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Maurizio Acerbo festeggia il suo primo tampone negativo 

Maurizio Acerbo: "I miei 24 giorni con il Covid. Ecco come ne sono uscito"

Il segretario di Rifondazione comunista, ora negativo, racconta il periodo di ricovero in ospedale: "Ho fatto propaganda in corsia. I miei vicini, poveracci, non hanno mai sentito tanti comizi come in quei giorni"
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Maurizio Acerbo, 54 anni, segretario nazionale di Rifondazione comunista, si è fatto 24 giorni di covid, di questi ben 18 in ospedale a Pescara, la sua città. Se l'è vista brutta: per quasi 10 giorni è rimasto attaccato all'ossigeno. Ieri per la prima volta un tampone l'ha trovato negativo. "Però domani (oggi, ndr) ho il secondo tampone che spero dia la conferma che è passata, anche se mi sento ancora spossato".

Com'è nato tutto?
"In modo 'fortunato'. Ho avuto subito una crisi forte, svegliandomi all'alba con la febbre a 39, in mattinata ho preso la tachipirina ma a mezzogiorno era ancora a 38,8. Stavo malissimo, con un tremore indescrivibile, tosse e problemi respiratori. Tutto insieme. A quel punto mia moglie ha spruzzato del profumo sullo scottex, ma tanto, me lo ha messo al naso: non sentivo nulla. Zero odore. Allora ha chiamato il 118. Sono arrivati, in ospedale hanno fatto tutti gli esam…
Maurizio Acerbo, 54 anni, segretario nazionale di Rifondazione comunista, si è fatto 24 giorni di covid, di questi ben 18 in ospedale a Pescara, la sua città. Se l'è vista brutta: per quasi 10 giorni è rimasto attaccato all'ossigeno. Ieri per la prima volta un tampone l'ha trovato negativo. "Però domani (oggi, ndr) ho il secondo tampone che spero dia la conferma che è passata, anche se mi sento ancora spossato".

Com'è nato tutto?
"In modo 'fortunato'. Ho avuto subito una crisi forte, svegliandomi all'alba con la febbre a 39, in mattinata ho preso la tachipirina ma a mezzogiorno era ancora a 38,8. Stavo malissimo, con un tremore indescrivibile, tosse e problemi respiratori. Tutto insieme. A quel punto mia moglie ha spruzzato del profumo sullo scottex, ma tanto, me lo ha messo al naso: non sentivo nulla. Zero odore. Allora ha chiamato il 118. Sono arrivati, in ospedale hanno fatto tutti gli esami relativi. Tra i quali la coagulazione del sangue, avevo il D-dimero molto alto, insomma poteva venirmi una trombosi. A marzo o ad aprile i medici non avevano ancora capito che era una conseguenza del Covid, lo hanno scoperto facendo le autopsie, in tanti erano morti per questo effetto collaterale".

Com'è stata la permanenza in ospedale?
"Dopo i primi giorni di terapia ho avuto un nuovo picco negativo di febbre. A quel punto hanno provato una terapia sperimentale, il tocilizumab, non è un anti-virale ma agisce sugli anticorpi, e devo dire che ha funzionato. Dopo due giorni hanno ricominciato a scendere sia la febbre che gli indice dell'infezione".

Ospedale ovviamente pubblico.
"Non vado nelle cliniche private, proprio no".

Il personale sanitario com'è stato?
"Umanamente è stata una esperienza molto bella. Il grosso dell'emergenza la stanno affrontando giovani medici specializzandi co.co.co. e altri giovani infermieri e operatori socio sanitari somministrati dalle agenzie interinali. E questo lo trovo davvero vergognoso, come si può far soldi così anche in questa situazione? Ci sarebbe da tirare su un movimento sa? A questi giovani ho spiegato che 20 anni fa le 'tute bianche' (protagoniste del movimento no global, ndr) erano quelle che protestavano contro il precariato...".

Insomma ha fatto il comunista anche in corsia...
"E certo, ho fatto la mia agitazione e propaganda. I miei vicini, poveracci, non hanno sentito tanti comizi come in quei giorni. Comunque, davvero, ho apprezzato profondamente il valore del servizio sanitario nazionale, che è un presidio di umanità e civiltà. Enrico Berlinguer avrebbe detto che la sanità pubblica è un elemento di socialismo: sottoscrivo".

Chi erano gli altri malati?
"Un microcosmo della società. Due poliziotti e un detenuto, un piccolo imprenditore, impiegati, una consulente del lavoro".

Altri comunisti a parte lei?
"No, ma uno vicino a me si ricordava delle nostre lotte a Pescara come Rifondazione per gli Lsu, fecero stabilizzare qualche centinaio di persone, tra cui la moglie, come dipendente pubblico".

Lei ha scritto un post raccontando che qualcuno si era lamentato: 'Ecco il politico, a lui trovano subito il posto...'.
"Sinceramente non posso dire che se uno pensa qualcosa del genere si sbaglia, in Italia spesso funziona così. Nel mio caso non è andata in questo modo, quando sono stato ricoverato c'erano molti posti letto vuoti nel reparto covid. Mentre il reparto adesso si è già riempito. Nella mia stessa situazione di un mese fa, ma oggi, avrei problemi a farmi ricoverare. Dopodiché ci tengo a dire che c'è una bella differenza tra la suite dell'ospedale San Raffaele e un posto letto nell'ospedale pubblico di Pescara, e sia ben chiaro che mi fido più di dove sono stato, visto che non c'è Alberto Zangrillo".

Ha avuto paura?
"Mi sono sentito molto male ma la mia paura più grande era quella di aver infettato persone di una certa età: mia madre, mia suocera, o i miei compagni. La sera prima del ricovero ero stato ad una iniziativa ad Avezzano dove c'era una nostra militante e per me una maestra, Mirca Liberale, una persona anziana che organizzò le lotte dei cafoni del Fucino contro i Torlonia nel Dopoguerra. Per fortuna nessuno è risultato positivo".

Che effetto le ha fatto vedere la piazza "no mask"?
"Premetto che da malato assistere alle trasmissioni televisive dove si parla di coronavirus mi ha fatto davvero arrabbiare per la superficialità e la spettacolarizzazione generalizzata. Di quelle persone in piazza provo quasi una compassione buddista. E poi dico anche questo: Trump fa il superuomo che è guarito, ma ha avuto accesso a farmaci e cure preclusi a chiunque, a causa dell'enorme costo che hanno. Insomma vedo una enormità di messaggi sbagliati, riduttivi e i 'no mask' dei piani alti mi preoccupano di più degli sfigati in piazza a Roma. Continuare a soffiare sul fuoco della minimizzazione, con questo spirito anarcoliberista, rischia di portare oltretutto ancora più danni all'economia".

La mascherina non è una privazione della libertà individuale, possiamo dirlo?
"La mascherina ci tutela. Però, scusi se ci torno, prima guardavo la tv e c'era Diego Fusaro: ha potuto serenamente dire che la mascherina è la nuova camicia nera. Al di là dell'assurdità mi domando come sia possibile che lui e altri come lui possano avere accesso a questi mezzi di comunicazione, parlando a milioni di persone. E comunque continuano a ricevere inviti, mentre i comunisti sono tagliati fuori".

In tv lei cosa direbbe?
"La prima cosa in assoluto, guardando in avanti: i soldi del recovery fund utilizziamoli per la scuola, per i trasporti, la sanità pubblica. Le classi pollaio o gli ospedali senza posti letto non andavano bene neanche quando non c'era il Covid, a maggior ragione oggi. Il pubblico è quel che ci consente di vivere in comunità, dobbiamo tenercelo stretto".