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Fridays for future, bare e finti morti in piazza da Roma a Milano

"Siamo l'ultima generazione che può cambiare il mondo". Provocazioni a Bologna: "Studenti morti in piazza".
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ROMA - Da Milano a Roma, da Torino a Genova, a Bologna. Il movimento Fridays for Future torna in piazza in oltre 100 città italiane con scioperi, presidi, performance. Nel rispetto delle regole anti-Covid, per gridare ancora una volta che "la crisi climatica continua a essere ignorata e trascurata dalle persone al potere" e che "non c'è un pianeta b".

A Roma

Le campane di Piazza del Popolo suonano a festa, e sembrano ricalcare lo spirito degli almeno 2000 giovani ordinatamente radunati nella piazza. Alle 8 di questa mattina centinaia di attivisti cominciano ad allestire la grande piazza per il sesto Global Strike di Fridaysforfuture, stavolta in nome del distanziamento, con tanto di piazzole disegnate a terra dove sedersi durante la parte statica dell'evento. I primi grandi striscioni spiccano sui muri attorno all'obelisco: "Giustizia climatica" e " Recovery Planet", a ricordare una delle rivendicazioni più impo…
ROMA - Da Milano a Roma, da Torino a Genova, a Bologna. Il movimento Fridays for Future torna in piazza in oltre 100 città italiane con scioperi, presidi, performance. Nel rispetto delle regole anti-Covid, per gridare ancora una volta che "la crisi climatica continua a essere ignorata e trascurata dalle persone al potere" e che "non c'è un pianeta b".

A Roma

Le campane di Piazza del Popolo suonano a festa, e sembrano ricalcare lo spirito degli almeno 2000 giovani ordinatamente radunati nella piazza. Alle 8 di questa mattina centinaia di attivisti cominciano ad allestire la grande piazza per il sesto Global Strike di Fridaysforfuture, stavolta in nome del distanziamento, con tanto di piazzole disegnate a terra dove sedersi durante la parte statica dell'evento. I primi grandi striscioni spiccano sui muri attorno all'obelisco: "Giustizia climatica" e " Recovery Planet", a ricordare una delle rivendicazioni più importanti dei manifestanti, quella di utilizzare in maniera cospicua il Recovery Fund per investimenti ecosostenibili.
 
È una realtà eterogenea quella che si respira in piazza, che vede studenti e universitari, organizzazioni come Legambiente e la Comunità di Sant'Egidio, gli attivisti di Extinction Rebellion e quelli di Valle Galeria Libera, contro la nascita della nuova discarica di Malagrotta. Intorno a mezzogiorno i giovani di "The save movement" mettono in scena una performance. Vestiti a lutto, trasportano delle bare, che rappresentano le persone, gli animali e la terra. Poi depositano mazzi di fiori sulle bare, aprendole e rivelandone il contenuto. La bara "People", contiene mascherine, quella "Animals" le targhette numerate applicate agli animali negli allevamenti mentre quella "Planet" è ricolma di plastica. "Gli animali, numerati, sono trattati come se fossero oggetti - spiega uno dei partecipanti alla marcia funebre, Simone, 34 anni - ma dietro a quel numero c'è la morte. La scelta per la bara delle persone è invece legata alla pandemia, sappiamo quanto l'inquinamento sia legato alla diffusione del virus". 
 
Tra gli attivisti si nascondono alcuni membri di Extinction Rebellion, il movimento radicale internazionale nato a Londra, da due giorni riuniti in un sit in di circa 50 persone sotto la sede romana dell'ENI, nel quartiere Eur. "Noi come singoli cittadini possiamo cambiare ma il cambiamento deve arrivare da parte della politica con scelte coraggiose che portino verso la decrescita - dice un'attivista, Matilde, di 23 anni - Dobbiamo cambiare il nostro stile di vita ma non è sufficiente, è necessario un cambio culturale e politico forte. Per questo XR oltre ad essere un movimento ambientale è un movimento sociale, che si sviluppa attraverso assemblee partecipate. Perché bisogna tornare nei territori e agire su di essi". Per lei, la ricetta per ridurre le emissioni di co2 deve essere innanzitutto una "revisione dei consumi, capire cosa è utile e di cosa si può fare a meno. Dobbiamo tutti pensare a fare dei sacrifici nella nostra vota reale". 


 Extinction Rebellion, che attraverso azioni dimostrative mette in luce i paradossi di una società che sempre più frequentemente vede le grandi aziende operare una forma di "greenwashing", si unisce agli studenti di FFF. Il cartello della campagna di Fridays For Future è esplicativo: "CiavvelENI".

