotizza l'inchiesta, è stata la madre a ucciderlo prima di suicidarsi, lanciandosi dal traliccio? Gli inquirenti lasciano aperta anche l'altra ipotesi, quella dell'aggressione. Perché alcune "fratture costali anteriori e posteriori" non sembrerebbero compatibili con un lancio dal traliccio (su cui peraltro non sono state rilevate impronte).
E com'è possibile che sedici giorni di ricerche con droni, cani molecolari e Gps non abbiamo portato al ritrovamento di Gioele? "Da questo posto c'eravamo già passati", spiega un soccorritore della protezione civile, che non riesce a darsi pace. Allarga le braccia l'ingegnere Ambrogio Ponterio, del comando provinciale dei vigili del fuoco di Messina, rivendica il lavoro fatto: "Le zone vanno esaminate a vari livelli, ci sono tratti in cui si cerca una persona viva, altri in cui si cerca qualcosa di più. È arrivata questa persona che è un conoscitore dei luoghi: aveva un falcetto che gli consentiva di passare dove riescono a intrufolarsi gli animali selvatici". Il procuratore taglia corto sulle polemiche: "In questo momento non mi interessa chi abbia fatto il ritrovamento. L'importante è averlo fatto. Ma appureremo anche questo".
Il carro funebre con i resti di Gioele si allontana dalla montagna. L'ultima immagine che abbiamo di lui ce l'ha descritta l'imprenditore lombardo che il 3 agosto si è fermato nella piazzola di sosta della Messina-Palermo dove Viviana stava correndo, dopo un incidente in galleria. "Il bambino era tranquillo, in braccio alla mamma, il viso adagiato sulla sua spalla destra". Mamma Viviana, invece, aveva uno "sguardo assente mentre scavalcava il guard-rail", ha precisato il testimone alla polizia. Sono scomparsi dentro una boscaglia sopra la galleria. Poi - è possibile dire oggi - sono scesi entrambi, in direzione del mare. E, adesso, l'area del mistero si restringe sempre più.