I messaggi tra ragazzi: “Forse sono positivo”. E sulle spiagge la paura corre su Whatsapp
Brunella Giovara , dal nostro inviato BRUNELLA GIOVARAAd agosto sono almeno centomila i giovani che si sono accalcati nelle discoteche sarde prima della chiusura. Ora chi è rimasto dice: “Era una bolgia”
PORTO CERVO — Mamma di Varese, stai tranquilla. Tua figlia Isabella sta bene, forse è persino negativa, e ha appena affittato l’ombrellone e un lettino, molto ben distanziato da quello a fianco. E soprattutto ha «abbandonato gli amici. Era troppo pericoloso. Io, unica a usare la mascherina. Mi hanno detto cretina, abbiamo litigato e ci siamo salutati a vaffa. Perché io, io sono responsabile! Loro no». Ma che rabbia, e che coraggio, questa Isabella detta Isa, che ha 19 anni e farà Chimica all’università dell’Insubria. E addio a molte amicizie e amori nati su questa spiaggia rosa che si chiama Liscia Ruja, il tempo di sbocciare e son già finiti, quante lacrime sparse sulla sabbia della Costa Smeralda, con il Covid che incombe e i tamponi che ti fanno allo sbarco dei traghetti, sul continente, e forse anche negli aeroporti, chissà quando però. L’estate sembra andata, prevale la mestizia e al Big Su…
PORTO CERVO — Mamma di Varese, stai tranquilla. Tua figlia Isabella sta bene, forse è persino negativa, e ha appena affittato l’ombrellone e un lettino, molto ben distanziato da quello a fianco. E soprattutto ha «abbandonato gli amici. Era troppo pericoloso. Io, unica a usare la mascherina. Mi hanno detto cretina, abbiamo litigato e ci siamo salutati a vaffa. Perché io, io sono responsabile! Loro no». Ma che rabbia, e che coraggio, questa Isabella detta Isa, che ha 19 anni e farà Chimica all’università dell’Insubria. E addio a molte amicizie e amori nati su questa spiaggia rosa che si chiama Liscia Ruja, il tempo di sbocciare e son già finiti, quante lacrime sparse sulla sabbia della Costa Smeralda, con il Covid che incombe e i tamponi che ti fanno allo sbarco dei traghetti, sul continente, e forse anche negli aeroporti, chissà quando però. L’estate sembra andata, prevale la mestizia e al Big Sur, al White e anche sulla spiaggia libera molti giovani hanno le orecchie basse, altro che California Dreaming, la canzone giusta adesso è This is the end.
«I giovani sono arrivati qui poco prima di Ferragosto, hanno fatto il casino che hanno fatto. Perciò le discoteche hanno chiuso, e loro poi se ne sono andati, sereni». Così Toni, parcheggiatore regolare nello spiazzo per 250 auto, a 2,50 l’ora, dentro la macchia impolverata. «Hanno ignorato le regole. I padroni dei locali devono guadagnare, e hanno chiuso un occhio. E come li fermi quando ballano in cento o duecento, dopo che hanno bevuto fumato eccetera…». Anche cinquecento, veramente, visto che è la capienza media di una discoteca, e dal momento che di locali così in Sardegna ce ne sono almeno duecento, in 10 giorni quei 10mila giovani a sera sono diventati una truppa di almeno 100mila. Poi ci sono i localini, i djset sulle spiagge, e la cameriera Giulia del Big Sur spiega che «prima facevamo la grigliata mista di pesce e poi la musica, 50 euro, fino all’una del mattino. Ma il capo ha deciso di cancellare queste serate. C’era troppa gente, non era gestibile». Adesso si chiude alle 20, la movida è finita, insomma, assieme a tante altre cose.