Sono gli studenti di oltre 100 licei della capitale i veri protagonisti della manifestazione. Giungono da ogni parte della città, dal Virgilio e dal Mamiani, Albertelli, Plinio, Socrate,Righi, Pacinotti-Archimede e tanti altri. Uniti nella Rete degli studenti medi, arrivano come un'onda, tra fumogeni verdi e rossi, bandiere e cori. "Se ci bloccano il futuro noi blocchiamo la città", gridano all'unisono. Sono loro la parte più agguerrita e corposa di questa manifestazione. "Il futuro è nostro e ce lo riprendiamo", è il loro slogan che campeggia su un enorme striscione azzurro.

I megafoni che, come i cartelli, stavolta devono essere strettamente personali. E a Roma ci tengono a stare nelle regole: "In questa Piazza è necessario mantenere mascherine, rispettare il distanziamento - si sente gridare una ragazza del servizio d'ordine - sono le norme che ci permettono di stare bene tutti e di portare avanti la piazza serenamente". In sottofondo, la musica dei Modena City Ramblers (Cento passi) e dei Clash. 


"Siamo qui per FFF, ma anche per portare rivendicazioni legate al mondo della scuola - spiega Giovanni, 17 anni, del Visconti -  basti pensare che in molte scuole non c'è la raccolta differenziata, i corsi di aggiornamento ai docenti vengono fatti da ENI, ma ciò che ci preoccupa di più sono i mezzi pubblici, pochi, fatiscenti, inquinantissimi e sempre strapieni: il Covid ha portato a un pericoloso ritorno al mezzo privato". 

Presenti anche gli attivisti di "The save movement", tutti vestiti di nero, che inscenano il finto corteo funebre di cui abbiamo già parlato. E tra loro i giovani della Valle Galeria, per ricordare il probelma della discarica di Malagrotta, mostro ecologico romano che da decenni funesta (e fa ammalare) gli abitanti del versante ovest della città. "Vogliono aprire una seconda discarica senza nemmeno fare bonifica della prima, è un tema importantissimo ma di cui si parla troppo poco - spiega Alessio 24 anni - è troppo facile, quando si parla di riciclo e green, pensare solo ai massimi sistemi, non si guarda alla realtà dietro casa. Non fermiamoci alle parole". 


A Milano

In Piazza Duomo gli studenti sono un centinaio o poco più, distanziati e tutti con mascherine. Le folle delle prime iniziative sono ormai un ricordo 'pre-Covid'. "Rise up for climate justice", "climate justice now", sono le scritte sui pochi manifesti posti ai piedi del monumento a Vittorio Emanuele II.

A Genova

Gli studenti genovesi non demordono e si ritrovano in poco più di un centinaio in piazza Matteotti. Un sit-in con cartelli, interventi dal palco e musica. "Ho una paura fottuta e il coraggio di un leone perché mi stanno rubando il futuro e sono incazzata nera - grida alice, 18enne, al microfono - e urlo alla giunta regionale, nel palazzo qui vicino, tutto questo non lo accetto più".

Ma alla politica, le fa eco Francesca Ghio, volto noto del movimento ambientalista genovese, "non gliene frega niente di noi. Con l'emergenza covid, hanno attuato le soluzioni immediatamente. L'emergenza climatica va avanti dagli anni Ottanta, ma non ho ancora visto decisioni politiche all'altezza del problema. A loro non interessa perché saranno già morti di vecchiaia quando ci saranno le conseguenze". I giovani, invece, la paura la sentono sulla loro pelle "perché è il nostro futuro. Non ho speranza negli adulti - aggiunge Ghio laconica - l'unica soluzione che abbiamo per cambiare è che ognuno di noi si inserisca in tutti i posti di lavoro e inizi il cambiamento da lì dentro".

A Bologna

Lo sciopero per il clima porta in piazza quasi 700 persone, tutte ben distanziate sulle x disegnate a terra. Quella di oggi è la prima giornata in cui i giovani attivisti per l'ambiente tornano in piazza dopo il lockdown e "se ci siamo dovuti mobilitare in mezzo a una fottuta pandemia globale immaginate come ci sentiamo, è il momento di svegliarsi", dice un ragazzo al microfono. Il momento clou della mattinata è stato alle 11 quando i partecipanti alla manifestazione sono 'morti' in piazza, in un die-in simbolico per mostrare quali sarebbero le conseguenze dei cambiamenti climatici se non verranno prese, da parte dei governi, "serie decisioni per contrastare le conseguenze dell'uomo e del capitalismo sul nostro pianeta" anche perchè "non c'è un pianeta b".

Ma come è possibile cambiare per davvero se "gli autobus per andare a scuola sono bombati, con noi stipati dentro indossando una mascherina? E se questi bus non funzionano allora la gente a scuola ci va in macchina, inquinando. Stiamo ragionando come se l'unica malattia al mondo fosse il Covid che è gravissima e letale, ma se non ci preoccupiamo adesso del cambiamento climatico, poi sarà di questo che moriremo", ammonisce un rappresentante della rete Bessa, formata da maestri di scuole primarie e dell'infanzia, docenti di medie e superiori e educatori di cooperative sociali.