Attuato un protocollo per le terapie intensive che riguarda gli over 75 in caso di disponibilità limitate
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Più di seimila casi in un giorno e la consapevolezza di dover scegliere. Quello che succede nelle rianimazioni di tutto il mondo, compresa l'Italia, ora in Svizzera viene sancito nero su bianco con un protocollo che riguarda gli over 75 con patologie e gli over 85. Spesso infatti sono gli stessi rianimatori a chiedere regole certe per non trovarsi a fronteggiare decisioni difficili da prendere troppo rapidamente. Di fronte a un sistema evidentemente al collasso quindi anche nella civilissima Svizzera gli anziani vengono messi da parte.
Il rapporto dei casi è 494,9 ogni 100 mila abitanti. Il doppio che in Italia e in Austria, cinque volte più che in Germania. Il documento elaborato dall’Accademia Svizzera delle Scienze Mediche e dalla Società Svizzera di Medicina Intensiva è in vigore dal 20 marzo, anche se ufficialmente non è stato ancora adottato. Il titolo è preciso: «Triage dei trattamenti di medicina intensiva in caso di scarsità di risorse».
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I malati over 75 vengono divisi in varie fasce. A pagina 5 del documento sono indicate le tipologie di pazienti destinati a non essere ricoverati in Terapia Intensiv se le risorse sono assai limitate (livello B): «Età superiore a 85 anni. Età superiore a 75 anni accompagnata da almeno uno dei seguenti criteri: cirrosi epatica, insufficienza renale cronica stadio III, insufficienza cardiaca di classe NYHA superiore a 1 e sopravvivenza stimata a meno di 24 mesi». A livello A, letti in Terapia Intensiva disponibili ma risorse limitate, i criteri per non essere ammessi alla rianimazione sono più gravi. Tra gli altri: «Arresto cardiocircolatorio ricorrente, malattia oncologica con aspettativa di vita inferiore a 12 mesi, demenza grave, insufficienza cardiaca di classe NYHA IV, malattia degenerativa allo stadio finale».