Il labirinto dei test per la Sardegna. Tutti gli intoppi dell'ordinanza di Solinas
Cristina Nadotti , di CRISTINA NADOTTINei laboratori romani tempi troppo stretti per chi vuole votare sull'isola. E ad Alghero chiuso l'ambulatorio, call center sanitari attivi dal lunedì al venerdì, linee intasate, mail senza risposta
Il tempismo del governatore della Sardegna, Christian Solinas, nel diramare l'ordinanza che "invita" (ma nel testo prima si ordina e poi, appunto, si invita) chi arriva sull'isola a fare un test sierologico o un tampone, è perfetto per scoraggiare chi deve, o vuole, atterrare o sbarcare con le carte in regola. La notizia che la Sardegna ha rispolverato il "passaporto sanitario" sbandierato e poi abbandonato lo scorso maggio arriva ieri dopo le 22. Pur se il biglietto già acquistato per andare a votare è per giovedì 17 (e per fortuna con la tariffa residenti si può cambiarlo senza sovraprezzo, cosa che Alitalia concede anche ai non residenti fino al 30 settembre) è chiaro che i tempi sono stretti. E l'ordinanza non è per niente chiara.
Di prima mattina si cominciano a chiamare i laboratori romani per prenotare almeno un test sierologico: la maggior parte delle strutture, con prezzi variabili dai 40 ai 60 …
Di prima mattina si cominciano a chiamare i laboratori romani per prenotare almeno un test sierologico: la maggior parte delle strutture, con prezzi variabili dai 40 ai 60 …
Il tempismo del governatore della Sardegna, Christian Solinas, nel diramare l'ordinanza che "invita" (ma nel testo prima si ordina e poi, appunto, si invita) chi arriva sull'isola a fare un test sierologico o un tampone, è perfetto per scoraggiare chi deve, o vuole, atterrare o sbarcare con le carte in regola. La notizia che la Sardegna ha rispolverato il "passaporto sanitario" sbandierato e poi abbandonato lo scorso maggio arriva ieri dopo le 22. Pur se il biglietto già acquistato per andare a votare è per giovedì 17 (e per fortuna con la tariffa residenti si può cambiarlo senza sovraprezzo, cosa che Alitalia concede anche ai non residenti fino al 30 settembre) è chiaro che i tempi sono stretti. E l'ordinanza non è per niente chiara.
Di prima mattina si cominciano a chiamare i laboratori romani per prenotare almeno un test sierologico: la maggior parte delle strutture, con prezzi variabili dai 40 ai 60 euro, è in grado di fissare un appuntamento al più presto per mercoledì. "L'esito le sarà comunicato lunedì 20", dice l'impiegata, e qui c'è il primo dubbio: l'ordinanza dice che all'imbarco si può presentare un'autocertificazione che attesti che si è fatto il test, ma che fare in attesa del risultato? Isolamento fiduciario? E visto che si vota fino a lunedì 20 alle 15, se l'esito arriva nel pomeriggio, che si fa?
L'ordinanza invita (che splendido ossimoro, un'ordinanza che invita!) chi non ha fatto tampone o test sierologico ad "accettare" di sottoporsi all'esame in Sardegna, in uno dei laboratori privati accreditati dalla Regione, o presso la competente autorità sanitaria. Dopo aver passato la mattina a parlare con i laboratori romani, quando si è trovato sul sito della Regione Sardegna l'unico ambulatorio accreditato ad Alghero, lo si trova chiuso. Sono ormai le 13 di sabato, parte l'attesa al telefono per cercare di parlare con le strutture sanitarie sarde. Il numero verde per i viaggiatori che fanno ingresso in Sardegna risponde soltanto dal lunedì al venerdì e il messaggio registrato invita a mandare un'email. Dopo un'ora e mezza di attesa per cercare di parlare con un operatore del numero verde emergenza della Protezione civile in Sardegna si desiste.
Da giornalisti, si chiama l'ufficio stampa dell'Ats di Sassari, Alghero e Ozieri, che però rimanda ai numeri della Regione, che, appunto, non rispondono. Nel mentre l'assessore regionale alla Sanità, Mario Nieddu, spiega a Repubblica che fare i test "non è esattamente un obbligo, ma una fortissima raccomandazione incentivata" e che la Regione si aspetta che i viaggiatori "arrivino già con un controllo effettuato altrove". Per fortuna, grazie al proprio medico di Roma, si è nel mentre trovato un laboratorio della capitale che farà il test mercoledì mattina e darà il risultato già nel pomeriggio.
