Cronaca

'Ndrangheta e narcotraffico, Salvatore Mancuso sarà estradato in Italia

Salvatore Mancuso 
Dalla Colombia la richiesta di estradizione di "El Mono", l’ultimo capo conosciuto delle Auc referente dei clan calabresi nell’importazione di cocaina
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Per anni è stato la bestia nera del procuratore capo Nicola Gratteri. Il suo nome è saltato fuori in innumerevoli inchieste sui traffici di coca tra la 'ndrangheta e i "paracos" colombiani delle Auc, ma lontano un oceano dall’Italia di cui conserva il passaporto, Salvatore Mancuso è rimasto un fantasma. Adesso però, per la prima volta l’ultimo capo conosciuto delle Auc potrebbe essere obbligato a rispondere alle domande che gli inquirenti italiani aspettano di rivolgergli da decenni. Entro il 4 settembre, a quasi vent’anni dalla prima inchiesta sul narcotraffico in cui si apparso il suo nome come principale referente dei clan calabresi nell’importazione di coca dalla Colombia, "El mono" Mancuso sarà estradato in Italia. Dove la giustizia – e il procuratore Gratteri su tutti – lo attendono e – dicono le inchieste – conserva contatti e uomini.

Giovedì Mancuso sarà trasferito a New York da dove, hanno spiegato fonti federali Usa al quotidiano El Tiempo, parte un volo della Delta, operato da Alitalia, diretto a Roma. Come tutti in tempo di Covid19, l’ex capo paramilitare dovrà affrontare un periodo di quarantena, ma per ragioni di sicurezza non è stato reso noto dove rimarrà in isolamento. "Sicuramente - filtra da fonti federali riportate dai media colombiani - non si tratterà della zona di Salerno", città di origine del padre.   

I legami di Mancuso con l'Italia

Da lui, Mancuso ha ereditato cittadinanza e passaporto italiano, ma a rinsaldare i suoi legami con il Belpaese è stato l’imprenditore molisano Giorgio Sale, morto nel 2015 portando con sé tutti i suoi segreti. Semisconosciuto in Italia nonostante una condanna a 9 anni per narcotraffico e contatti e frequentazioni con la 'ndrangheta di Platì, in Calabria, e il superbroker della droga Roberto Pannunzi, in Colombia Sale è diventato il re di una serie di ristoranti di lusso, frequentati da latifondisti, politici e magistrati. Quanto meno ufficialmente. Ufficiosamente, era un uomo del mondo di mezzo, in grado di lavare milioni di dollari provenienti dal narcotraffico con i suoi ristoranti, con in tasca più di un giudice della Corte Suprema e una solida amicizia con il numero 2 delle Auc. A Mancuso lo legavano anche affari "puliti", come il ristorante "L’enoteca" di Cartagena, i cui proventi sono stati utilizzati dall’ex capo delle Auc per pagare i danni alle famiglie di alcune delle sue vittime. Innumerevoli altre, invece, attendono ancora giustizia.  

In Colombia ad attendere Mancuso, che in passato ha approfittato del processo di smobilitazione dei paramilitari per pagare con solo 8 anni di carcere per tutti i suoi crimini, ci sono ancora processi e oltre 75 mila contestazioni, relative a 136 raid costati più 800. Altre accuse - ha confermato il suo avvocato, Joquín Pérez - potrebbero essere formalizzate a breve. Da capo delle Auc, Mancuso si è lasciato alle spalle un esercito di persone minacciate, brutalizzate, uccise o fatte sparire. Secondo il Centro Nacional de Memoria Histórica (CNMH) sono più di 83 mila i desaparecidos in Colombia, ma solo del 52% è stato possibile ricostruire la storia. Ai "paracos" di Mancuso vengono imputati 26.475 (62,3%) casi, ma per i familiari delle vittime sono oltre 250 mila le persone che le Auc avrebbero fatto sparire, anche grazie alla collaborazione dello Stato.

