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(ansa)

Coppia gay aggredita a Padova: "Ci hanno detto: froci, volete un bacio? Ed è partita la prima testata"

Parla Mattias: "Non ho paura e non perdono, la devono pagare"
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PADOVA - “Stavamo camminando in piazza delle Erbe, ci tenevamo per mano, ci siamo dati un bacio. Questa è la vita che abbiamo scelto e nessuno deve permettersi di invaderla con la violenza”. Mattias Fascina, 26 anni, di Padova, pizzaiolo, si stringe al fidanzato Marlon Landolfo, ventunenne veneziano, per ribadire anche fisicamente che non arretreranno di un passo. Sono i due ragazzi gay insultati e picchiati venerdì sera nel cuore del centro storico di Padova.

Chi sono gli aggressori? Era un gruppo fascista?
“No, non avevano simboli e nemmeno il vestiario dei simpatizzanti di estrema destra. Erano giovani, tutti sui 20 anni, quattro ragazzi e due ragazze. Erano su di giri, alterati, ubriachi, questo sì”.

Cosa vi hanno fatto?
“Prima hanno iniziato a prenderci in giro, poi sono venuti a contatto per attaccar briga. Gli abbiamo detto di andarsene e loro hanno iniziato con 'frocio di merda'. Poi vedo uno che si avvicina a Marlon…
PADOVA - “Stavamo camminando in piazza delle Erbe, ci tenevamo per mano, ci siamo dati un bacio. Questa è la vita che abbiamo scelto e nessuno deve permettersi di invaderla con la violenza”. Mattias Fascina, 26 anni, di Padova, pizzaiolo, si stringe al fidanzato Marlon Landolfo, ventunenne veneziano, per ribadire anche fisicamente che non arretreranno di un passo. Sono i due ragazzi gay insultati e picchiati venerdì sera nel cuore del centro storico di Padova.

Chi sono gli aggressori? Era un gruppo fascista?
“No, non avevano simboli e nemmeno il vestiario dei simpatizzanti di estrema destra. Erano giovani, tutti sui 20 anni, quattro ragazzi e due ragazze. Erano su di giri, alterati, ubriachi, questo sì”.

Cosa vi hanno fatto?
“Prima hanno iniziato a prenderci in giro, poi sono venuti a contatto per attaccar briga. Gli abbiamo detto di andarsene e loro hanno iniziato con 'frocio di merda'. Poi vedo uno che si avvicina a Marlon e gli dice: vuoi un bacio? E prima di ricevere risposta gli ha dato una testata in faccia. L’ho visto crollare a terra”.

E poi cos’è successo?
“Poi hanno preso a pugni me e sono caduto anche io. Uno di questi idioti me lo sono ritrovato sopra e continuava a colpirmi. Una terza persona, un nostro amico, ha provato a difenderci ma è stato colpito con un bicchiere di vetro in testa e ora ha 10 punti di sutura”.

Come vi sentite ora?
“Io, personalmente, sono ancora molto arrabbiato”.

Li perdonerebbe?
“No, mi dispiace. Anzi, devono pagare per quello che hanno fatto. Se saranno individuati sicuramente li denunceremo in sede civile. La gente deve cominciare a ragionare sul valore e sul peso dei gesti che compie”.

Da quanto tempo vi frequentate lei e Marlon?
“Soltanto da due settimane, siamo una coppia aperta”.

Vi preoccupa la situazione in Italia?
“Ci preoccupa molto. Certi personaggi del mondo politico, con il loro atteggiamento, sembrano legittimare la violenza per la difesa della famiglia tradizionale. Finché ci sono politici che parlano come loro, in giro si troveranno ragazzi che si permettono di fare ciò che hanno fatto a noi”.

Ma in questo caso non era un gruppo che faceva riferimento all’estrema destra.
“Infatti. Erano ragazzi normali, molto giovani, da cui io mi aspetterei un’apertura mentale tale da apprezzare un bacio libero come quello tra me e Marlon. Invece proprio a causa di questo clima avvelenato oggi stiamo raccontando una vicenda molto grave, a Padova come in altre città d’Italia”.

Nella vostra videodenuncia fate anche riferimento a Willy Monteiro Duarte. Perché?
“Perché anche lui è vittima di imbecilli palloni gonfiati, cresciuti con il mito dell’uomo forte che mena le mani”.

Le è mai capitato prima di ricevere insulti omofobi?
“Sì, alle superiori. Frequentavo un istituto agrario ed era un ambiente molto difficile. Abbiamo superato le difficoltà grazie ai professori, che hanno organizzato incontri sul tema. E’ ciò che servirebbe anche adesso. Ed è ciò che vogliamo fare ora”.  

Cosa volete fare, precisamente?
“Un presidio, mercoledì a Padova, nella serata degli aperitivi in piazza, per coinvolgere tutte e tutti ad affrontare questi temi in maniera seria e collettiva”.

Pensa quindi che la soluzione vada ricercata nella collettività?
“Dopo la fine del lockdown la violenza, di tutti i tipi, è esplosa in tutta Italia. C’è una frammentazione sociale preoccupante e noi pensiamo sia giusto che la piazza diventi anche un luogo di confronto e discussione, non solo di brindisi e botte”.

Avete paura?
“Nemmeno per sogno. Stiamo ricevendo tanta solidarietà e sentiamo la vicinanza di tante persone, a partire dal deputato Alessandro Zan che ci ha dato il suo sostegno fin da subito”.