Il regista Antonio Castaldo presenta il suo documentario e ripercorre le grandi tragedie italiane. "Quando un pompiere non riesce a intervenire in tempo prova un dolore che rimane per sempre".
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La sera del 29 gennaio 1996 il cielo di Venezia diventa all’improvviso rosso e una pioggia di faville cade sulla città. Il Teatro La Fenice è in fiamme. Il pompiere Alfio Pini sa che l’incendio doloso potrebbe divorarsi la città. I vigili del fuoco si arrampicano sui tetti e bloccano la furia delle fiamme, impedendo che si diffondano. Acqua, aria, terra e fuoco sono gli elementi che i pompieri imparano a domare grazie a una vocazione che li porta a rischiare la propria vita per gli altri. "Quando un pompiere non riesce a intervenire in tempo prova un dolore che rimane per sempre" spiega Cosimo Pulito, presente nel 1983 al disastro del Cinema Statuto di Torino, dove morirono 63 persone per intossicazione da fumi. "Ricordo due giovani che trovai morti nella sala. Erano ancora seduti e si tenevano per mano. Sono passati tanti anni, ma li ho ancora davanti agli occhi".
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La sera del 29 gennaio 1996 il cielo di Venezia diventa all’improvviso rosso e una pioggia di faville cade sulla città. Il Teatro La Fenice è in fiamme. Il pompiere Alfio Pini sa che l’incendio doloso potrebbe divorarsi la città. I vigili del fuoco si arrampicano sui tetti e bloccano la furia delle fiamme, impedendo che si diffondano. Acqua, aria, terra e fuoco sono gli elementi che i pompieri imparano a domare grazie a una vocazione che li porta a rischiare la propria vita per gli altri. "Quando un pompiere non riesce a intervenire in tempo prova un dolore che rimane per sempre" spiega Cosimo Pulito, presente nel 1983 al disastro del Cinema Statuto di Torino, dove morirono 63 persone per intossicazione da fumi. "Ricordo due giovani che trovai morti nella sala. Erano ancora seduti e si tenevano per mano. Sono passati tanti anni, ma li ho ancora davanti agli occhi".
Questa vocazione è chiamata Fuoco Sacro, titolo del film girato dal pompiere regista Antonio Castaldo, in programma l’8 settembre alla Scuola Grande della Misericordia nella sezione della Mostra del Cinema proiezioni speciali. Un lavoro, quello del pompiere, che richiede una profonda empatia con quelle persone la cui vita è stata all’improvviso stravolta. Persone scioccate, ferite, disperate che hanno bisogno di uno sguardo umano e di un corpo che le protegga.
"Sentivamo le grida di chi era incastrato sotto le macerie e quando siamo andati a cercarli abbiamo dovuto entrare e rovistare nelle case. Mi è sembrato di entrare nell’intimità delle persone» racconta Sergio Basti, mentre scorrono le immagini apocalittiche di una città, L’Aquila, devastata dal terremoto del 6 aprile 2009 «Noi, con estrema cura, abbiamo messo da parte per i genitori tutto il materiale trovato nella Casa dello Studente. Vedere un padre o una madre cercare un oggetto del proprio figlio ti segna dentro".
Il regista ripercorre, dalla tragedia del Vajont del 1963 a quella del Ponte Morandi del 2018, i drammi che hanno portato a un cambiamento delle norme sulla sicurezza. Il 13 gennaio 2012 la nave da crociera Costa Concordia cozza contro gli scogli dell’Isola del Giglio. Il gigante, 290 metri di lunghezza e 114 mila tonnellate di stazza, si accascia su un fianco. Dopo due giorni di intensi soccorsi mancano all’appello due turisti coreani. "I pompieri sub sono entrati nella nave, ma nessuno sapeva se fosse stabile e solo guardarla faceva tremare i polsi» spiega Ennio Aquilino ricordando quel buio labirinto di detriti e sabbia «L'abbiamo battuta per 48 ore portando alla fine fuori le ultime due persone, incastrate in una cabina". Tra gli interventi ci sono anche quelli per salvare il patrimonio culturale collettivo, come le opere d’arte recuperate dalle macerie o la Sacra Sindone che nel 1997 rischiò di bruciare nell’incendio di Palazzo Reale.
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Quando scatta l’allarme in caserma, il pompiere non sa cosa lo aspetta. Grazie alla forza della squadra la paura del singolo viene superata dal sentirsi parte di un unico corpo, come accadde nell’incidente ferroviario di Viareggio, il 29 giugno 2009. Fuoco, gas ed esplosioni provocavano un aumento continuo della temperatura al punto che i pompieri si dovevano dare il cambio per raffreddarsi.
Le stesse condizioni estreme si verificarono a Rigopiano, quando il 18 gennaio 2017 una slavina travolse il Gran Sasso Resort. 58 ore dopo la tragedia che tolse la vita a 29 persone, la speranza di trovare qualcuno vivo si stava spegnendo. "Quando ho sentito una flebile risposta, ho sentito una felicità incontrollabile e ho urlato con tutte le forze" racconta uno dei soccorritori degli 11 sopravvissuti. Oggi in Italia ci sono circa 40 mila pompieri (e sempre più donne) che svolgono 900 mila interventi all’anno, ma come ribadisce il regista non vogliono essere chiamati eroi: "Siamo dei professionisti, con un Fuoco Sacro dentro che non si spegne mai".