Anche per questo a Bogotà l’ex capo delle Auc dovrà rispondere a molte domande. E riguardano argomenti delicati, anche per parte dell’attuale classe politica e imprenditoriale. Nonostante abbia in parte ammesso e raccontato i massacri ordinati ai suoi ''paracos'', nulla ha rivelato sui suoi legami con la classe dirigente colombiana. Con la politica in generale e con l’ex presidente Uribe in particolare. Con giudici, procuratori e uomini di Stato, che per troppi anni non si sarebbero accorti dei massacri delle Auc. Con la grande impresa e le multinazionali, che secondo diverse inchieste avrebbero utilizzato i ''paracos'' per eliminare non solo sindacalisti e attivisti, ma anche la popolazione di interi villaggi ''colpevole'' di vivere su terre che dovevano diventare piantagioni.  


Le minacce, gli errori procedurali e le promesse

Argomenti che l’ex capo delle Auc si è detto disposto ad affrontare. Negli ultimi mesi, più volte Mancuso ha inviato messaggi audio in cui promette di raccontare tutto quello che non ha ancora rivelato, non solo sull’attività militare delle sue Auc, ma anche sulla narcoeconomia colombiana, sui contatti con la politica e la grande imprenditoria del Paese. Più che manifestazioni di disponibilità, velate minacce, secondo organizzazioni per i diritti umani, sindacati e comitati dei familiari delle vittime.  

Di certo, ha scoperto il pool investigativo del quotidiano colombiano El Tiempo, c’è stato qualcosa di molto strano nelle richieste di estradizione che la Colombia ha inoltrato agli Stati Uniti. Più di una volta, le istanze sarebbero state viziate da incomprensibili ed assolutamente evitabili errori procedurali, puntualmente scovati dall’avvocato di Mancuso. Scivoloni non sanabili, perché terminata la condanna a 12 anni da scontare negli Stati Uniti, circa quattro mesi fa l’ex capo delle Auc è stato trasferito in un centro di detenzione per migranti, ma lì per legge non può rimanere più di 90 giorni. Da qui, l’ipotesi di estradizione in Italia, di cui Mancuso è ufficialmente cittadino. E che a lui – ha fatto sapere il legale – risulta particolarmente gradita.  

Del resto, è emerso in inchieste del passato, qui i suoi uomini di fiducia e i suoi parenti hanno continuato a muoversi e fare affari. A Salerno faceva base suo cugino Doménico Mancuso Hoyos, arrestato nel 2014 perché considerato responsabile di oltre 130 omicidi. Nei suoi anni italiani, viveva in un lussuoso appartamento, dove spesso si faceva vedere – hanno scoperto i cronisti di El Tiempo – anche Gianluigi Mancuso Dereix, uno dei figli dell’ex capo delle Auc. E di certo i due non erano di passaggio.  

Domenico sognava di investire in un albergo a cinque stelle in Europa e per chiudere l’affare, approfittava della villa che gli aveva messo a disposizione un altro colombiano da tempo residente a Imperia. Le manette per lui sono scattate prima che chiudesse la trattativa, ma secondo indiscrezioni sarebbe solo uno dei contatti che Mancuso potrebbe sfruttare in Italia. Sempre che non venga formalmente fermato dai magistrati italiani appena sceso dall’aereo, o Bogotà non riesca ad ''accaparrarselo''.  

Su di lui – ha fatto sapere il governo colombiano - pendono tre circolari in ''codice rosso'' dell’Interpol, relative ai crimini commessi in Colombia da Mancuso, ''in virtù delle quali i 194 Paesi sottoscrittori del Trattato di Organizzazione Internazionale di Polizia criminale- Interpol sono obbligati a catturarlo, qualora tornasse in libertà grazie a sentenze emesse da autorità straniere''. Ma i tempi sono stretti e in Colombia il governo è nella bufera. Forse anche per questo il presidente Ivan Duque Marquez promette ricorsi fino a Strasburgo pur di riportare Mancuso in patria.