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(ansa)

Scontro sulle palestre Speranza chiede regole più stringenti

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Il settore ha riaperto senza l’ok del Comitato scientifico, che anzi aveva espresso già a maggio dubbi sulla sicurezza. Attesa una raffica di controlli
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Roma.  Protocollo più stringente e intanto rispetto delle norme. Altrimenti si chiude. Dopo aver ceduto ieri alle insistenze del collega Vincenzo Spadafora e di parte del governo, ora il ministro della Salute Roberto Speranza sostanzia l’ultimatum con il quale domenica sera il premier Conte ha spostato di una settimana l’orizzonte di “sopravvivenza” di palestre e piscine. Che non l’hanno presa affatto bene, inondando i profili social del ministero dello Sport di video che testimoniano il rigore con il quale i centri sportivi osservano le linee guide imposte loro a metà maggio per la riapertura. Senza sapere, però, che quel protocollo, redatto dai tecnici del ministero dello Sport, non è mai stato validato dal Comitato tecnico scientifico che anzi - come si legge nel verbale della seduta del 18 maggio - lo aveva rispedito indietro con delle osservazioni, distanziamento troppo ridotto in spazi chiusi con impianti di aerazion…
Roma.  Protocollo più stringente e intanto rispetto delle norme. Altrimenti si chiude. Dopo aver ceduto ieri alle insistenze del collega Vincenzo Spadafora e di parte del governo, ora il ministro della Salute Roberto Speranza sostanzia l’ultimatum con il quale domenica sera il premier Conte ha spostato di una settimana l’orizzonte di “sopravvivenza” di palestre e piscine. Che non l’hanno presa affatto bene, inondando i profili social del ministero dello Sport di video che testimoniano il rigore con il quale i centri sportivi osservano le linee guide imposte loro a metà maggio per la riapertura. Senza sapere, però, che quel protocollo, redatto dai tecnici del ministero dello Sport, non è mai stato validato dal Comitato tecnico scientifico che anzi - come si legge nel verbale della seduta del 18 maggio - lo aveva rispedito indietro con delle osservazioni, distanziamento troppo ridotto in spazi chiusi con impianti di aerazione quasi sempre inadeguati, alle quali non è mai stato dato alcun seguito. Il giorno dopo, il 19 maggio, il ministero dello Sport pubblica le linee guida ed è a quelle che si stanno attenendo palestre e piscine che adesso, con il count down già iniziato, si chiedono a quali altre regole dovrebbero adeguarsi per evitare la chiusura minacciata .

«Insieme ai rappresentanti del settore studieremo ulteriori misure di sicurezza per una maggiore tranquillità di tutti e per scongiurare possibili chiusure», annuncia sui social il ministro Spadafora, uscito vittorioso dal braccio di ferro all’interno del governo grazie anche ad una analoga divergenza di vedute all’interno del Cts dove non tutti se la sono sentita disposare la posizione di Speranza, che avrebbe voluto chiudere da subito palestre e piscine in assenza di un protocollo scientificamente validato e anche per dare un segnale della gravità della situazione.

Che succederà dunque da qui ai prossimi giorni? Niente più che un maquillage delle linee guide già esistenti che - ricordiamolo - prevedono il distanziamento di un metro negli spazi comuni ( dagli spogliatoi agli altri ambienti) e di due metri mentre si fa attività, l’uso di gel gienizzante prima di entrare in sala, accessi contingentati con postazioni predefinite e prenotazione dei corsi o delle sale attraverso le app, sanificazione degli attrezzi prima e dopo l’uso, percorsi di entrata e uscita differenziati, divieto di lasciare abiti o borse negli spazi comuni fuori da sacchetti igienici, misurazione della temperatura o autocertificazioni all’ingresso. Già ieri il ministro Spadafora ha cominciato la sua serie di incontri per arrivare ad una possibile revisione delle linee guida ma non è allo stdio alcun nuovo protocollo. Nè, al momento, il tema è all’ordine del giorno del Comitato tecnico scientifico.

Dal ministero potrebbe partire anche una raffica di controlli, finora sostanzialmente mai effettuati. I primi a chiederli sono proprio i titolari di centri fitness e piscine che, a un orizzonte non troppo lontano, vedono comunque incombere la chiusura se - come sembra assai probabile - la curva dei contagi non si stabilizzerà nel giro dei pochi giorni concessi loro. «Dobbiamo essere vigili, come sulle palestre, e agire con adeguatezza e proporzionalità, in modo ragionato, non emotivo», è tornato a dire ancora ieri Conte.

Dal canto loro i gestori dei centri sportivi non ci stano a rimanere con la testa sulla ghigliottina. Rivendicano la sicurezza degli impianti, gli investimenti fatti nella sicurezza testimoniati dalle cifre dei pochi contagi conclamati: «Da quando le palestre sono state riaperte abbiamo fatto un monitoraggio su oltre mille impianti, circa 2 milioni di frequentatori, e l’insorgenza dei casi Covid è pari a 1 positivo su mille - dice Giampaolo Duregon, presidente dell’associazione nazionale Fitness e Sport - Si sanzioni chi non rispetta le regole, non si vada a chiudere un intero settore che conta 100.000 centri con un milione di lavoratori e 20 milioni di italiani che li frequentano».
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