La presidente di Msf: "Basta con le navi quarantena, sono discriminatorie e aumentano il rischio contagio"
Fabio Tonacci , di FABIO TONACCIParla Claudia Lodesani, infettivologa. "La soluzione del Viminale non è sostenibile nel lungo periodo. I richiedenti asilo non vanno lasciati a bordo: possiamo trasferirli nei centri di accoglienza che, in questo momento, non sono congestionati"
"Le navi quarantena vanno abolite quanto prima: sono discriminatorie nei confronti dei migranti, ne mettono a rischio la salute e non sono una soluzione sostenibile nel lungo periodo". Più chiaro di così era difficile dirlo. La dottoressa Claudia Lodesani, infettivologa e, dal 2018, presidente dell'ala italiana di Medici senza frontiere, lancia l'allarme dopo la morte di Abou (il quindicenne ivoriano deceduto in un ospedale di Palermo dopo due settimane di quarantena sulla Allegra) e dopo la notizia, rivelata da Repubblica, che alcuni richiedenti asilo già nei centri di accoglienza sono stati riportati sulle navi perché risultati postivi al Covid-test.
Perché le navi quarantena sono discriminatorie?
"Perché il sistema che le prevede si applica solo ai migranti, e non a tutti i passeggeri che sbarcano da navi o aerei. Ma non è l'aspetto discriminatorio il più grave".
Quale allora?
"C'&egr…
Perché le navi quarantena sono discriminatorie?
"Perché il sistema che le prevede si applica solo ai migranti, e non a tutti i passeggeri che sbarcano da navi o aerei. Ma non è l'aspetto discriminatorio il più grave".
Quale allora?
"C'&egr…
"Le navi quarantena vanno abolite quanto prima: sono discriminatorie nei confronti dei migranti, ne mettono a rischio la salute e non sono una soluzione sostenibile nel lungo periodo". Più chiaro di così era difficile dirlo. La dottoressa Claudia Lodesani, infettivologa e, dal 2018, presidente dell'ala italiana di Medici senza frontiere, lancia l'allarme dopo la morte di Abou (il quindicenne ivoriano deceduto in un ospedale di Palermo dopo due settimane di quarantena sulla Allegra) e dopo la notizia, rivelata da Repubblica, che alcuni richiedenti asilo già nei centri di accoglienza sono stati riportati sulle navi perché risultati postivi al Covid-test.
Perché le navi quarantena sono discriminatorie?
"Perché il sistema che le prevede si applica solo ai migranti, e non a tutti i passeggeri che sbarcano da navi o aerei. Ma non è l'aspetto discriminatorio il più grave".
Quale allora?
"C'è un problema sanitario evidente. Se durante un'epidemia confini la gente in un unico luogo, tipo un traghetto, questo diventa un focolaio. Lo abbiamo visto accadere a bordo della Diamond Princess e lo sostiene anche il virologo Massimo Galli. Il contagio cresce in maniera esponenziale. Si pone anche una questione ulteriore, legata al riconoscimento tempestivo delle vulnerabilità".
Come nel caso di Abou?
"Esattamente. Prima della pandemia, a seguito dello sbarco veniva fatto un triage a terra, i migranti erano portati negli hotspot e sottoposti a visite alla presenza di dottori e psicologi, che quasi sempre erano in grado di capire se c'erano donne incinte, malati o soggetti scioccati dalle torture subite. Con le navi quarantena tutto questo è saltato. Si prolunga la sofferenza psicologica subita dai migranti, soprattutto quelli provenienti dai disumani centri di detenzione libici e hanno affrontato la traversata del Mediterraneo".
Però il Viminale ha optato per le navi quarantena per tutelare la salute pubblica. C'è un'alternativa realistica?
"Sì, inserirli con le dovute accortezze nel sistema di accoglienza, che in questo momento non è congestionato. Nel dicembre 2017 si contavano 190 mila presenze nei vari Cas, Sprar, Cara, all'inizio di quest'anno le presenze erano invece 90 mila. La possibilità di far fare la quarantena in case o strutture isolate, dunque, c'è. Basta volerlo".
C'è però il rischio che i richiedenti asilo, soprattutto quelli che sanno di avere scarse possibilità di ottenere la protezione internazionale, scappino.
"Se vengono distribuiti in piccoli gruppi, possono essere tenuti nei centri controllati dagli operatori umanitari".
Cosa pensa della revisione dei decreti sicurezza decisa dal governo Conte?
