Cronaca

In Calabria una via dedicata a Stefano Cucchi, ed è polemica

A Cinquefrondi, comune dell'area metropolitana di Reggio, l'iniziativa dell'amministrazione dedicata al geometra romano morto dopo un pestaggio dei carabinieri,  provoca dibattito e insulti anche sui social

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Via Stefano Cucchi. A Cinquefrondi, comune dell'area metropolitana di Reggio Calabria, da ieri c’è una strada che ricorda il giovane geometra romano, la sua storia di ingiustizie e diritti negati, la battaglia della sorella Ilaria per ottenere la verità sul suo omicidio. Il sindaco Michele Conia, leader di una lista civica a sinistra del Pd costruita in anni di battaglie sul territorio, insieme alla sua amministrazione aveva messo in cantiere il progetto già nel corso del suo primo mandato, ma l’autorizzazione della Prefettura è arrivata a poche settimane dalla sua riconferma alla guida del Comune.  
 
Scritta rossa su fondo bianco, la targa è stata apposta senza troppe cerimonie, “perché nonostante per noi sia un traguardo importante, con l’aumento dei contagi – spiega l’assessora Giada Porretta – abbiamo fatto una scelta di responsabilità ed evitare possibili assembramenti”. Ma l’idea di celebrare un progetto in cui l’amministrazione ha creduto non passa in cavalleria, promette. “Quando la situazione sanitaria tornerà sotto controllo, vorremmo organizzare un’iniziativa anche coinvolgendo la sorella di Stefano, Ilaria”. Lei, sui social, commossa rilancia la foto di quella strada che ricorda il fratello e ringrazia. “Una Via intitolata a Stefano. Grazie Michele Conia. Grazie Comune di Cinquefrondi. Vi voglio bene” scrive sulla sua pagina facebook.  
 
Non è la prima volta che l’amministrazione del giovane avvocato calabrese, in passato più volte bersaglio di minacce e intimidazioni da parte dei clan, usa la toponomastica per dire chiaramente da che parte stare. Nel corso del primo mandato di Conia, a Cinquefrondi sono state intitolate vie a vittime di ‘ndrangheta come Peppino Valarioti, il candidato comunista al consiglio comunale di Rosarno ucciso nel giorno della vittoria alle elezioni, il Giudice Scopelliti, la pentita Lea Garofalo, l’assessora Renata Fonte. Un parco porta il nome di Peppino Impastato, mentre altre strade ricordano la Costituzione, Roberta Lanzino vittima di femminicidio, Anna Frank simbolo della Shoah, Alda Merini, Rita Levi Montalcini, Margherita Hack, Nilde Iotti, Frida Khalo. Alcune sono state proposte dai cittadini alla commissione toponomastica del Comune, altre – come quella dedicata a Stefano Cucchi – nascono da una proposta dell’amministrazione. Ma sono sempre state espressione di percorsi condivisi, poi regolarmente autorizzati dalla Prefettura. 
 
Contro “via Stefano Cucchi” però si sono scatenate le polemiche. Sui social e nelle chat, dove contro il geometra romano ucciso di botte si è sgranato il rosario di accuse, illazioni e insulti che hanno accompagnato la lunga odissea giudiziaria della sorella. Un brusio, che nessuno ha reso ufficiale. A dargli voce, il massmediologo Klaus Davi, reduce dalla campagna elettorale per le Comunali di Reggio Calabria, che ambiva a governare da sindaco dopo averci provato a San Luca. In entrambi i casi non ci è riuscito, strappando solo un posto da consigliere comunale, che sulla riva calabrese dello Stretto non sarà certo fin quando non sarà chiusa la partita dei ricorsi.  
 
Contesti differenti e lontani da Cinquefrondi, su cui Davi però ha deciso di intervenire, anche lanciando pesanti allusioni all’indirizzo del sindaco del piccolo paese della Piana. “La ‘Ndrangheta, tutte le mafie, sono il grande tema rimosso della compagna elettorale appena conclusa. Ma su questo alcuni sindaci non si pronunciano! Chissà come mai” ha detto ad una testata locale, lamentando che “sono a decine i magistrati, i carabinieri i poliziotti i giornalisti morti per mano della mafie e nessuno li ricorda”. 
 
In realtà a Cinquefrondi, gli hanno immediatamente ricordato il sindaco Conia e l’assessora Porretta, è stato fatto. E contro i clan, che più di una volta hanno tentato di intimidire il primo cittadino “questa Amministrazione, nel proprio Statuto Comunale, ha inserito la costituzione di parte civile in ogni processo per reati di Mafia e di Violenza di Genere” si legge in una nota del Comune. “La nostra Terra – aggiunge - non ha bisogno di personaggi catapultati a fare i moralizzatori, in questa Terra c’è gente che lotta da sempre contro la ‘ndrangheta, la mafia, la malavita e difende incondizionatamente le vittime di ogni genere di violenza”. Per l’assessore Porretta “Klaus Davi, pronto a cavalcare l’onda del momento, questa volta casca male: dietro ogni Intitolazione c’è lo studio di anni e, purtroppo per lui, non sono abituata a giocare di improvvisazione”. Ironico, il sindaco Conia che,dopo aver invitato Davi a fare una passeggiata per le vie di Cinquefrondi intitolate ai martiri di mafia e di ‘Ndrangheta, non rinuncia ad una frecciatina .“Visto il suo impegno antimafia – afferma -  mi sarei aspettato una visita del signor Klaus Davi quando ho ricevuto le minacce di morte o quando una bomba ha fatto saltare la mia macchina, ma probabilmente, in quel periodo era impegnato in qualche TV di Berlusconi e Dell’Utri”.