«È vero, ci abbiamo dato dentro, e adesso arriva la punizione», dice Marco P., che studia Medicina a Padova e fa parte della retroguardia sbarcata in Sardegna «proprio il giorno prima che chiudessero i locali, e la sera siamo andati a ballare». Billionaire? «No, ci vanno i vecchi», detto da uno che ha vent’anni e che guarda con pietà chi ne ha trenta. Erano in diciassette, avevano affittato due case, «se dividi le spese ce la fai perché la Costa Smeralda è un posto dove paghi anche l’aria». E c’è stata quell’unica notte dorata, come sono le notti quando si ha quell’età, cominciata a mezzanotte e proseguita fino al mattino, «siamo venuti in spiaggia ad aspettare l’alba, è stato bellissimo» e si è andati a letto che erano le nove, per poi svegliarsi alle quattro del pomeriggio e realizzare che quella notte sarebbe rimasta indimenticabile, proprio perché unica.
«Non avevamo la mascherina. Mea culpa! Siamo giovani, potete perdonarci?», e Martina (commessa a Thiene, sta al camping Cugnana con due amici) riassume quel che pensano i più: non siete mai stati giovani, voi che ci criticate adesso? Però si è visto un aumento di mascherine, e nelle telefonate alle madri ansiose ci sono le rassicurazioni bugiarde, «sì, ce l’avevo. Sì, anche il gel. Sì, sono in spiaggia», l’ultima è vera e fa anche un po’ ridere, perché la chiusura dei locali ha costretto i giovani alla vita «che fanno i miei. Mattino spiaggia, pranzo, riposino, spiaggia, doccia, cena, dormire». Bea, vent’anni, di Caserta, «imprenditrice agricola», si è anche comprata un mazzo di carte, «per giocare mia mamma in spiaggia con le zie. Il Covid ci ha prepensionati, a noi giovani», ammansiti, imbavagliati, «prigionieri, e già lo siamo stati durante il lockdown».
Ma visto che si è giovani una volta sola, «e visto che le cose sul contagio andavano meglio», perché «negarci adesso il divertimento, e anche lo scatenamento?» al Just Cavalli, al Sottovento, al Ritual. L’anno scorso a quest’ora — ora di pranzo — Bea era «appena addormentata, dopo una notte giusta. La Costa Smeralda a noi non piace per il mare, ma per il casino di notte». Il ritmo si è invertito, è diventato purtroppo per loro banale e normale, cioè quello della gente anziana, cioè i padri e le madri, noi. «Mai visto tanti giovani a quest’ora», dice il tizio che smista il traffico verso i lettini. «Mai visti proprio, non so più dove metterli» (due lettini e ombrellone, da 50 a 150 euro al giorno).
Tra i cespugli di mirto, due ragazze abbracciate, una consola l’altra. Diciottenni, si direbbe. Ne hanno quattordici, belle e bionde, Gaia singhiozza — si intuisce che c’è stato qualcosa con un ragazzo di Roma — ma poi si capisce che: c’è stato un bacio, la notte di Ferragosto davanti a un fuoco non troppo lontano da qui. I due non avevano la mascherina, ovvio. La mamma non lo sa e bisogna dirglielo perché lui già tornato a casa le ha scritto di avere la febbre, «forse sono positivo, ciao». Quindi, nell’ordine: disperazione («come faccio a dirlo?»). Delusione (questo Marco che frequenta la prima al Tasso, «sei uno stronzo»). Paura: «E se mi intubano?». Senso di colpa: «E se contagio i miei?». Perciò si è tutti un po’ tristi a Big Sur, perciò nessuno ride alle battute dell’avvocato napoletano, «che bello questo vento tra i capelli», lui che non ne ha.
«I giovani sono arrivati qui poco prima di Ferragosto, hanno fatto il casino che hanno fatto. Perciò le discoteche hanno chiuso, e loro poi se ne sono andati, sereni». Così Toni, parcheggiatore regolare nello spiazzo per 250 auto, a 2,50 l’ora, dentro la macchia impolverata. «Hanno ignorato le regole. I padroni dei locali devono guadagnare, e hanno chiuso un occhio. E come li fermi quando ballano in cento o duecento, dopo che hanno bevuto fumato eccetera…». Anche cinquecento, veramente, visto che è la capienza media di una discoteca, e dal momento che di locali così in Sardegna ce ne sono almeno duecento, in 10 giorni quei 10mila giovani a sera sono diventati una truppa di almeno 100mila. Poi ci sono i localini, i djset sulle spiagge, e la cameriera Giulia del Big Sur spiega che «prima facevamo la grigliata mista di pesce e poi la musica, 50 euro, fino all’una del mattino. Ma il capo ha deciso di cancellare queste serate. C’era troppa gente, non era gestibile». Adesso si chiude alle 20, la movida è finita, insomma, assieme a tante altre cose.
