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(ansa)

E i numeri in rosso dell'economia frenano Conte sul lockdown

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Il rischio di tornare nel quarto trimestre ad una crescita zero spingono il premier a evitare blocchi generalizzati. Il commissario Ue Gentiloni: "La ripresa ha rallentato"
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ROMA - C'è una previsione, prima ancora che una cifra esatta, a condizionare l'approccio all'emergenza del "nuovo" Conte, divenuto nemico del lockdown dopo averlo messo al centro della sua strategia nella primavera scorsa. E quella previsione riguarda l'andamento del Pil nel quarto trimestre. I dati di Confindustria, contenuti nell'ultimo rapporto del 10 ottobre, parlano di una "attesa debolezza" per il prodotto interno lordo nell'ultima parte dell'anno, dopo il "rimbalzo" del terzo trimestre dovuto al riavvio delle attività produttive. Significa, in pratica, che proprio dietro l'angolo della "vigorosa ripresa" di cui si è rallegrato il premier nella conferenza stampa di domenica sera, c'è l'ombra di una nuova stagnazione. Frutto proprio dell'incertezza e della preoccupazione per la risalita dei contagi. Il primo ministro sa bene quali siano le incognite del prossimo futuro,…
ROMA - C'è una previsione, prima ancora che una cifra esatta, a condizionare l'approccio all'emergenza del "nuovo" Conte, divenuto nemico del lockdown dopo averlo messo al centro della sua strategia nella primavera scorsa. E quella previsione riguarda l'andamento del Pil nel quarto trimestre. I dati di Confindustria, contenuti nell'ultimo rapporto del 10 ottobre, parlano di una "attesa debolezza" per il prodotto interno lordo nell'ultima parte dell'anno, dopo il "rimbalzo" del terzo trimestre dovuto al riavvio delle attività produttive. Significa, in pratica, che proprio dietro l'angolo della "vigorosa ripresa" di cui si è rallegrato il premier nella conferenza stampa di domenica sera, c'è l'ombra di una nuova stagnazione. Frutto proprio dell'incertezza e della preoccupazione per la risalita dei contagi. Il primo ministro sa bene quali siano le incognite del prossimo futuro, sa che prima di imboccare la via di una risalita prevista per il 2021, i parametri economici potrebbero andar giù nel breve termine. Con conseguenze pesanti per il Paese.

Covid, il premier Conte annuncia le misure del nuovo Dpcm - l'integrale



Sono in tanti, fra Palazzo Chigi e via XX settembre, a tenere in allerta Conte. Anche perché è lo scenario europeo a non essere confortante, come rammenta il commissario Ue all'Economia Paolo Gentiloni: "Il grande ottimismo di inizio estate sta gradualmente cedendo il passo a una situazione più preoccupante. La ripresa, che sembrava andare a ritmo veloce, da fine agosto in poi ha rallentato". È anche per questa ragione, oltre che per il timore di perdere consensi, che Giuseppe Conte adesso non vuole sentir parlare di lockdown generalizzati che, nel nuovo contesto, sarebbero una mazzata per il comparto produttivo e ritarderebbero (o comprometterebbero) l'uscita dalla crisi. È uno spettro da allontanare con forza: "Stiamo lavorando per tutelare la salute e l'economia, dobbiamo assecondare questa ripresa perché si possa confermare anche nell'ultimo trimestre", dice l'"avvocato del popolo". Che ribadisce le sue nuove parole d'ordine: "La strategia oggi dev'essere diversa da quella di marzo e aprile". Una strategia che, spiega il premier, si incentra sull'utilizzo di "precauzioni e misure di contorno per contenere la curva che obiettivamente è preoccupante".


Ma nessuno, negli ambienti di governo, può oggi scommettere sul fatto che i provvedimenti del Dpcm appena firmato siano sufficienti. Anzi, c'è un'ala dell'esecutivo che rimane convinta che le misure adottate siano troppo soft e potrebbero non dare la sterzata necessaria ai numeri in incremento della pandemia. Domenica notte il ministro della Salute Roberto Speranza ha spinto a lungo per un giro di vite più deciso sull'attività delle palestre e sullo sport dilettantistico, scontrandosi con il collega Vincenzo Spadafora. Dario Franceschini, capodelegazione del Pd, rimane su una posizione "rigorista", mentre anche il titolare degli Affari regionali, Francesco Boccia, è fra quelli che non escludono che di qui a breve si possa, o meglio si debba, intervenire con nuovi atti restrittivi. Magari da concordare e definire meglio con gli enti locali, dopo il pasticcio della norma sul "coprifuoco" serale nelle vie della movida, corretta causa rivolta dei sindaci.

Conte, almeno per ora, non intende cedere a quanti invocano soluzioni più drastiche: punta a un armonia da consolidare non solo riaprendo al Pd sul Mes e sulla verifica di maggioranza, ma anche in nome di una economia da salvaguardare dallo stallo. Muovendosi però già con più circospezione rispetto a qualche settimana fa. Ammettendo che le ultime misure potrebbero non sortire gli effetti per cui sono state varate ("ma io non lo spero") e che, in questo caso, si potrebbe arrivare a "lockdown circoscritti". Perché la chiusura totale, nel Conte d'autunno con lo sguardo alla flessione dell'economia, è "veramente da evitare".