"Qualche passo in avanti è stato fatto, ma potevano essere più coraggiosi. Per quanto riguarda il soccorso in mare non c'è nessun vero cambiamento. Non cambia nulla e per questo non siamo soddisfatti. Hanno ridotto le multe alle ong, ma è proprio l'impianto del soccorso in mare che deve essere ripensato"
La nave Sea Watch 4, con cui cooperate, è stata fermata dalle autorità italiane per motivi amministrativi legati alla sicurezza in mare e a bordo. E' un provvedimento motivato o pretestuoso?
"Abbiamo cominciato a salvare vite in mare nel 2015 usando navi molto meno attrezzate rispetto a quelle di adesso, eppure la guardia costiera non ci ha mai fermato. Adesso abbiamo navi tecnicamente migliori e ci fermano, a mio parere in modo strumentale".
Perché?
"Perché siamo testimoni scomodi. Vediamo come lavora la guardia costiera libica, siamo consapevoli che dall'inizio dell'anno ad oggi sono affogate nel Mediterraneo Centrale almeno 750 persone, documentiamo i fatti. La verità è che il soccorso in mare è stato smantellato e non c'è alcuna volontà di ripristinarlo".
Perché le navi quarantena sono discriminatorie?
"Perché il sistema che le prevede si applica solo ai migranti, e non a tutti i passeggeri che sbarcano da navi o aerei. Ma non è l'aspetto discriminatorio il più grave".
Quale allora?
"C'è un problema sanitario evidente. Se durante un'epidemia confini la gente in un unico luogo, tipo un traghetto, questo diventa un focolaio. Lo abbiamo visto accadere a bordo della Diamond Princess e lo sostiene anche il virologo Massimo Galli. Il contagio cresce in maniera esponenziale. Si pone anche una questione ulteriore, legata al riconoscimento tempestivo delle vulnerabilità".
Come nel caso di Abou?
"Esattamente. Prima della pandemia, a seguito dello sbarco veniva fatto un triage a terra, i migranti erano portati negli hotspot e sottoposti a visite alla presenza di dottori e psicologi, che quasi sempre erano in grado di capire se c'erano donne incinte, malati o soggetti scioccati dalle torture subite. Con le navi quarantena tutto questo è saltato. Si prolunga la sofferenza psicologica subita dai migranti, soprattutto quelli provenienti dai disumani centri di detenzione libici e hanno affrontato la traversata del Mediterraneo".
Però il Viminale ha optato per le navi quarantena per tutelare la salute pubblica. C'è un'alternativa realistica?
"Sì, inserirli con le dovute accortezze nel sistema di accoglienza, che in questo momento non è congestionato. Nel dicembre 2017 si contavano 190 mila presenze nei vari Cas, Sprar, Cara, all'inizio di quest'anno le presenze erano invece 90 mila. La possibilità di far fare la quarantena in case o strutture isolate, dunque, c'è. Basta volerlo".
C'è però il rischio che i richiedenti asilo, soprattutto quelli che sanno di avere scarse possibilità di ottenere la protezione internazionale, scappino.
"Se vengono distribuiti in piccoli gruppi, possono essere tenuti nei centri controllati dagli operatori umanitari".
Cosa pensa della revisione dei decreti sicurezza decisa dal governo Conte?
"Qualche passo in avanti è stato fatto, ma potevano essere più coraggiosi. Per quanto riguarda il soccorso in mare non c'è nessun vero cambiamento. Non cambia nulla e per questo non siamo soddisfatti. Hanno ridotto le multe alle ong, ma è proprio l'impianto del soccorso in mare che deve essere ripensato"
La nave Sea Watch 4, con cui cooperate, è stata fermata dalle autorità italiane per motivi amministrativi legati alla sicurezza in mare e a bordo. E' un provvedimento motivato o pretestuoso?
"Abbiamo cominciato a salvare vite in mare nel 2015 usando navi molto meno attrezzate rispetto a quelle di adesso, eppure la guardia costiera non ci ha mai fermato. Adesso abbiamo navi tecnicamente migliori e ci fermano, a mio parere in modo strumentale".
Perché?
"Perché siamo testimoni scomodi. Vediamo come lavora la guardia costiera libica, siamo consapevoli che dall'inizio dell'anno ad oggi sono affogate nel Mediterraneo Centrale almeno 750 persone, documentiamo i fatti. La verità è che il soccorso in mare è stato smantellato e non c'è alcuna volontà di ripristinarlo".