Il voto e l'ultimo bagno dell'estate, esito permettendo, sono salvi. Ma come si comporterà chi in Sardegna, soprattutto per lavoro, dovrà arrivare lunedì mattina, giorno a partire dal quale scatta l'ordinanza, o l'invito, o la raccomandazione incentivata che dir si voglia? E che succederà di tutte quelle autocertificazioni che vanno presentate all'imbarco? Fin da giugno, prima di partire per la Sardegna, si sono dovuti compilare moduli e dichiarazioni. C'è qualcuno che li ha controllati? Sono servite a mantenere l'isola "Covid free", come ripeteva l'assessore al Turismo per invitare i turisti a godere in libertà del mare sardo? Considerato quanto accaduto ad agosto, pare proprio di no. E che senso hanno le "raccomandazioni incentivate" se nessuno poi controlla che si osservi l'isolamento? Prima di acquistare il biglietto per andare a votare i dubbi sull'opportunità di un viaggio in Sardegna sono stati tanti. Non per la paura di contrarre il Covid nell'isola, ma per il giusto rispetto per i suoi abitanti e per le difficoltà delle sue strutture sanitarie: è un dato di fatto che ci sia il timore che possano mancare posti letto e medici e non si va in un posto dove anche soltanto slogandosi una caviglia si grava sul sistema ospedaliero. Però le ordinanze fumose del governatore Solinas non aiutano i sardi sull'isola a gestire l'emergenza, né i sardi fuori dall'isola a essere consapevoli e collaborativi.
Di prima mattina si cominciano a chiamare i laboratori romani per prenotare almeno un test sierologico: la maggior parte delle strutture, con prezzi variabili dai 40 ai 60 euro, è in grado di fissare un appuntamento al più presto per mercoledì. "L'esito le sarà comunicato lunedì 20", dice l'impiegata, e qui c'è il primo dubbio: l'ordinanza dice che all'imbarco si può presentare un'autocertificazione che attesti che si è fatto il test, ma che fare in attesa del risultato? Isolamento fiduciario? E visto che si vota fino a lunedì 20 alle 15, se l'esito arriva nel pomeriggio, che si fa?
L'ordinanza invita (che splendido ossimoro, un'ordinanza che invita!) chi non ha fatto tampone o test sierologico ad "accettare" di sottoporsi all'esame in Sardegna, in uno dei laboratori privati accreditati dalla Regione, o presso la competente autorità sanitaria. Dopo aver passato la mattina a parlare con i laboratori romani, quando si è trovato sul sito della Regione Sardegna l'unico ambulatorio accreditato ad Alghero, lo si trova chiuso. Sono ormai le 13 di sabato, parte l'attesa al telefono per cercare di parlare con le strutture sanitarie sarde. Il numero verde per i viaggiatori che fanno ingresso in Sardegna risponde soltanto dal lunedì al venerdì e il messaggio registrato invita a mandare un'email. Dopo un'ora e mezza di attesa per cercare di parlare con un operatore del numero verde emergenza della Protezione civile in Sardegna si desiste.
Da giornalisti, si chiama l'ufficio stampa dell'Ats di Sassari, Alghero e Ozieri, che però rimanda ai numeri della Regione, che, appunto, non rispondono. Nel mentre l'assessore regionale alla Sanità, Mario Nieddu, spiega a Repubblica che fare i test "non è esattamente un obbligo, ma una fortissima raccomandazione incentivata" e che la Regione si aspetta che i viaggiatori "arrivino già con un controllo effettuato altrove". Per fortuna, grazie al proprio medico di Roma, si è nel mentre trovato un laboratorio della capitale che farà il test mercoledì mattina e darà il risultato già nel pomeriggio.
Il voto e l'ultimo bagno dell'estate, esito permettendo, sono salvi. Ma come si comporterà chi in Sardegna, soprattutto per lavoro, dovrà arrivare lunedì mattina, giorno a partire dal quale scatta l'ordinanza, o l'invito, o la raccomandazione incentivata che dir si voglia? E che succederà di tutte quelle autocertificazioni che vanno presentate all'imbarco? Fin da giugno, prima di partire per la Sardegna, si sono dovuti compilare moduli e dichiarazioni. C'è qualcuno che li ha controllati? Sono servite a mantenere l'isola "Covid free", come ripeteva l'assessore al Turismo per invitare i turisti a godere in libertà del mare sardo? Considerato quanto accaduto ad agosto, pare proprio di no. E che senso hanno le "raccomandazioni incentivate" se nessuno poi controlla che si osservi l'isolamento? Prima di acquistare il biglietto per andare a votare i dubbi sull'opportunità di un viaggio in Sardegna sono stati tanti. Non per la paura di contrarre il Covid nell'isola, ma per il giusto rispetto per i suoi abitanti e per le difficoltà delle sue strutture sanitarie: è un dato di fatto che ci sia il timore che possano mancare posti letto e medici e non si va in un posto dove anche soltanto slogandosi una caviglia si grava sul sistema ospedaliero. Però le ordinanze fumose del governatore Solinas non aiutano i sardi sull'isola a gestire l'emergenza, né i sardi fuori dall'isola a essere consapevoli e collaborativi.