«È vero, ci abbiamo dato dentro, e adesso arriva la punizione», dice Marco P., che studia Medicina a Padova e fa parte della retroguardia sbarcata in Sardegna «proprio il giorno prima che chiudessero i locali, e la sera siamo andati a ballare». Billionaire? «No, ci vanno i vecchi», detto da uno che ha vent’anni e che guarda con pietà chi ne ha trenta. Erano in diciassette, avevano affittato due case, «se dividi le spese ce la fai perché la Costa Smeralda è un posto dove paghi anche l’aria». E c’è stata quell’unica notte dorata, come sono le notti quando si ha quell’età, cominciata a mezzanotte e proseguita fino al mattino, «siamo venuti in spiaggia ad aspettare l’alba, è stato bellissimo» e si è andati a letto che erano le nove, per poi svegliarsi alle quattro del pomeriggio e realizzare che quella notte sarebbe rimasta indimenticabile, proprio perché unica.
«Non avevamo la mascherina. Mea culpa! Siamo giovani, potete perdonarci?», e Martina (commessa a Thiene, sta al camping Cugnana con due amici) riassume quel che pensano i più: non siete mai stati giovani, voi che ci criticate adesso? Però si è visto un aumento di mascherine, e nelle telefonate alle madri ansiose ci sono le rassicurazioni bugiarde, «sì, ce l’avevo. Sì, anche il gel. Sì, sono in spiaggia», l’ultima è vera e fa anche un po’ ridere, perché la chiusura dei locali ha costretto i giovani alla vita «che fanno i miei. Mattino spiaggia, pranzo, riposino, spiaggia, doccia, cena, dormire». Bea, vent’anni, di Caserta, «imprenditrice agricola», si è anche comprata un mazzo di carte, «per giocare mia mamma in spiaggia con le zie. Il Covid ci ha prepensionati, a noi giovani», ammansiti, imbavagliati, «prigionieri, e già lo siamo stati durante il lockdown».
Ma visto che si è giovani una volta sola, «e visto che le cose sul contagio andavano meglio», perché «negarci adesso il divertimento, e anche lo scatenamento?» al Just Cavalli, al Sottovento, al Ritual. L’anno scorso a quest’ora — ora di pranzo — Bea era «appena addormentata, dopo una notte giusta. La Costa Smeralda a noi non piace per il mare, ma per il casino di notte». Il ritmo si è invertito, è diventato purtroppo per loro banale e normale, cioè quello della gente anziana, cioè i padri e le madri, noi. «Mai visto tanti giovani a quest’ora», dice il tizio che smista il traffico verso i lettini. «Mai visti proprio, non so più dove metterli» (due lettini e ombrellone, da 50 a 150 euro al giorno).
Tra i cespugli di mirto, due ragazze abbracciate, una consola l’altra. Diciottenni, si direbbe. Ne hanno quattordici, belle e bionde, Gaia singhiozza — si intuisce che c’è stato qualcosa con un ragazzo di Roma — ma poi si capisce che: c’è stato un bacio, la notte di Ferragosto davanti a un fuoco non troppo lontano da qui. I due non avevano la mascherina, ovvio. La mamma non lo sa e bisogna dirglielo perché lui già tornato a casa le ha scritto di avere la febbre, «forse sono positivo, ciao». Quindi, nell’ordine: disperazione («come faccio a dirlo?»). Delusione (questo Marco che frequenta la prima al Tasso, «sei uno stronzo»). Paura: «E se mi intubano?». Senso di colpa: «E se contagio i miei?». Perciò si è tutti un po’ tristi a Big Sur, perciò nessuno ride alle battute dell’avvocato napoletano, «che bello questo vento tra i capelli», lui che non ne ha.